Fabrizio Consalvi

Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

Una forza della natura. Un centrocampista moderno, antesignano di quel prototipo giocatore box-to-box capace sia di sublimi chiusure in difesa, sia soprattutto di giocate implacabili in attacco. Perchè solo provare a raccontare Ruud Gullit significa entrare irrimediabilmente in un mondo fatto di grandi giocate abbinate ad atteggiamenti irriverenti, in una carriera di vittorie in patria e in rossonero.

Perchè alla fine, tutti in qualche modo si sono legati a lui, dal Feyenoord al Psv Eindhoven, dal Milan alla Sampdoria, per finire con il Chelsea, in quella che è stata l'ultima tappa della sua carriera da giocatore e la prima da allenatore, volendo anche la più fortunata in termini di vittorie, essendo tecnico non inglese, ad alzare al cielo l'FA Cup (Coppa d'Inghilterra) consegnata dalla Regina come da prassi. Nativo di Amsterdam, inizia la sua carriera tra il Meer Boys e il DWS, passando successivamente all'Harlem, dove farà il suo esordio tra i professionisti.

Ruud Gullit - i primi trionfi in Olanda

All'Harlem resta per tre stagioni, firmando 32 gol in 91 presenze totali e imponendosi all'attenzione dei migliori club olandesi. Il tutto, dopo aver fallito un provino con l’Ajax, situazione che si legò al dito e che i lancieri pagheranno qualche anno più tardi. Si impose subito come titolare, ma la squadra retrocesse. Nella stagione 1977-78, in Serie B olandese, venne eletto miglior giovane e miglior giocatore. La stagione successiva fu quella della svolta. Giocando da libero arrivò quarto in Eredivisie, portando l’Haarlem nella vecchia Coppa Uefa per la prima e unica volta nella sua storia. Rifiutato l'Ajax su di lui mette le mani il Feyenoord di Johan Cruijff, tornato in patria per vincere un ultimo titolo ma in uno dei due club rivali dell'Ajax. L'Eredivisie arriverà nella stagione 1983/1984, in cui l'allenatore Libregts, schiera Gullit da trequartista, spostando il suo raggio d'azione. Alla fine dell'esperienza al Feyenoord saranno 31 i gol messi a segno su 85 presenze, in cui oltre al campionato, arriverà anche una Coppa d'Olanda. La vera consacrazione in patria arriva infine con il passaggio al Psv Eindhoven, dove in due stagioni firma 46 gol su 64 partite (sono numeri da attaccante non da centrocampista offensivo), vincendo due campionati consecutivi.

 

Ruud Gullit - il Milan e la conquista d'Europa

A notarlo, nel trofeo Gamper del 1986 a Barcellona, fu il neo-presidente del Milan Silvio Berlusconi, letteralmente stregato da quel fenomeno con le trecce capace di correre per due e finalizzare come un attaccante di razza, 191 centimetri per 91 chilogrammi, potenza e velocità, abbinata ad una falcata da centometrista. In totale sono 13,5 i miliardi di lire, che il Milan sborsa al Psv Eindhoven e Ruud Gullit arrivò in Italia. La presentazione arrivò al termine della stagione 1987 e sulla panchina dei rossoneri, c'era Fabio Capello, promosso capo allenatore dopo l'addio di Liedholm. Al termine del 1987 arriverà anche il Pallone d'Oro, vinto in rossonero, ma conquistato in realtà con le sue gesta in patria e con la Nazionale Olandese. Uno dei pochi casi nella storia del calcio europeo, di un calciatore capace di arrivare il trofeo più ambito singolarmente, senza trionfare in Europa, nè con il club, nè con l'Olanda, quello in realtà sta per arrivare. Dedica infine la vittoria del Pallone d'oro al leader sudafricano della lotta anti-apartheid Nelson Mandela. La stagione successiva sulla panchina del Milan giunge Arrigo Sacchi, il quale stravolge praticamente tutto, schierando inizialmente Gullit da ala destra e successivamente spostandolo dietro le punte, dove il "Tulipano Nero" lo ripaga con grandissime prestazioni nell’era d’oro dei rossoneri.

Emblematica è la prima stagione, dove va a segno nella prima partita ufficiale disputata con i rossoneri, un Milan - Bari di Coppa Italia terminato 5-0 con Gullit a segno per il poker parziale. Non segna molto in realtà, ma sono tutti gol decisivi ai fini della rimonta sul Napoli di Maradona. Dal 4-1 nello scontro diretto di San Siro, dove Gullit è l'uomo decisivo, al derby contro l'Inter di Trapattoni, per chiudere con il match vinto al San Paolo, che è valso di fatto il tricolore. Sono 9 i gol in totale su 29 presenze stagionali. La stagione 1987/1988 è anche quella che porta all'Europeo in Germania, con Gullit che trionferà con fascia di capitano sul braccio, per quello che è ad oggi è l'unico trofeo vinto nella storia della Nazionale olandese. Importante in questo senso è la classifica del Pallone d'Oro 1988, con Gullit secondo alle spalle del compagno Marco Van Basten, decisivo agli Europei con il super-gol all'ormai ex Unione Sovietica in Finale. Nazionale che lascerà definitivamente alla vigilia dei Mondiali del 1994.

 

"Penso che Gullit possa essere considerato il simbolo del mio Milan. Aveva una grande potenza dal punto di vista fisico e sapeva anche essere un punto di riferimento per i compagni. Quando partiva in progressione si portava via anche il vento. Era anche un donnaiolo: una volta rispose per le rime a Berlusconi, che aveva chiesto ai giocatori 30 giorni di astinenza prima della Finale di Coppa dei Campioni, dicendogli Dottore io con le palle piene non riesco a correre." (Cit. Arrigo Sacchi)

La stagione successiva 1988/1989 è quella della definitiva consacrazione, anche a livello di club. Se in Serie A il suo rendimento è di 5 gol su 19 partite disputate, è in Coppa dei Campioni che Ruud Gullit fa la sua vera differenza. Va a segno nella gara d'esordio con il Levski Sofia in trasferta, 0-2 per i rossoneri e nel 5-0 al Real Madrid in quel di San Siro, nella semifinale di ritorno, mentre al Camp Nou di Barcellona il Milan di Arrigo Sacchi, asfalta letteralmente la Steaua Bucarest vincendo la Coppa dei Campioni, con il 4-0 firmato da Gullit e Van Basten. Emblematico il gol del vantaggio rossonero, con staffilata del Tulipano Nero sul primo palo.

 

Alla sua prima Coppa dei Campioni, ne aggiungerà subito un'altra l'annata seguente, vinta sul Benfica all'Ernst Happel Stadion di Vienna, nell'unica apparizione stagionale di Gullit in europa, dopo una stagione vissuta interamente o quasi da infortunato, con sole 2 gare in Serie A (le ultime 2 giornate, mezz'ora nella fatal Verona, che consegnerà il tricolore al Napoli di Maradona e 90' con il Bari) e assistendo da spettatore alla vittoria dei rossoneri della Coppa Intercontinentale contro l'Atletico Nacional (1-0 ai supplementari) e della Supercoppa Europea vinta in doppia sfida contro il Barcellona. Sfortuna che di certo non lascia Gullit neanche al Mondiale in Italia, dove la sua Olanda viene eliminata agli Ottavi di Finale dalla Germania poi Campione del Mondo, in un match disputato a San Siro e condizionato dalle espulsioni di Voeller da un lato e Rijkaard dall'altro.

In chiusura la stagione 1990/1991 è l'ultima vissuta con Arrigo Sacchi in panchina e Gullit fa registrare 7 gol e un assist in 26 presenze in campionato, aggiungendo l'assist per il gol del vantaggio di Rijkaard nella Finale di Coppa Intercontinentale vinta contro l'Olimpia (la seconda consecutiva) e il gol nella doppia sfida di Supercoppa Europea vinta contro la Sampdoria di Vialli e Mancini (1-1 e 2-0). Proprio i blucerchiati diventeranno Campioni d'Italia a fine stagione, con Milan eliminato dalla Coppa dei Campioni dall'Olympique Marsiglia e fuori dalle coppe europee per l'anno successivo dopo la questione delle luci del Velodrome.

 

Ruud Gullit - Capello, altri Scudetti, la Sampdoria

Sulla panchina del Milan salirà dalla scrivania un certo Fabio Capello e i rossoneri vivranno la stagione 1991/1992 da assoluti dominatori, chiudendo senza sconfitte il campionato e ovviamente con il tricolore sul petto. Saranno 7 le reti di Ruud Gullit in Serie A, corredati da ben 9 assist (record in Italia). Scudetto che verrà mantenuto l'annata seguente, l'ultima totalmente al Milan, dove siglerà 7 gol su 15 presenze in Serie A con l'aggiunta di 4 assist, mentre saranno 4 i gol in Coppa Italia e 4 le apparizioni in Champions League, con l'Olimpia nel primo turno e con Psv Eindhoven e Porto nella fase a gironi. Al termine di quella stagione, vissuta anche con un rapporto non certo idilliaco con Fabio Capello si trasferisce alla Sampdoria e anche in bluerchiato, con un certo Vujadin Boskov in panchina sforna una stagione superlativa: "Gullit è come cervo che esce di foresta", queste le parole del tecnico serbo al suo arrivo.

Mette a segno 15 gol in 31 gare di Serie A e 2 in 10 gare di Coppa Italia, chiusa con il trionfo dei blucerchiati nella doppia Finale con l'Ancona, per quello che allo stato attuale è l'ultimo trofeo vinto dalla Sampdoria, insieme alla Supercoppa Italiana vinta all'inizio della stagione seguente (1994/1995), dove Gullit va si a segno ma in maglia rossonera (1-1 nei tempi regolamentari e supplementari, finale decisa ai rigori), essendo tornato al Milan. In rotta con il club rossonero, dopo 8 presenze e 3 gol, il 10 Novembre 1994 ritorna gratuitamente alla Sampdoria. In blucerchiato nell'ultimo anno da giocatore in Italia firmerà 9 gol su 21 gare in Serie A.

 

Ruud Gullit - il Chelsea, l'FA Cup, il ritiro

Si trasferisce al Chelsea il 31 Maggio del 1995. In Inghilterra arretra il suo raggio d'azione (praticamente nel corso della sua carriera ha giocato ovunque tranne che in porta) giocando nei blues da difensore centrale, saranno 4 i gol messi a segno nel primo anno in Premier League di cui 1 in FA Cup. L'anno seguente (1996/1997) diventa allenatore-giocatore del Chelsea, con i blues che nel frattempo avevano portato a Londra Roberto Di Matteo dalla Lazio e Gianluca Vialli, fresco Campione d'Europa con la Juventus. Nel doppio ruolo di player-manager dopo aver sostituito Glenn Hoddle. Le gare in campo a disposizione di Gullit sono in realtà sempre meno, arrivando a disputare 11 partite in Premier League, con un solo gol all'attivo rispettivamente al Tottenham, ma guidando il suo Chelsea alla conquista dell'FA Cup, nella Finale di Wembley contro il Middlesbrough di Fabrizio Ravanelli e Bryan Robson in panchina (2-0 con gol di Roberto Di Matteo e Eddie Newton su assist di Gianfranco Zola). L'ultima vera stagione sarà quella successiva 1997/1998 giocando solo 7 gare tra Premier League e la neonata Coppa di Lega.

 

Attaccati gli scarpini al chiodo, diventa capo-allenatore a tutti gli effetti ma i successivi incarichi, non ricalcano le premesse al Chelsea. Nella stagione 1998/1999 è sulla panchina del Newcastle portato fino alla Finale di FA Cup, ma nell'annata seguente rilascia le proprie dimissioni dopo un inizio di Premier League da incubo (con un punto in 5 partite). Entrerà nei ranghi della Federazione olandese prima come tecnico dell'Under 19, poi come vice di Dick Advocaat in due circostanze, la prima per gli Europei del 2004 in Portogallo, la seconda di recente ossia in vista dei Mondiali di Russia 2018, dove l'Olanda mancherà l'accesso cosi come l'Italia. Infine altre tre le esperienze a livello di club, al Feyenoord per una breve parentesi, in USA al LA Galaxy nel 2007/2008 e al Terek Groznyi, tutte terminate anzi-tempo.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

 

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