E’ il 1994, ed il mondo di appresta a conoscere quello che sarà uno dei ciclisti più amati di sempre, forse l’ultimo di cui davvero potersi innamorare: al Giro d’Italia nasce la favola di Marco Pantani.

Il romagnolo, ventiquattrenne, è un professionista da due anni, e milita nella Carrera Jeans, la squadra diretta da Davide Boifava e che ha come capitano un altro corridore amato dal pubblico, detto, “El Diablo”, Claudio Chiappucci. La prima apparizione nella grande corsa del Giro d’Italia Pantani la fa l’anno prima, nel 1993, ma una fastidiosa tendinite lo costringe al ritiro a poche tappe dalla conclusione. Nulla, però, fa presagire quello che sarà il 1994 di Marco Pantani, l’anno in cui la gente, i ragazzini, tornano ad appassionarsi alle sorti di un ciclista che, fin da subito, entra nel cuore di tutti.

E’ un Pantani pronto quello che si presenta alla kermesse di quell’anno, si parte da Bologna e la maglia rosa passa prima per Leoni, De Las Cuevas e Moreno Argentin, prima di finire al termine della tappa di Campitello Matese, sulle spalle del russo Evgenij Berzin. Si va avanti senza grandi sussulti fino al 4 giugno, il giorno in cui cambia la storia del ciclismo degli anni novanta.

4 Giugno 1994: Giro d'Italia, Lienz-Merano

Si va da Lienz a Merano, per 235 km, si percorrono il Passo di Stalle, il Passo di Furcia, delle Erbe, di Eores e di Monte Giovo, poi altri 42 km tra discesa e falsipiani. Sembra la classica tappa di montagna, c’è Berzin che si tiene stretta la maglia rosa conquistata, c’è Indurain che stavolta gioca nel ruolo di inseguitore, ci sono Pavel Tonkov e Claudio Chiappucci a nutrire ancora qualche speranza con Gianni Bugno attardato.

 

Pantani e la maglia rosa Berzin
Pantani e la maglia rosa Berzin

 

Pascal Richard è in fuga da tempo, ci sono anche Chiapucci e Uchakov, El Diabolo torna nei ranghi, si sta per concludere il Giovo quando appare come un lampo un ragazzo romagnolo, già stempiato, che non segue le tattiche predefinite, che rompe gli schemi, che non ha mezze misure. Inizia a scattare, lo fa una, due, tre volte, e poi in discesa, con una posizione che fa strabuzzare gli occhi anche ai più esperti. Aerodinamico, tutto al’indietro, in una posizione assunta qualche anno prima al campionati del mondo dal russo Konysev.

 

4 Giugno 1994: la prima vittoria di Marco Pantani

Non ci credono in molti alla sua fuga, guadagna oltre un minuto sul gruppo della maglia rosa, che però prova a rientrare. Ma Marco Pantani, quel giorno, decide di entrare di prepotenza nel mondo del ciclismo, a modo suo. Non arretra di un centimetro, continua a spingere e alla fine vince la sua prima tappa al Giro d’Italia in 7h e 43’, con 40’’ di vantaggio su tutti i migliori, che in realtà hanno provato a riprenderlo, senza riuscirci. Arrivano Bugno, Chiappucci, Rebellin, Berzin e Indurain, nell’ordine.

 

La posizione di Marco Pantani in discesa
La posizione di Marco Pantani in discesa

 

5 Giugno 1994: lo Stelvio, il Mortirolo e il Santa Cristina, di Marco Pantani

Sembra il picco di un corridore senza grandi pretese, agli occhi di molti, in realtà è solo l’inizio di una leggenda, che il giorno seguente, il 5 giugno, scrive la storia sul Mortirolo, nel caso a qualcuno servisse una conferma. E’ il 5 giugno, e Pantani vuole far saltare il banco e prendersi quello che un giorno sarà suo, di diritto. Ci sono lo Stelvio e il Mortirolo da passare, non due montagne qualsiasi. Marco accusa un ritardo di 5 minuti e 36’’ dalla maglia rosa di Berzin, complice una cronometro iniziale che ancora lo vede arrancare.

Vona arriva sulla cima Coppi davanti a tutti, a quota 2.758 metri tra la pioggia e il nevischio, in discesa si rimescola tutto, ci si prepara al Mortirolo. I migliori sono li, ci sono Chiappucci, Indurain e Berzin. Quando mancano ancora 50 km all’arrivo, quello che poi sarà il Pirata decide di scattare. Non ci pensa, parte, colpisce, e gli altri faticano a seguirlo. Non si è ancora arrivati neanche a metà della grande salita, ma Pantani ha deciso di tentare il tutto per tutto. Se ne va, spinge, e gli altri arrancano nel tentativo di non fare figuracce. Vuole arrivare cosi, da solo, fino alla fine. Sul Mortirolo passa davanti a tutti, ma la squadra gli consiglia di aspettare Indurain, attardato di una cinquantina di secondi, per procedere insieme nell’ultimo tratto. Berzin, nel frattempo, ha fatto perdere le sue tracce e insegue ancora più indietro. Si passa per Santa Cristina, l’ultima salita prima di Aprica. Indurain e Cacaito Rodriguez rientrano, sono in tre, ora si può fare squadra e cercare di arrivare cosi alla fine.

 

 

Il navarro fa il ritmo, ma ancora non ha capito che il piano del romagnolo è solo uno, arrivare da solo e sferrare l’attacco alla maglia rosa. Pantani scatta ancora, in un modo impressionante. Non lo tiene nessuno, non lo può tenere nessuno. Fa il vuoto, passa in mezzo alla gente che inizia ad emozionarsi e ad innamorarsi di quel ciclista. All’Aprica arriva da solo, come era nei suoi programmi. Gli altri rientrano sugli altri due, alla fine Pantani vince con 2’ e 52’’ sul suo capitano Claudio Chiappucci, 3’ e 27’’ su Belli e Rodriguez, e 3’ e 30’’ su Indurain, letteralmente sfinito. Più indietro c’è Berzin, che soffre e fatica, e chiude con 4’ e 6’’ di ritardo che gli consentono però di tenere la maglia rosa, ancora più indietro Gianni Bugno, a 5’ e 50’’ di ritardo.

 

1994, 5 Giugno: la scalata di Pantani sul Mortirolo

 

5 Giugno 1994: la tappa integrale Merano - Aprica e la seconda vittoria di Pantani

In due giorni Marco Pantani si è preso il Giro e l’Italia, l’amore degli italiani. A Milano il 12 Giugno, Berzin arriva da primo della classe, vincendo la competizione, ma quello che entusiasma tutti è la seconda posizione di Marco Pantani in classifica generale, davanti al mostro sacro Miguel Indurain e a 2’ e 51’’ dal russo.  Quello sarà un anno magico per il futuro Pirata, al Tour arriva un terzo posto generale che conferma la qualità e la razza del campione, che però dovrà ancora lottare e soffrire molto, prima di prendersi, da assoluto protagonista, le due classiche di sempre. Ci saranno incidenti, recuperi e ancora incidenti, prima di quel meraviglioso 1998, ma tra il 4 e il 5 giugno del 1994, Marco Pantani si è dichiarato al mondo aprendo una breccia nel cuore di tutti gli italiani.

Alessandro Grandoni

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