STORIA - F1 | Williams, ascesa e gloria di una Scuderia vincente

Williams Renault - FW14B - Mondiale 1992, Nigel Mansell Williams Renault - FW14B - Mondiale 1992, Nigel Mansell F1Sport

C'è stato un tempo, in cui era semplicemente l'auto dei sogni. Parliamo di Formula 1 ovviamente, in cui spostando le lancette del tempo con un bel lavoro di fantasia, ritroviamo di colpo tutto ciò che nei primi anni '90, voleva dire vedere in pista una Williams Renault. Certo erano anni di magra per i colori Ferrari e per chi, come me, era arrivato al mondo più tardi per vedere i Mondiali di Niki Lauda o l'ultimo prima dell'era Schumacher, quello targato Jody Scheckter del 1979. Quelli in buona sostanza erano necessariamente anni in cui per vedere una macchina vincente bisognava dirigersi altrove. La McLaren-Honda del 1988 e le successive fino al 1991, ma essere nato nell'85 significava per forza di cose, confrontarsi soprattutto con una monoposto dal colore blu e bianco, con sfumature che cambiavano a seconda dello sponsor e quindi del marchio di tabacco posto sulla livrea. Perchè dal 1992 al 1997 la Williams Renault era semplicemente un sogno, vincente, ad alta velocità.       

                                                                                                        

Un esempio "per certi versi" di come si dirige una scuderia. Un progettista visionario che conosciamo ancora oggi in Red Bull, dopo aver vinto tutto sia con le bibite, che con la McLaren, dal nome di Adrian Newey. Un direttore tecnico di personalità, anche "troppo forte" come Patrick Head e un capo-fondatore padre-padrone, l'anima in sostanza come Frank Williams. Una sola prerogativa, innovare e vincere, senza troppi compromessi, spesso e volentieri con due top come driver, altrettanto spesso entrambi da titolo, ma mai al punto da arrivare allo scontro (la diversità con la McLaren stava su questo punto), perchè da Piquet in poi, trionfava si il pilota, ma alla fine a diventare sempre più grande era la scuderia. 7 titoli piloti (togliendo Piquet e Prost, tutti gli altri al loro primo e unico titolo in assoluto), 9 Mondiali Costruttori, 114 GP, questo dice il palmares. Ecco allora un lungo ritratto, di una delle tre case storiche del grande circus, adesso in difficoltà economica e non solo, sostanzialmente in vendita. Dall'avvento al primo titolo targato Alan Jones all'ultimo alloro datato 1997, quello di Jacquet Villeneuve a Jerez de la Frontera.

Williams 1977-1980 - ascesa e primi titoli

L’attuale scuderia venne fondata nel 1977 dopo che quella vecchia (Frank Williams Racing Cars), venne venduta al petroliere canadese Walter Wolf. Nei suoi primi otto anni di Formula 1, la Williams non era mai riuscito a vincere una gara, e non ci era nemmeno arrivato vicino, perché spesso le sue macchine non finivano le corse. Abbandonato il precedente progetto, Frank Williams insieme a Patrick Head, fondò una nuova scuderia dal nome iniziale di Williams GP Engineering, grazie anche a munifici sponsor provenienti dall’Arabia Saudita. Sotto la supervisione di Head le monoposto divennero cosi affidabili e nel primo Mondiale disputato nel 1977 schierò la Williams-March 761, con Patrick Neve come unico pilota, otto gare a partire dal Gp di Spagna, con miglior risultato un 7° posto in Italia, a Monza. La prima vera auto disegnata da Patrick Head fù la FW06, che nel Gp d'Argentina ottenne un 14° posto con Alan Jones, primo vero pilota di punta della scuderia inglese, con sede a Grove. Nel Mondiale del 1978 la Williams vide un buon 4° posto in Sudafrica, mentre il primo podio in assoluto arrivò a Watkins Glen.

                                                                                                                       

Le prime soddisfazioni arrivarono l'anno successivo, con la FW07, prima vettura a sfruttare l'effetto suolo, soluzione aerodinamica costruttiva introdotta da Colin Chapman della Lotus Campione del Mondo in carica. La Williams per la prima volta si presentò con due monoposto, con Jones affiancato dall'ex Ferrari Clay Regazzoni, che fù anche il primo pilota a portare al successo la scuderia inglese, nel Gp di Gran Bretagna. Al Gran Premio di Germania le Williams ottennero invece la prima doppietta in assoluto, con Jones primo e Regazzoni secondo, lottando per il titolo dopo soli due anni dalla fondazione. Altri tre furono le tappe, chiuse con un successo, in Austria, Olanda e Canada. Il Mondiale piloti lo vinse Jody Scheckter su Ferrari, ma la Williams raggiunse il secondo posto nel Mondiale Costruttori, un record considerati i soli due anni di età della scuderia.

                                                                                                               

La prima doppietta, Mondiale piloti e Mondiale Costruttori avvenne nella stagione successiva, 1980. In gara ci fù ancora la FW07 dell'anno precedente (all'epoca un progetto vincente poteva durare diversi anni). Alan Jones vincendo 5 gare in calendario (Argentina, Francia, Gran Bretagna, Canada e USA-Est), più quattro piazzamenti a podio (2 secondi posti in Belgio e Italia e 2 terzi posti, in Brasile e Germania), si laureò per la prima volta Campione del Mondo piloti. Mentre grazie ai piazzamenti di Carlos Reutemann, compresa una vittoria a Montecarlo, arrivò anche il primo titolo Costruttori, raggiunto con ben 60 punti di vantaggio sull'allora Ligier. Il rivale nel 1980 fù Nelson Piquet su Brabham, il quale vinse il titolo piloti nella stagione successiva, 1981, in cui la Williams consolidò il proprio primato nel Mondiale Costruttori, vinto con ben 30 punti di vantaggio sulla Brabham. L'edizione del 1981 è ricordata soprattutto per il duello in seno alla Williams, tra Alan Jones e Carlos Reutemann, il quale favorì la Brabham di Nelson Piquet, il quale divenne Campione del Mondo, pur vincendo soli 3 Gp, ma ottenendo ben 4 piazzamenti a podio. Con polemiche finali tra i due piloti Williams, con Reutemann che accusò il team di aver favorito Alan Jones nell'ultimo Gp in calendario a Las Vegas. Il pilota argentino chiuse infatti a -1 da Piquet.

Williams 1982 - il Mondiale di Keke Rosberg

Dal progetto della FW07 la Williams passò alla FW08, evoluzione della monoposto precedente, pensata anche con quattro ruote sul posteriore (idea accantonata quasi immediatamente). L'esordio della nuova vettura arrivò nel GP di San Marino, dove in quel di Imola, allora quarto appuntamento stagionale, dopo Sudafrica, Brasile e USA-West, ossia Long-Beach. In casa Williams vi furono diverse vicissitudini tra i due piloti dell'anno precedente, ossia Jones e Reutemann, con il ritiro definitivo del primo e l'arrivo di Keke Rosberg (padre di Nico, anch'egli ex Williams, prima di passare e vincere il suo titolo Mondiale con la Mercedes, unico negli ultimi anni a togliere il Mondiale piloti a Lewis Hamilton). Williams che chiuse di fatto il 1982 con Daly come secondo pilota.

Il Mondiale vale la pena ricordarlo, fù caratterizzato dall'incidente che nelle qualifiche del Gp del Belgio, allora corso a Zolder, tolse la vita a Gilles Villeneuve, ma questa è tutt'altra storia.La Ferrari vinse comunque il Mondiale Costruttori, anche grazie a Patrick Tambay e Mario Andretti, con quest'ultimo che corse gli ultimi due Gp con il Cavallino Rampante, ottenendo un terzo posto in Italia. Ferrari che vide anche nel corso della stagione esattamente in Germania, ad Hockenheim, l'incidente occorso a Didier Pironi, il quale chiuse in quel frangente la sua carriera. Mentre in McLaren tornò dal ritiro Niki Lauda, che la stagione successiva vincerà il suo terzo e ultimo titolo piloti. Tornando alla Williams, Rosberg il finlandese vinse con 5 punti di vantaggio su Pironi e John Watson, quest'ultimo su McLaren e 10 su di un lanciato Alan Prost. Tutt'ora è il record di punti più basso ottenuto da un pilota per vincere un titolo Mondiale di Formula 1 (44 con un solo Gp vinto, quello in Svizzera e 6 podi). Vale infine la pena di ricordare che i punti erano attribuiti con il seguente metodo: 9 al primo classificato, 6 al secondo, 4 al terzo, 3 al quarto, 2 al quinto e 1 al sesto. Per l'assegnazione del Campionato erano validi gli 11 migliori risultati.

                                                                                                   

Williams 1987 - il Mondiale di Nelson Piquet

Cinque, sono gli anni trascorsi dall'ultimo Mondiale vinto dalla casa inglese. Dai motori Ford-Cosworth, la Williams passò grazie ad un accordo raggiunto nel 1983 ai motori Honda V6 turbo, specialmente dopo l'abolizione nel regolamento delle vetture ad effetto suolo). E' invece del 1985 l'arrivo di Nigel Mansell e il ritorno di una vera competitività, che nel Mondiale di quell'anno, portò Rosberg a vincere in Australia e il pilota britannico ad aggiudicarsi gli appuntamenti in Europa e Sudafrica.

Il 1986 è uno degli anni più significativi nella storia del team britannico: a marzo il patron Frank Williams resta paralizzato in un incidente stradale a Nizza e si ritrova costretto su una sedia a rotelle, tenendolo lontano dai circuiti per tutto l'anno, con evidenti ripercussioni sulla gestione della squadra. Il tutto caratterizzato da una situazione familiare al quanto particolare, descritta magnificamente dalla moglie Virginia Berry in un libro, "Una vita diversa", pubblicato nel 1991. Dal libro e dalla storia della Scuderia di famiglia è stato tratto un documentario, "Williams", uscito nel 2017 e disponibile su Netflix.

Fù l'anno in cui si rivelò il talento di Nigel Mansell e dove il pilota britannico perse il Mondiale per un problema alle gomme in Australia, favorendo di fatto Alan Prost su McLaren, il quale beffò i due piloti Williams pur avendo una macchina inferiore. La sconfitta ha dell'incredibile, se si considera che le FW11 vinsero largamente il Mondiale Costruttori con ben 9 vittorie nei Gran Premi. Piquet si aggiudicò le tappe in Brasile, Germania, Ungheria e Italia, mentre Mansell vinse in Belgio, Canada, Francia, Gran Bretagna e Portogallo. Da notare come il calendario di Formula 1 arriva ad avere la successione di gare che abbiamo anche oggi, con una parte centrale totalmente europea.

                                                                                                  

Quella del 1986 fù anche l'ultima volta, in cui la Williams (anche a causa della mancanza di Frank), non intervenne direttamente nella disputa tra piloti interni, dal 1987 in poi anche con due top driver, la scelta sarà sempre ben precisa. Williams che difatti dominò tutta la stagione. Piquet che vinse il suo terzo e ultimo titolo Mondiale piloti, si aggiudicò tre tappe (Germania, Ungheria e Italia), giungendo secondo in ben 6 Gp e un terzo posto in Portogallo, Mansell si piazzò alle sue spalle, vincendo ben 6 Gp (San Marino, Francia, Gran Bretagna, Austria, Spagna e Messico), ma con 4 ritiri e l'incidente occorso al britannico in quel di Suzuka in Giappone il quale gli impedì di correre le ultime due corse, permettendo a Piquet di aggiudicarsi il Mondiale.

Piccola nota a margine, a sostituire Mansell arrivò in Williams un certo Riccardo Patrese. Con l'italiano che da li in poi si legò alla Williams fino al 1992, quando arrivò secondo nel Mondiale piloti. In tutto Patrese con la Scuderia britannica ha vinto 4 Gran Premi (San Marino 1990 quella che il pilota considera la più bella della carriera, Messico e Portogallo 1991 ed infine Suzuka 1992), con ben 24 podi.

                                                                                                   

Williams 1992-1993 - dominio incontrastato

Nell'introdurre le FW14B e FW15C, bisogna partire ovviamente dal 1989, anno dell'accordo durato ben 8 anni e tanti successi, con la Renault come fornitore motoristico. La combinazione tra la potenza del motore francese e le innovazioni telaistiche apportate dall'ingegnere britannico Adrian Newey, con Patrick Head come Direttore Tecnico, portano la Williams, dopo l'esperienza con i motori Judd e il dominio Prost-Senna con la McLaren-Honda, in pochi anni a dominare letteralmente il circus. Per molti all'epoca, le Williams FW14B e FW15C con cui Mansell nel 1992 e Prost nel 1993 vinsero i rispettivi Mondiali piloti furono le più avanzate auto che avessero mai corso in Formula 1. Per tutte le caratteristiche tecniche rimando al pezzo scritto dal Guerin Sportivo il 18 Aprile del 2019, dal titolo "L'auto venuta da un altro pianeta". Per capirne l'importanza, mi limito a sottolineare i risultati raggiunti in quel Mondiale e nella sua evoluzione nel Mondiale successivo.

                                                                                                            

Anno 1992, Nigel Mansell e Riccardo Patrese come piloti, 9 le vittorie di britannico, che vince il suo primo e unico Mondiale di Formula 1 da padrone incontrastato. Mancando il successo in sole sei occasioni, Monaco, Canada, Ungheria, Italia, Giappone (dove vinse Patrese), Australia e Belgio (dove vinse il suo primo Gran Premio in Formula 1, un giovane promettente di Kerpen, al volante di una Benetton, il quale sarà l'unico fino al 1997 a lottare e per due anni battere le Williams), ben 6 doppiette, una vittoria per Patrese, 21 podi, 15 Pole Position e 11 giri veloci. 164 i punti conquistati nel Mondiale Costruttori, vinto con 65 punti di vantaggio sulla McLaren.

 

Anno 1993, Mansell vola in IndyCar dove vincerà il Mondiale, diventando uno dei pochi ad aver trionfato sia in Formula 1 che negli USA, in Williams arriva Alan Prost, dopo l'anno sabbatico per vincere il quarto e ultimo titolo Mondiale della sua carriera (che terminerà proprio dopo questa stagione). Alla guida della seconda vettura, dopo l'addio di Patrese, che si accasa in Benetton diventando compagno di Schumacher, arriva un giovane Damon Hill, figlio di Graham Hill, fino ad allora collaudatore per la scuderia. Prost vince 7 Gp (Sudafrica, San Marino, Spagna, Canada, Francia, Gran Bretagna e Germania) con a corollario due terzi posti e tre secondi posti. Damon Hill trionfa in Ungheria, Belgio e Italia, aggiudicandosi i primi tre Gp della sua carriera, con 7 podi a corredo. La Williams si conferma Campione del Mondo Costruttori con ben 168 punti, il doppio della McLaren-Ford arrivata seconda (con Senna e Schumacher, come unici veri avversari).

 

Williams 1994-95 - il duello Hill-Schumacher

Raccontare queste due stagioni, introdotte tra le righe precedenti, porta inevitabilmente a confrontarsi con quanto accadde il 1° Maggio 1994, l'incidente mortale in quel di Imola, Gp di San Marino, occorso ad Ayrton Senna, da poco accasatosi in Williams. Quel Mondiale è per forza di cose inevitabilmente condizionato, con cause, processi arrivati in seguito e quindi sentenze che hanno portato alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento sia della Williams che della Federazione. Con assoluzione nel 2007 a chiusura di un lungo iter giudiziario sia di Frank Williams, che di Adrian Newey mentre Patrick Head verrà riconosciuto colpevole con reato estinto in prescrizione. Ma questa è tutt'altra storia.

Al posto di Senna viene promosso un giovane David Coulthard, mentre Damon Hill corre con curioso numero 0. Schumacher vince le prime 4 gare con la sua Benetton-Ford, per Damon Hill ci vorrà la Spagna per aggiudicarsi il primo Gran Premio e grazie anche alla squalifica comminata a Schumacher (rispettivamente Gran Bretagna e Belgio), l'inglese può rimontare, vincendo tre appuntamenti di fila nella fase clou, Belgio, Italia e Portogallo, oltre al penultimo Gp in quel di Suzuka, con il tedesco secondo. Si arriva al famoso ormai Gran Premio d'Australia ad Adelaide, l'incidente tra i due, le polemiche, Schumacher Campione del Mondo. Williams che si aggiudica comunque il Mondiale Costruttori (terzo consecutivo)

 

Peggio per la Williams, andò nell'anno seguente, il 1995 in cui Schumacher fece il bis nel Mondiale piloti, con la Benetton che la stessa fornitura di motori Renault della Williams, aggiudicandosi 11 Gp (9 con Schumacher, record condiviso con Mansell fino al 2004, poi battuto dallo stesso tedesco con 13 ed eguagliato da Vettel) e 2 con Johnny Herbert, mentre le Williams vinsero 5 Gp (di cui 4 con Damon Hill e uno con Coulthard. Benetton che si aggiudicò entrambi i Mondiali.

Williams 1996-1997 - Hill-Villeneuve e gli ultimi trionfi

Altri due furono i trionfi targati Williams-Renault, che tornò al successo in entrambi i titoli iridati in un 1996, che portò all'approdo di Schumacher alla Ferrari (con Rory Byrne e Ross Brawn, particolare per nulla insignificante). Damon Hill vinse praticamente in solitudine il Mondiale, con avversario il compagno di Scuderia e altro figlio d'arte Jacquet Villeneuve, il quale in due vinsero 12 Gran Premi sui 16 stagionali (tre furono di Schumacher, uno di Olivier Panis in un appuntamento a Montecarlo diventato storico, in quanto Gran Premio con solo tre monoposto arrivate al traguardo). Damon Hill arrivò cosi all'agognato titolo Mondiale piloti, con alla guida della FW18, abbandonando il team a fine stagione (andò alla Arrows e infine alla Jordan, prima di ritirarsi nel 1999).

 

L'anno seguente è quello ormai famoso per il duello Schumacher - Villeneuve, una Ferrari tornata finalmente competitiva per il Mondiale, dovrà attendere ancora qualche anno per veder realizzati i suoi sogni (tre per l'esattezza, ci vorrà il 2000 per iniziare il ciclo rosso) e il finale è da dimenticare, con l'incidente tra i due e il titolo Mondiale che vola verso Villeneuve. L'episodio dell'incidente tra Schumacher e il canadese avrà degli strascichi, tanto che l'11 novembre dello stesso anno la FIA squalificherà il pilota tedesco eliminandolo dalla classifica, conservando punti e vittorie. Villeneuve si aggiudica 7 Gp, con Heinz-Harald Frentzen che ne aggiunge uno, per il titolo costruttori, portando la Williams a diventare la prima Scuderia ad arrivare a 9 Mondiali, superando proprio la Ferrari, che in seguito dal 1999 al 2008 si porterà a 16, record tutt'ora imbattuto).

 

La FW17 fù anche l'ultima vettura disegnata da Adrian Newey, che a Marzo dello stesso annò si accordò con la McLaren, con cui nel 1998 e 1999 aggiunse altri due titoli Mondiali con Hakkinen (uno Costruttori), mentre successivamente con la Red-Bull motorizzata Renault arrivò ad altri 4 Mondiali di fila, in entrambe le categorie. La Renault dal 1998 si disimpegnò momentaneamente dalla Formula 1 (salvo tornare acquistando la Benetton nel 2002 e arrivare con Briatore e Alonso ad altri due titoli Mondiali in prima persona, mentre i 4 targati Red-Bull sono come fornitore di motori).

Poche sono state a dire il vero le soddisfazioni da allora, dai motori Mecachrome del 1998 (derivati Renault) e Supertec del 1999, fino al matrimonio poi man mano naufragato con la BMW, che pure ha portato i migliori risultati negli ultimi 20 anni, con un Ralf Schumacher certamente non all'altezza del fratello e un Juan-Pablo Montoya che nel 2001 portarono la Scuderia di Grove a vincere 4 Gran Premi, mentre la stagione migliore è quella del 2003 (altri 4 Gran Premi, di cui 2 con Ralf Schumacher e 2 con Montoya), con il secondo posto nel Mondiale Costruttori). Nel 2007 arriva invece la Toyota, mentre tra il ritorno momentaneo di Renault e l'ultimo periodo con la Mercedes, dal 2014 ad oggi il declino è stato sin troppo veloce. L'ultima vittoria è datata 2012 con il venezuelano Pastor Maldonado in Spagna.

Le notizie di questi ultimi giorni, come lo stop immediato della partnership con la ROKiT e le voci di vendita, danno un senso di malinconia, per la Scuderia di Sir Frank e per quello che è stata, una parte fondamentale e storica della Formula 1. La terza Scuderia più vincente di tutti i tempi, con monoposto che hanno lasciato più di un segno, per visionarietà e capacità in pista.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

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