5 Luglio 1992: il giorno in cui Agassi è diventato un Re

Andrè Agassi, trionfatore di Wimbledon 1992 Andrè Agassi, trionfatore di Wimbledon 1992

5 Luglio 1992, una data che segna la differenza tra l’oblio e la storia, è la data in cui Andrè Agassi è diventato ufficialmente un campione, smettendo i panni dell’eterna promessa, e concedendosi, finalmente, la gioia per un successo troppo a lungo sfiorato.

L’uomo che ha dichiarato, nella sua autobiografia, di aver odiato con tutto se stesso il tennis, pur continuando a giocare, sempre, perché incapace di smettere, quel giorno è diventato grande. Ad un passo dalla consacrazione ci era già arrivato, soprattutto nel 1990, quando in un solo anno colleziona due sconfitte nelle finali del Roland Garros e degli Us Open, nel 1991, quando è ancora Parigi a non volergli sorridere, fino a quel luglio, quando l’ancora capellone Andrè, diventa un uomo.

Wimbledon, in quell’anno, è una fucina di campioni, già fatti e ancora da fare. Ci sono Jim Courier e Stefan Edberg, i tedeschi Michael Stich e Boris Becker, che ha fatto dell’erba londinese la sua casa, c’è l’americano Pete Sampras, quello che sarà il suo rivale di sempre, ma anche Petr Korda e Michael Chang. Spiccano anche un Ivan Lendl ormai in declino, ed il ceco Krajicek, c’è un John McEnroe che vuole sparare le ultime cartucce, mentre l’Italia si affida a Camporese e Pistolesi. Ma c’è soprattutto lui, Andrè Agassi e il croato Ivanisevic.

Viene dalla sconfitta al Roland Garros con Courier in semifinale, dopo aver superato Sampras. Li si arrende, senza neanche lottare. Sconfortato, trascorre il tempo fino a fine giugno senza smaniare dalla voglia di allenarsi, sempre ad un passo dalla caduta. Agassi si presenta a Londra come testa di serie n. 12, non certo il miglior biglietto da visita per uno che ha bisogno, come non mai, di una vittoria nello Slam. Al primo turno gli tocca il russo Chesnokov e la partenza è tutt’altro che memorabile. Primo set perso, urla in campo, un’ammonizione rimediata per una parolaccia di troppo, sembra il preambolo dell’ennesima caduta dello statunitense, ma cambia qualcosa. Andrè stupisce tutti, torna in campo e vince tre set in rapida successione (6-1, 7-5, 7-5) e passa il turno. Le sfide successive, contro Masso e Rostagno, si chiudono con l’americano che vince senza soffrire troppo, ma anche senza mai dare la sensazione di poter essere il migliore di tutti. Agli ottavi c’è un tedesco, anche se non sarà quello davvero da battere. Si chiama Saceanu, e Agassi lo liquida in tre set (7-6, 6-1, 7-6) e vola ai Quarti, dove c’è il vero tedesco ad attenderlo: c’è Boris Becker.

E’ un tedesco che ha un particolare feeling con l’erba di Wimbledon, è arrivato a giocarsi sei delle ultime sette finali del torneo, vincendone 3 nel 1985, 1986 e 1989. Nel 1991 ha appena conquistato l’accoppiata Australian Open e Ronald Garros, è tutt’altro che un tennista in declino. La partenza di Agassi non è delle migliori, Becker ha ancora talento e tanta esperienza e vince il primo set 6-4, Andrè riesce a tenere la concentrazione, ed in un match che si gioca in due giorni ribalta la situazione, passano a condurre per due set a uno con un doppio 6-2. Il leone tedesco, però, ha la pelle dura, vince ancora 6-4 e si va al quinto set. Agassi sa che non può più sbagliare, che è l’occasione per dimostrare cosa sa fare. Vince 6-3 e va in semifinale.

 

Wimbledon 1992, Quarti di Finale: Agassi - Becker

 

Sono arrivati a questo punto tre americani e un croato, sono Agassi, McEnroe, Sampras e Ivanisevic. Ad Agassi tocca il 33enne John, già trionfatore a Wimbledon in tre occasioni. Però, lui, è sul finire della carriera, Agassi è in rampa di lancio, e lo supera agevolmente in tre set (6-4, 6-2, 6-3) guadagnandosi la finale.

 

Semifinale Wimbledon 1992: Agassi - McEnroe

 

“Mi aspetto di trovare Pete, ma perde la semifinale con Ivanisevic, un croato grande e grosso che serve come un robot. Mi dispiace per Pete e so che lo raggiungerò presto, non ho speranze contro Ivanisevic, siamo un peso medio contro un peso massimo. L’unica suspense è se sarà un knockout o un knockout tecnico”, scrive Agassi nella sua autobiografia.

Non andrà cosi. Il servizio del croato è devastante, fa ace da destra e da sinistra, Agassi tiene ma cede il primo set 7-6. Il pensiero di perdere la quarta finale di uno Slam lo attraversa, ma stavolta è diverso. Goran nel secondo set concede qualcosa, Agassi ne approfitta e vince 6-4: 1-1 e tutto da rifare. L’americano è in palla ora, vince ancora 6-4, va avanti due a uno e vede il traguardo, ma come spesso accade quando tutto sembra scritto ecco arrivare la doccia fredda.

“Ivanisevic insorge al quarto set e mi distrugge. L’ho fatto infuriare. Non perde che una manciata di punti in tutto il set. Ci risiamo. Già mi vedo i titoli di domani”. Le parole di Andrè sembrano una sentenza.

Ma poi arriva una convinzione nuova: “Quando inizia il quinto set raggiungo il mio posto correndo per far circolare il sangue e mi dico una cosa: Tu lo vuoi. Non vuoi perdere, non questa volta. Il problema degli ultimi tre slam è stato che non li volevi abbastanza, perciò non ce l’hai fatta, ma questa volta lo vuoi, perciò questa volta devi far sapere a Ivanisevic e a tutti gli altri qui dentro che lo vuoi”.

 

Finale Wimbledon 1992: Agassi - Ivanisevic

Un colpo dietro l’altro si arriva al 4-5 in favore di Agassi, con il croato al servizio. Si va 0-30, sembra fatta, ma il campione ha ancora il suo servizio. Giusto il tempo di inquadrare e sparare e si torna 30-30. Stavolta Agassi risponde e passa, 30-40 e manca un solo colpo per la storia, come dice lui, è proprio questo il momento peggiore. Goran sbaglia la prima, il pubblico mormora e lui va con la seconda. Il resto è tutto nel racconto di Agassi nella sua autobiografia:

“Lui lancia la palla, serve sul mio rovescio. Io salto in aria, colpisco con tutta la forza, ma sono cosi teso che la palla arriva sul suo rovescio a una velocità mediocre. Per qualche motivo Goran sbaglia una facile volèe. La sua palla finisce in rete e come se niente fosse, dopo ventidue anni e vendidue milioni di colpi con una racchetta da tennis, sono il campione di Wimbledon 1992. Cado in ginocchio. Poi a faccia in giù. Non riesco a credere di provare una simile emozione. Quando mi rialzo barcollando, Ivanisevic compare al mio fianco. Mi abbraccia e mi dice con calore: Congratulazioni, campione di Wimbledon. Te lo sei meritato, oggi”.

Alessandro Grandoni

 

Andrè Agassi con la coppa di Wimbledon nel 1992
Andrè Agassi con la coppa di Wimbledon nel 1992
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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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