Fabrizio Consalvi

Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

Una colonia italiana in Inghilterra. Questo si è rivelato nel tempo quando parliamo del Chelsea Football Club. Dall'arrivo di Gianluca Vialli e Roberto Di Matteo in poi, qualunque tecnico italiano con ambizione internazionale o quasi, ha vestito almeno per una stagione la casacca in blues. Da Ranieri ad Ancelotti, passando per Maurizio Sarri ed Antonio Conte, con questi ultimi due addirittura avvicendatisi sulla panchina dello Stamford Bridge. Una matrice tricolore che ha riguardato ovviamente anche il campo, con Gianfranco Zola come esempio migliore di una cultura tricolore in un club si inglese, ma evidentemente diverso dagli altri, per cultura maggiormente internazionale e una caratura europea ricercata a lungo, fin dall'arrivo di Roman Abramovich come plenipotenziario del club. Un punto di approdo che ha visto il suo culmine nella straordinaria e per certi versi irripetibile stagione 2011-2012.

Chelsea Campione d'Europa - la squadra

Due Premier League consecutive, dopo un digiuno lungo 50 anni, una Coppa di Lega, una Community Shield, un FA Cup. Tutto vinto nel primo ciclo di Jose Mourinho, quello dello "Special One" per intenderci e delle battaglie dialettiche con ogni suo avversario, da Wenger a Rafa Benitez. Quest'ultimo allora tecnico del Liverpool, con i reds rivelatisi bestia nera nella Champions League 2004-2005, con eliminazione dei blues in Semifinale, prima della super rimonta sul Milan ad Istanbul culminata con il trionfo ai calci di rigore. Da John Terry a Frank Lampard (attuale allenatore del Chelsea), da Petr Cech ad Ashley Cole. Eccolo il gruppo storico a cui manca all'appello l'eroe di Monaco, quel Didier Drogba che ovviamente rientra come il grande protagonista di questa storia. Champions sfuggita anche l'anno successivo, quel 2006 in cui il Chelsea venne eliminato dal Barcellona con Eto'o decisivo (lo stesso che qualche anno dopo avrebbe contribuito al triplete dell'Inter sempre di Mou). Erano stagioni in cui i blues arrivavano sempre vicini al grande passo finale, mai compiuto con il tecnico portoghese, con di nuovo il Liverpool di Benitez di mezzo nel 2007, stavolta ai calci di rigore dopo il doppio 1-1 arrivato in semifinale (Champions vinta dal Milan nella rivincita di Atene).

 

Chelsea Campione d'Europa - l'illusione del 2008

La grande occasione arrivò infine in quel di Mosca, Finale di Champions 2007-2008 tutta targata Inghilterra, con il Manchester United del primo CR7 come avversario (tra l'altro a segno per il momentaneo vantaggio dei Red Devils, pari di Lampard) e i calci di rigore fatali a Terry e compagni. Chelsea arricchito nel frattempo da Michael Ballack e un Andrij Shevchenko mai integrato con il meccanismo dei blues, allora allenati da Avraham Grant, subentrato nello stesso anno a Mourinho, dopo una stagione alquanto altalenante specialmente in Premier League.

 

E' in quel momento che nel gruppo storico dei blues, arriva però quella consapevolezza che li porterà tre anni dopo sul tetto d'Europa, culminando un lavoro lungo otto stagioni. Dopo Grant arriveranno Scolari prima (in una delle poche concessioni ad un club per il tecnico brasiliano) e l'interregno di Guus Hiddink (che porterà un FA Cup). Infine il biennio targato Carlo Ancelotti, che riporta si il Chelsea a trionfare in Premier League al primo anno (2009-2010 con double in FA Cup), ma con eliminazione in Champions prima per mano dell'Inter, poi dello United nel 2010-2011 (Manchester poi sconfitto dal Barca di Messi a Wembley). Si arriva cosi alla fatidica stagione d'oro, iniziata in realtà non nel migliore dei modi con Villas-Boas in panchina e stravolta da Roberto Di Matteo a Marzo 2012.

Ferme le colonne dei blues, fondamentali nell'ossatura della squadra erano certamente Michael Essien e Branislav Ivanovic, cosi come Ramires, Juan Mata (poi allo United) e Florent Malouda. Da Kalou a Sturridge, da Alex (poi al Milan) a Nicolas Anelka, per chiudere con Fernando Torres, fino ad allora lontano parente del grande attaccante visto sia all'Atletico Madrid che al Liverpool, ma che in quel di Barcellona scriverà un pezzo di storia del Chelsea Fc.

                                                                                                   


Chelsea Campione d'Europa - il cammino

Con un campionato che aveva rivelato più ombre che luci ai blues (chiuso poi al 6° posto), è stato il cammino nella coppa dalle grandi orecchie a dare sostanza all'intera stagione. Tre vittorie casalinghe senza subire gol, contro rispettivamente Bayer Leverkusen, Genk e Valencia, stesi sotto i colpi di Drogba e compagni. Due pareggi esterni fondamentali per la qualificazione agli Ottavi di Finale, con l'1-1 di Valencia e l'1-1 di Genk. Una sola sconfitta, ma ininfluente in quel di Leverkusen e il Chelsea approda alla fase ad eliminazione diretta, dove parte con Villas-Boas, con sonora sconfitta al San Paolo di Napoli, 3-1 con doppio Lavezzi e Cavani e chiude con l'arrivo di Di Matteo e il 4-1 sugli azzurri di Mazzarri allo Stamford Bridge. Drogba e Terry a segno per pareggiare i conti, Inler per il 2-1 momentaneo e il rigore di Lampard per portare il match ai supplementari, dove Ivanovic è l'uomo decisivo con il gol del 4-1.

 

Due linee da quattro, Cech in porta, Bosingwa e Ashley Cole ai lati di David Luiz e John Terry (più Cahill). Centrocampo comandato da Lampard con il supporto di Obi-Mikel, Kalou e Bertrand. Mata dietro Drogba, unico vero riferimento e anima di quella squadra. Cosi il Chelsea affronta i Quarti di Finale, dove il sorteggio a dire il vero è benevolo e porta in dote il Benfica, sconfitto all'andata al Da Luz con gol decisivo di Kalou ed eliminato al ritorno, con Lampard e Meireles a decidere il match, 2-1 con portoghesi a segno con Javi Garcia. Si arriva cosi in semifinale, dove al varco c'è il Barcellona di Guardiola (alla sua ultima versione blaugrana, due anni dopo sarebbe diventato tecnico del Bayern, prima di approdare al Manchester City).

 

Lampard lancia sull'esterno sinistro, trovando Ramires, il brasiliano controlla bene e mette il pallone in mezzo per Drogba che di interno sinistro batte Valdes. E' questa la descrizione esatta dell'azione dell'1-0, con cui il Chelsea si porta avanti, in vista dell'infuocato ritorno al Camp Nou, fino ad allora terra fatta soltanto o quasi di delusioni per i blues. Il 24 Aprile 2012 va in scena il secondo atto, con blaugrana in vantaggio per 2-0 (Busquets e Iniesta i marcatori) e il gol di Ramires al 46' a cambiare completamente le sorti di incontro e qualificazione. Con il Barca in perenne proiezione offensiva per tutta la ripresa, è la retroguardia blues a fare la differenza, fino al contropiede finale, 92° minuto in corso, in cui Fernando Torres stacca il pass per Monaco.

 

 

Chelsea Campione d'Europa - la Finale

"Scommetto che oggi avete visto tutti i video della finale di Champions League del 2012, quindi volevo raccontarvi cosa successe nei mesi precedenti. Villas-Boas era stato licenziato e noi giocatori ci riunimmo nello spogliatoio, riconoscendo di essere in parte responsabili del suo esonero. Presero la parola il capitano, John Terry, Frank Lampard, Petr Cech e gli altri senatori. Avevamo deciso di dare tutto per quella competizione, nonostante la sconfitta per 3-1 contro il Napoli nella gara d’andata. Inseguivamo la Champions da otto anni ed eravamo riusciti solo a raggiungere il secondo posto. Tutti abbiamo concordato di mettere da parte il nostro ego e di aiutarci a vicenda per lo stesso obiettivo. Dopo quell’incontro ho chiesto al giovane Juan Mata, che aveva 23 anni all’epoca: “Per favore, Maestro, aiutami a vincere la Champions League”. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Amico, tu sei pazzo. Sei Didier Drogba, sei tu che devi aiutare me a vincerla!".

"Io gli risposi che ci provavo da otto anni e che ero convinto fosse lui l’uomo giusto per aiutarci a conquistare il trofeo, e che gli avrei anche fatto un regalo se ci fossimo riusciti. Questo accadde alla fine di febbraio. Tre mesi dopo, eravamo a Monaco, in Finale, nel loro stadio, sommersi da un’onda rossa. Il Bayern riuscì a segnare a otto minuti dalla fine; mi avviai verso il centrocampo per battere il calcio d’inizio per gli ultimi otto minuti. Ero molto scoraggiato, ma Mata disse: “Credici Didì, tu devi crederci”. Io ero quasi in lacrime, e dopo aver guardato il tabellone con il minuto e il punteggio gli risposi: Credere in cosa? È quasi finita, piangerò come ho già fatto pochi mesi fa quando ho perso la finale con la Costa d’Avorio. Ultimo minuto, ultimo calcio d’angolo, o meglio il nostro primo calcio d’angolo contro i diciotto battuti da loro. Indovinate chi lo ha battuto? Juan Mata. Il resto è storia. La lezione è: crederci sempre! Buon ottavo compleanno a noi!".

 

Sono le parole scritte da Didier Drogba sul suo profilo twitter il 19 Maggio scorso, anniversario di Bayern Monaco - Chelsea, Finale di Champions League 2012. Il match e gli attimi più importanti li ricordiamo per le gesta del campione ivoriano e per la telecronaca di Massimo Marianella, ormai divenuta un must e celebrata in più occasioni. Un Bayern Monaco troppo sicuro di se stesso, specialmente dopo l'1-0 di Thomas Muller e quando qualsiasi formazione tedesca che si rispetti, inizia ad abbassare la guardia, storicamente arrivano le sconfitte peggiori. Bayern capace di rifarsi l'anno successivo, vincendo sul Dortmund di Jurgen Klopp. Un calcio d'angolo e il colpo di testa dell'1-1. I calci di rigore e l'errore di Schweinsteiger, più il gol decisivo di Drogba. Il resto è ovviamente storia, con il Chelsea che per la prima volta, si laurea Campione d'Europa, diventando la 22° formazione diversa a vincere la competizione, la 5° inglese. La prima a scrivere il proprio nome sull'albo d'oro per la prima volta dai tempi del Borussia Dortmund, anno 1996-97.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

L'esperienza e la qualità alla fine hanno fatto la differenza. E' questo se vogliamo il leit-motiv del Klassiker andato in onda ieri sera in quel di Dortmund, per un big-match che ci ha riportato a parlare finalmente anche di calcio giocato. Il Bayern Monaco di Flick ben messo in campo, con organizzazione e sapienza nella gestione delle varie fasi della partita, ha avuto la meglio dei gialloneri di Favre, che con qualche assenza pesante vedi Reus e una formazione di partenza un pò troppo attendista, hanno pagato caro il prezzo nello scontro diretto. Il super-gol di Kimmich al termine della prima frazione, è stato probabilmente il momento decisivo della Bundesliga che si avvia al rush-finale, con 7 punti di vantaggio il Bayern Monaco a 6 giornate dal termine, si appresta a conquistare il suo 30° alloro tedesco, mandando un messaggio anche chiaro alle concorrenti in Europa, quando i bavaresi avranno un solo obiettivo in testa e specialmente con una Champions possibilmente anche con una diversa composizione.

           

Il Borussia Dortmund è quindi sceso in campo con un 3-4-3 che ultimamente Favre ha adottato per la sua squadra, in forte crescita sia sul piano nazionale che su quello europeo, ma con Reus fuori causa per ritardo di condizione e con Witsel ed Emre Can che partivano dalla panchina, è stata la coppia Dahoud - Delaney a prendere le redini del centrocampo, con Guerreiro e Hakimi ai lati, Thorgan Hazard e Brandt (un altro che farà certamente parlare di se) alle spalle di Haaland, vero mattatore dei gialloneri fin dal suo approdo dal Salisburgo. E' stata invece l'assenza di Sancho a destare più perplessità per una gara del genere, vista l'alta posta in palio e la forza del Bayern Monaco sugli esterni, con le due coppie Pavard - Coman sulla destra e soprattutto Davies - Gnabry sull'altro lato, che in alcuni momenti della gara sono sembrati francamente inarrestabili. Alaba - Boateng presidiavano come sempre la difesa, con Goretzka - Kimmich a centrocampo insieme a Muller e il solito Lewandowski davanti.

Venti, sono stati i minuti che il Bayern Monaco ha concesso ai padroni di casa, dopo di che i bavaresi hanno preso in mano le redini sia del gioco che della partita, per non lasciarli praticamente più fino al termine. Dortmund che è partito forte, con pressione alta degli ospiti e gialloneri ad agire alle spalle della difesa, con Haaland ad agire di sponda per gli inserimenti e a finalizzare. Preso in mano il controllo del match, per il Bayern sia Coman che Gnabry rappresentavano due vere spine nel fianco, specialmente quando potevano alzare Pavard e Davies (le due vere armi in più). Gnabry sfiora il gol al 18', con Piszczek a salvare, mentre Coman chiama in causa Burki poco dopo. Il Borussia rispondeva con Haaland alla mezzora, su cui Boateng è autore di un grande intervento. Non basta ai gialloneri, perchè il Bayern Monaco accelera sul finale di prima frazione, chiudendo di fatto il Borussia nella propria tre-quarti con un pressing asfissiante, padroni di casa che arretravano il proprio baricentro e Kimmich ad infilare Burki con un pallonetto veramente superbo.

Il vantaggio portava ovviamente il Bayern ad un maggior controllo delle operazioni nella ripresa, ma sempre con l'intenzione di colpire non appena si presentava l'occasione, vedi Coman in traversone per Lewandowski o Goretzka poco dopo, su cui Burki è stato costretto alla deviazione. Il vero brivido per i bavaresi arrivava invece al 13' della ripresa, con il braccio di Boateng sulla conclusione di Haaland in diagonale, che è sembrato francamente un pò troppo largo, ma Stieler il direttore di gara ha lasciato proseguire e il Var non è intervenuto. Dortmund con gli ingressi di Flick per Haaland e di Witsel ed Emre Can ha provato il tutto per tutto finale, con anche un Mario Gotze ormai con due piedi sulla porta, pronto ad una nuova avventura. Bayern che invece con Lewandowski ha messo di nuovo in chiaro le cose con il palo nel finale.

C'è ancora distanza tra le due formazioni e questo ovviamente si sapeva. Ma l'esperienza del Bayern è apparso ancora un fattore determinante, per un Dortmund troppo grezzo e che ha avuto fin troppo timore reverenziale sull'avversario. Borussia con una rosa e una costruzione che invece merita rispetto e che nel prossimo biennio potrà rendersi davvero protagonista, sia in Bundesliga che in campo europeo, ma questo per ora, non è il momento. Bayern che invece si appresta a fare la storia in campo nazionale, con la 30° Bundesliga ormai ad un passo e con una Champions League in cui sarà complicato per chiunque provare a far fuori Lewandowski - Muller e compagni.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Fabrizio Consalvi

Leader fin dalla nascita, capace di passare per ben due decenni di grande calcio e di lasciare il segno come pochi altri interpreti di un ruolo, che nel calcio odierno probabilmente non esiste neanche più. Lothar Matthaus abbinava qualità tecnica e intelligenza tattica di primo livello, potenza e classe, con cui ha trascinato prima il suo Bayern Monaco, poi l'Inter di Trapattoni e la Nazionale tedesca, con cui ha disputato ben cinque Mondiali e che lascerà con diversi record alle spalle, di cui uno vinto proprio in Italia. Prima di tornare a casa e completare l'opera con il Bayern, con cui ha mancato solo l'alloro finale, in un match divenuto ormai storico per Sheringham, Solskjaer e compagni in quel di Barcellona. Amato ancora oggi da tanti tifosi interisti, ripercorriamo la lunga carriera del numero 10 nerazzurro di Giovanni Trapattoni.

Lothar Matthaus - dal Borussia Monchengladbach al Bayern Monaco

Matthäus muove i primi passi da calciatore proprio nella squadra giovanile della sua città, l’FC Herzogenaurach. Nel 1979 viene acquistato dal Borussia Monchengladbach, dove Matthäus resterà fino al 1984, totalizzando 162 presenze e 36 gol complessivi. Mediano, regista, libero, praticamente tutti i ruoli del centrocampo dell'epoca, specialmente in una Germania cresciuta ovviamente con il mito del Kaiser, di cui in buona sostanza raccoglierà il testimone nel ruolo nevralgico della linea mediana. 6 le reti il primo anno in Bundesliga, con debutto in Nazionale già nel 1980, negli Europei disputati in Italia e vinti dalla Germania, mentre nel 1982 nel Mondiale spagnolo chiuso con la sconfitta in Finale contro gli azzurri di Bearzot gioca soltanto due gare, nel Girone 2 con Cile e Austria. Nel 1980/1081 aumenta il suo apporto in zona gol, dotato di tempi d'inserimento e conclusione dalla distanza, che sono le sue caratteristiche principali in zona offensiva, sigla 11 reti in stagione, mentre 10 sono le realizzazioni nell'anno post Mondiale, chiudendo l'avventura al Monchengladbach con 15 reti stagionali.

                                                                                             

La definitiva consacrazione avviene col passaggio al Bayern Monaco, club nel quale Matthäus mostrerà all’Europa intera le sue qualità e la sua immensa personalità in campo, affinando con il tempo la sua capacità di giocare su ogni zona del centrocampo, imponendosi per maestosità e brillantezza fisica. Grandi inserimenti offensivi, precisione nei lanci lunghi e ottima capacità balistica, che lo porterà a realizzare diverse reti da calcio da fermo o dalla lunga distanza. Ma la gloria per il panzer si estende anche a livello internazionale: ai Mondiali del 1986 in Messico, Matthäus è costantemente tra i migliori. Gioca come regista, mostrando tutto il suo repertorio fatto di corsa, visione di gioco ed esplosività. Agli annali del calcio passerà soprattutto la Finale dell'Azteca contro l'Argentina di Diego Armando Maradona. Purtroppo non basta alla sua Nazionale per vincere quel Mondiale: con Germania sotto 0-2 e capace di rimontare fino al 2-2, prima dell'invenzione di Maradona per Burruchaga e del 3-2 definitivo dell'albiceleste. Per Matthaus il tempo della rivincita arriverà quattro anni più tardi, intanto il riconoscimento di Maradona è un attestato di stima più che importante: "Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo".

Lothar Matthaus - l'ascesa al Bayern Monaco

Nella sua prima esperienza con il club bavarese, vince per tre anni consecutivi la Bundesliga, cui aggiunge una Coppa di Germania nella stagione 1985/1986. Ben 17 sono i gol nel suo primo anno al Bayern, con il tecnico Udo Lattek che lo schiera anche come centrocampista di destra. L’avvio è in sostanza devastante, con un giocatore capace di interpretare alla perfezione la tipica praticità teutonica, con la mentalità vincente sia del Bayern, che della Nazionale. La dimostrazione arriva nelle successive tre stagioni, in cui realizza 12 reti nel 1985/1986, dove chiude il double, campionato e Coppa di Germania, chiudendo la tripletta in Bundesliga l'anno successivo, dove alza notevolmente il suo apporto offensivo, ben 19 su 41 gare totali, Coppa dei Campioni inclusa, persa in Finale con ko per 2-1 con il Porto, dopo aver steso il Real Madrid del Buitre all'Olympia Stadion (4-1 con doppietta di Mattheus). L'ultima stagione della prima esperienza al Bayern è quella del 1987/1988 dove raggiunge il suo massimo di gol segnati, ben 21 su 35 gare disputate, ma dove deve piegarsi in campionato al Werder Brema di Otto Rehhagel.

Lothar Matthaus - L'Inter dei record

Lascia il Bayern nel 1988 e il centrocampista tedesco approda in una Serie A allora stellare e dove sostanzialmente giocavano davvero i migliori interpreti al mondo, dove si andava contrapponendo la nuova Inter di Trapattoni, al Milan di Sacchi e degli olandesi e al Napoli di Maradona. La passione dell'allora Presidente Ernesto Pellegrini per il calcio teutonico ha fatto il resto con il precedente arrivo di Rummenigge e con il contemporaneo approdo in nerazzurro di Andreas Brehme e successivamente di Jurgen Klinsmann (nell'estate successiva del 1989).

                                                                                                 Matthaus, Brehme, Berti, Bianchi, Ramon Diaz

Arrivato in nerazzurro, i numeri con cui era abituato a giocare Matthäus, vale a dire il sei e l’otto, erano già occupati da Gianfranco Matteoli e Nicola Berti. Ecco, dunque, per Lothar una nuova interpretazione del numero dieci, posizione perfettamente studiata per lui dal Trap. In maglia nerazzurra sarà uno dei maggiori artefici dello Scudetto dei Record, anno 1988/1989, che ancora oggi costituisce il punteggio più alto mai realizzato in un campionato a 18 squadre e con 2 punti a vittoria. Eclettico come non mai, trascina i compagni alla vittoria, riuscendo persino a migliorare la sua abilità offensiva con l’aiuto di Giovanni Trapattoni, che ne modifica la posizione in campo per sfruttarne al massimo le capacità balistiche. Sono 12 le sue realizzazioni stagionali, con 9 gol in Serie A, di cui il primo nel 4-1 interno sul Pisa e l'ultimo nel 4-2 sempre a San Siro sull'Atalanta. Sempre suo il sigillo tricolore alla 30° giornata nel 2-1 decisivo ai fini della matematica certezza contro il Napoli di Maradona.

 

 

Sono invece 13 le reti complessive nella stagione successiva 1989/1990, in cui Matthaus vince la Supercoppa Italiana con i nerazzurri (ma contro la Sampdoria non scese in campo) e approccia al Mondiale, che lo consacrerà definitivamente, dando l’impressione di essere ormai diventato un giocatore totale, micidiale e sempre a suo agio in qualsiasi zona dei due reparti, supportato da una condizione atletica eccellente. Con 4 reti e la fascia di Capitano al braccio, trascina la sua Germania fino in fondo ad Italia '90, di cui due alla Jugoslavia nel match d'esordio e una agli Emirati Arabi Uniti nella seconda gara del Girone D. Germania che agli Ottavi farà fuori l'Olanda per 2-1, nel match famoso per le espulsioni contemporanee di Rijkaard e Voeller. Matthaus è decisivo ai Quarti con la Cecoslovacchia (1-0), mentre la strada verso il terzo titolo Mondiale si chiude con la Semifinale vinta sull'Inghilterra ai rigori e con la Finale dell'Olimpico con l'1-0 di Brehme su penalty contro l'Argentina di Maradona. A fine stagione per Matthaus saranno Pallone d'Oro (primo giocatore dell'Inter a riceverlo), mentre nel 1991 si aggiudica la prima edizione del Fifa World Player.

 

Altre due sono le stagioni vissute in nerazzurro, prima di tornare nella sua baviera e nel suo Bayern Monaco. La prima quella post Mondiale, dove vince la prima Coppa Uefa dei nerazzurri, con ben 6 reti nella competizione, compreso il gol nella Finale d'andata contro la Roma (2-0 con sconfitta per 0-1 al ritorno all'Olimpico). 16 sono invece i gol messi a segno in Serie A, suo miglior score personale nel campionato italiano, con nerazzurri che chiusero al 3° posto, dopo aver battagliato per lo Scudetto con la Sampdoria di Vialli e Mancini (che vinse a San Siro per 2-0 chiudendo di fatto i giochi nello scontro diretto). In tono decisamente minore fù l'ultima stagione "italiana", con soli 5 gol all'attivo e un 1991/1992 vissuto tra la crisi della squadra, passata da Corrado Orrico a Luis Suárez, dopo il ritorno nell'estate del 1991 di Trapattoni alla Juventus. Il 12 aprile 1992, contro il Parma, Matthäus ebbe un grave infortunio: rottura dei legamenti del ginocchio, cosi di comune accordo con la società, venne torna al Bayern Monaco per 3 miliardi di lire.

Lothar Matthaus - l'eternità al Bayern e la delusione Finale

La seconda esperienza del tedesco tornato in patria, nel suo Bayern Monaco è un insieme trionfale, di quanto aveva raccolto nella sua intera carriera calcistica. Esperienza, personalità e capacità di trascinare i compagni, nella nuova e definitiva posizione di libero al centro della difesa, con cui in sostanza porta il calcio tedesco fino ai primi anni 2000, seguito poi dalla rifondazione di cui dal Mondiale del 2014 in poi ne vediamo i frutti. Sono 8 i gol nel 1992/1993, con titolo al Werder Brema. Il suo 4° Scudetto tedesco (5° in totale contando quello all'Inter) arriverà l'anno successivo, iniziato con Erich Ribbeck e concluso con Franz Beckenbauer, in cui Mattheus realizza 10 gol stagionali trionfando in Bundesliga all'ultima giornata, con un punto di vantaggio sul Kaiserslautern.
Nell'estate del 1994 partecipa ovviamente al Mondiale americano con fascia di Capitano al braccio, dove realizza un gol nel Quarto di Finale perso per 2-1 contro la Bulgaria. Nel frattempo al Bayern arriva Giovanni Trapattoni, con cui si ricongiunge dopo l'esperienza all'Inter. Stavolta il rapporto non è propriamente idilliaco come i tempi in nerazzurro, per via della sua stabilità tattica da libero, contro un Trap che vuole riportarlo alla sua vecchia posizione. In tre anni insieme il Bayern comunque vince una Bundesliga (nel 1996/1997, erano gli anni del grande Borussia Dortmund di Ottmar Hitzfeld, poi al Bayern) e due Coppe di Germania.

 

L'arrivo di Ottmar Hitzfeld sulla panchina dei bavaresi nel 1997/1998, porta al 2° posto e alla qualificazione in Champions League (campionato vinto dal Kaiserslautern), per quello che sarà l'unico vero ed effettivo rimpianto di una carriera ricca di successi, che lo porta prima a Francia '98, in quello che sarà il suo quinto e ultimo Mondiale, diventando di fatto il calciatore ad aver partecipato al maggior numero di edizioni (5 come i messicani Carbajal e Rafa Marquez), il calciatore ad aver il maggior numero di convocazioni (oltre ai sopracitati c'è anche Gianluigi Buffon) e soprattutto, il giocatore con il maggior numero di presenze in una fase finale di un Mondiale (25, in una particolare classifica in cui precede Miro Klose e Paolo Maldini).

Tornando alla Finale del Camp Nou con il Manchester United di Alex Ferguson, passata alla storia per la rimonta firmata Sheringham e Solskjaer, il vero rimpianto è la sostituzione ricevuta al 35° del secondo tempo con Thorsten Fink, dieci minuti prima dell'1-1 dei Red Devils, con ovazione del pubblico di Barcellona per una carriera straordinaria e che sembrava presagire l'unico alloro, che manca effettivamente alla sua lunga bacheca. Chiuderà effettivamente la carriera al Metrostars di New York e con l'Europeo in Olanda e Belgio, fermando il conto a 201 reti tra Moenchengladbach, Bayern, Inter e Nazionale su di un totale di 770 gare disputate tra il 1979 e il 2000, aggiungendo 60 assist e una sola espulsione ricevuta in carriera (per doppio giallo in Bundesliga).

 

Inizierà immediatamente la carriera di allenatore, che sarà però meno fortunata della precedente, che lo porta comunque a vincere due campionati, uno in Serbia alla guida del Partizan Belgrado nel 2002/2003 e uno come vice di Trapattoni al Salisburgo in Austria. Rapid Vienna, Athletico Paranaense, Maccabi Netanya, Racing Club di Avellaneda le altre squadre da lui allenate, con due esperienze come C.T., prima in Ungheria, poi l'ultimo incarico in ordine cronologico come Commissario Tecnico della Bulgaria nel 2010/2011. Oggi è uno degli ambasciatori scelti dall'Uefa per il prossimo Europeo, rinviato al 2021, inoltre è uno dei talent di Sky Sport in Germania.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Siamo infine giunti al termine del nostro percorso riguardo i migliori Under 21 del panorama mondiale. Dopo aver analizzato i portieri e l'intero reparto difensivo, tra i quali, i difensori centraliterzini destri e sinistri ed essere passati per i centrali di centrocampo, le mezzali, i trequartisti ed infine gli attaccanti esterni di destra e di sinistra, continuiamo il tutto con le seconde punte, chiudendo il capitolo iniziato la volta scorsa, con le prime punte.

Re incontrastato di questa rassegna è ovviamente Joao Felix, talento portoghese dell'Atletico Madrid di Simeone. Ben due i lusitani presenti, con l'ex Lazio Pedro Neto, ora al Wolverhampton in Premier League. Due gli italiani, da Millico a Brignola. Infine due elementi della Bundesliga, primo torneo tra i maggiori a ripartire il prossimo sabato.

Top Under 21 - Le migliori seconde punte

JOAO FELIX: Uno dei talenti più fulgidi venuti fuori negli ultimi anni. Classe '99 portoghese, di proprietà dell'Atletico Madrid, che per averlo la scorsa estate ha sborsato 120 milioni di Euro, valore della clausola rescissoria messa sul suo cartellino dal Benfica, suo ex club, con cui ha vinto un campionato portoghese. Nella stagione attuale con i colchoneros di Simeone ha messo a segno 6 reti su di un totale di 28 gare disputate, tra Liga, Supercoppa di Spagna, Coppa del Re e Champions League. Seconda punta naturale, che il tecnico argentino sfrutta negli spazi e in fase di ripartenza, Felix può giocare anche da attaccante esterno d'attacco, sia a destra che a sinistra. Sono 10 le presenze nel Portogallo Under 21 con 4 gol realizzati, anche se Joao Felix fa già parte della nazionale maggiore, con cui in 5 presenze ha vinto la scorsa Uefa Nations League.

 

 

PEDRO NETO: Classe 2000 e altro nazionale portoghese, di proprietà del Wolverhampton dove è allenato dal connazionale Nuno Espirito-Santo. Ex Lazio club con cui non ha avuto occasioni per mettersi in mostra, in Inghilterra invece nella stagione attuale ha messo a segno 4 gol su 35 presenze tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega ed Europa League, con l'aggiunta di 4 assist. Infine una presenza nel Portogallo Under 21.

ENRICO BRIGNOLA: Primo dei due italiani presenti in lista. Classe '99 ex settore giovanile della Roma, ora di proprietà del Livorno, che l'ha preso in prestito dal Sassuolo. In amaranto ha giocato 5 gare nella Serie B di questa stagione, mentre vanta 4 gol in Serie A, 3 messi a segno con la maglia del Benevento e uno con il Sassuolo.

ADAM HLOZEK: Seconda punta, nuovo talento della Repubblica Ceca, di proprietà dello Sparta Praga, dove gioca sia nel suo ruolo naturale, che come attaccante esterno. In patria ha messo a segno ben 5 gol su 26 gare disputate, tra campionato, Coppa Nazionale e qualificazioni all'Europa League. Classe 2002 dal prezzo relativamente basso per ora e con 3 gol in 8 presenze nella Repubblica Ceca Under 21.

 

 

MAXIMILIANO LOVERA: Classe '99 argentino, di proprietà dell'Olympiacos Pireo, che l'ha prelevato la scorsa estate dal Club Atletico Rosario Central. La sua stagione 2019/2020 si divide in due, prima parte in Argentina dove su 4 gare ha messo a segno un gol, seconda in Grecia, dove tra campionato, Coppa Nazionale e Champions League ha siglato 2 gol e 3 assist. Infine una presenza nell'Argentina Under 20, con una rete all'attivo.

VINCENZO MILLICO: Eccolo il secondo italiano di cui sopra. Classe 2000 di proprietà del Torino, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili e con il quale ha vinto una Coppa Italia Primavera e una Supercoppa di categoria. Nella stagione attuale non ha avuto molto spazio con 11 presenze all'attivo tra Serie A, Coppa Italia e qualificazioni all'Europa League, dove ha messo a segno l'unico gol stagionale. Diversa invece era stata la scorsa stagione, dove in Primavera ha chiuso con un ruolino di 29 gol su 28 gare.

SHAPI SULEYMANOV: Altro classe '99 ma di nazionalità russa e di proprietà del Krasnodar, club con cui è esploso in questa stagione fino al momento dello stop, causa coronavirus. Sono 31 le presenze tra Premier Liga russa, Coppa Nazionale ed Europa League, con 6 gol all'attivo. Sempre 6 sono infine le presenze nella Russia Under 21 con 3 reti.

REISS NELSON: Classe '99 di nazionalità inglese e di proprietà dell'Arsenal, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili, con un esperienza nella scorsa stagione in Bundesliga, con l'Hoffenheim. In quest'annata 2019/2020 tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega ed Europa League ha collezionato 16 gare con 2 gol all'attivo, entrambi nelle due competizioni nazionali. Vanta infine ben 10 presenze nell'Inghilterra Under 21, con 5 gol all'attivo.

 

 

JAN THIELMANN: Classe 2002 di nazionalità tedesca, nuovo talentino del Colonia (club che negli ultimi anni ha allevato Lukas Podolski). Sono ben 22 le presenze stagionali, tra Bundesliga e l'equivalente della nostra Primavera, con 6 gol all'attivo. Al Colonia viene impiegato sia da seconda punta, che da attaccante esterno.

RABBI MATONDO: Classe 2000 di nazionalità gallese e di proprietà dello Schalke 04, club che l'ha prelevato nel Gennaio del 2019 dal Manchester City. In Bundesliga nella stagione attuale viene impiegato sia da seconda punta classica, che da attaccante esterno, con 14 presenze totali tra campionato e Coppa di Germania, con un gol all'attivo. Sono infine tre le gare disputate con il Galles.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Proseguiamo il nostro viaggio all'interno dei migliori Under 21 del panorama calcistico mondiale. Dopo aver analizzato i portieri e l'intero reparto difensivo, tra i quali, i difensori centraliterzini destri e sinistri ed essere passati per i centrali di centrocampo, le mezzali, i trequartisti ed infine gli attaccanti esterni di destra e di sinistra, eccoci arrivati ai due ruoli totalmente offensivi. Partiamo con le punte centrali, per poi chiudere il tutto nei prossimi giorni con le seconde punte.

Da Erling Haaland, uomo copertina del Borussia Dortmund per quanto riguarda gli Under 21 del momento a Mason Greenwood, talento del Manchester United di Ole-Gunnar Solskjaer. Da Moise Kean, ex Juventus ora all'Everton a Gabriel Martinelli di proprietà dell'Arsenal, ecco i migliori dieci.

Top Under 21 - Le migliori punte centrali

ERLING HAALAND: E' l'attaccante del momento, classe 2000 di nazionalità norvegese, lo scorso Gennaio è stato acquistato dal Borussia Dortmund per 45 milioni di Euro, ma su di lui già si parla dei migliori top club d'Europa. Tra Salisburgo e i gialloneri di Germania in questa stagione ha messo a segno la bellezza di 41 gol su 34 gare disputate, tra Champions League, campionato austriaco, Coppa d'Austria con il Salisburgo, più la Bundesliga al Dortmund, dove su 9 gare, ha totalizzato 10 gol fatti. In più 9 assist all'attivo tra tutte le competizioni, inoltre ha già vinto con il Red Bull Salzburg, un campionato austriaco e una Coppa Nazionale. Già 2 le presenze con la Norvegia, con esordio lo scorso 5 Settembre 2019 contro Malta, in un match valido per le qualificazioni all'Europeo.

 

 

GABRIEL MARTINELLI: Attaccante classe 2001 di nazionalità brasiliana, ma con chiari origini italiane. Non essendo ancora stato convocato ne dall'Under 20 brasiliana, ne dalla selecao, deve ancora scegliere la Nazionale di riferimento. Di proprietà dell'Arsenal, che l'ha prelevato la scorsa estate dall'Ituano, club brasiliano, può agire infine sia da punta centrale mobile, che da attaccante esterno. Ai gunners, ha messo a segno 10 gol e 4 assist su 26 gare disputate, tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega ed Europa League.

MASON GREENWOOD: Classe 2001 di nazionalità inglese, fa parte infatti della nuova generazione d'oltremanica, di proprietà del Manchester United, club nella quale è cresciuto. Nella stagione ancora in corso ha messo a segno 12 gol su 36 gare, tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega ed Europa League, con 4 assist all'attivo. Da Solskjaer viene schierato sia da prima punta, che da attaccante di supporto. Infine con l'Inghilterra Under 21 vanta 4 presenze e un gol.

 

 

DONYELL MALEN: Attaccante classe '99 di nazionalità olandese e di proprietà del PSV Eindhoven, club che l'ha prelevato nell'agosto 2017 dall'Arsenal. Ha anche un passato nelle giovanili dell'Ajax. In questa stagione con il PSV ha messo a segn 17 reti e 9 assist in 25 gare totali, tra Eredivisie, Europa League e qualificazioni sia di Champions che di Europa League (PSV eliminato piuttosto presto dalla massima competizione europea). Nazionale orange, vanta 4 presenze con un gol all'attivo, realizzato nella vittoria nel Girone C delle qualificazioni all'Europeo in casa della Germania, 2-4.

ALEXANDER ISAK: Punta centrale classe '99 di nazionalità svedese. Di proprietà della Real Sociedad, che l'ha prelevato la scorsa estate dal Borussia Dortmund per 8 milioni di Euro. Nel corso della sua giovane carriera, ha indossato anche la maglia del Willem II, con la formula del prestito, il Dortmund lo ha scovato dall'AIK Solna. Nella Liga ancora in corso di questa stagione, ha messo a segno 7 gol e un assist su 27 partite, meglio in termini di media realizzativa ha fatto in Coppa del Re, con 7 gol su 7 gare, più 2 assist, che hanno portato la Real Sociedad in Finale, da giocare contro l'Atletico Bilbao in caso di ripresa delle competizioni. Ben 11 infine sono le presenze con la maglia della Svezia, con 4 gol all'attivo.

MOISE KEAN: Non ha bisogno di grandi presentazioni, attaccante classe 2000 di nazionalità italiana, di proprietà dell'Everton, club che l'ha prelevato la scorsa estate dalla Juventus, dove ha trascorso tutta la trafila, dalle giovanili alla prima squadra, salvo l'annata 2017/2018 dov'era in prestito all'Hellas Verona. E' stato il primo classe 2000 ha far gol in Serie A, con la Juventus ha vinto 2 Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa, con da protagonista la seconda metà della scorsa stagione. All'Everton in quest'annata ha messo a segno un gol e 2 assist in 22 gare, tra Premier League, FA Cup e Coppa di Lega, faticando non poco, anche per problemi dal punto di vista comportamentale. Ben 3 le presenze con la maglia azzurra, con 2 gol all'attivo, rispettivamente contro Finlandia e Lichtenstein, nel corso delle qualificazioni europee.

 

 

RAFAEL LEAO: Altro elemento ben più conosciuto, classe '99 di nazionalità portoghese e di proprietà del Milan, che la scorsa estate l'ha prelevato dal Lille. Punta atipica, in grado anche di giocare sui lati, solo 2 le reti in stagione con la maglia rossonera, con 2 assist tra Serie A e Coppa Italia. Vanta infine 9 presenze con il Portogallo Under 21, con 1 gol all'attivo.

MYRON BOADU: Classe 2001 di nazionalità olandese e di proprietà dell'AZ Alkmaar. Grande protagonista dell'Eredivisie appena conclusa, causa coronavirus, dove ha messo a segno 14 gol su 24 gare disputate, con 8 assist in aggiunta. Punta centrale che si è messo in mostra anche tra fase di qualificazione e fase a gironi dell'Europa League, con 6 gol e 5 assist in 13 partite. A segno infine al debutto con la Nazionale olandese, nel 5-0 delle qualificazioni all'Europeo degli orange contro l'Estonia.

DUSAN VLAHOVIC: Altro elemento ben conosciuto e che non ha ormai bisogno di presentazioni. Attaccante classe 2000 di nazionalità serba e di proprietà della Fiorentina, dove ha vinto una Coppa Italia Primavera da protagonista (ha deciso la Finale di ritorno della scorsa stagione). Ha vinto una Coppa Nazionale e un campionato con il Partizan, quando ancora militava in Serbia. In questa stagione ha messo a segno 8 gol su 26 gare tra Serie A e Coppa Italia, risultando spesso importante per la Fiorentina. Vanta infine una sola presenza con la Serbia Under 21.

 

 

MATHEUS CUNHA: Classe '99 di nazionalità brasiliana e di proprietà dell'Hertha Berlino, club che l'ha prelevato lo scorso Gennaio dal Lipsia, sempre in Bundesliga. In Germania in questa stagione ha messo a segno 2 gol e 2 assist in 17 gare, tra campionato, Coppa Nazionale e Champions League (quest'ultima con la maglia del Lipsia), mentre entrambe le reti sono state siglate con il suo nuovo club. Sono infine 2 le presenze con il Brasile Under 20, con un gol all'attivo.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Dopo aver elencato i migliori esterni d'attacco della fascia di destra, spostiamo l'attenzione sul lato opposto del fronte offensivo, con i migliori esterni sinistri d'attacco. Proseguiamo quindi il nostro viaggio all'interno dei top Under 21, dopo aver analizzato i portieri e l'intero reparto difensivo, tra i quali, i difensori centraliterzini destri e sinistri ed essere passati per i centrali di centrocampo, le mezzali e i trequartisti.

Da Vinicius Junior esterno del Real Madrid di Zidane ad Ansu Fati, nuovo gioiellino del Barcellona, ora allenato da Quique Setien. Da Hudson-Odoi del Chelsea di Frank Lampard a Justin Kluivert, esterno della Roma guidata da Paulo Fonseca. Non solo perchè in lista figurano ben due elementi del Bayer Leverkusen.

Top Under 21 - I migliori attaccanti esterni di sinistra

ANSU FATI: Astro nascente della cantera blaugrana, classe 2002 ovviamente del proprietà del Barcellona. Di nazionalità spagnola, ma di origine della Guinea Bissau. Ansu Fati gioca per ora in maniera indifferente sui tre ruoli d'attacco, prediligendo il lato sinistro. In questa stagione prima vera tra i "grandi", ha collezionato 24 presenze tra Liga, Champions League, Coppa del Re e Supercoppa spagnola, con 5 gol messi a segno e un assist. Fa già parte della Spagna Under 21, con 2 gare all'attivo. Esordio avvenuto lo scorso 15 Ottobre 2019, contro il Montenegro in un match valido per le qualificazioni agli Europei di categoria.

 

 

VINICIUS JUNIOR: Nome completo Vinicius Josè Paixao de Oliveira Junior, esterno sinistro d'attacco classe 2000 di proprietà del Real Madrid, club che lo ha prelevato nel Luglio del 2018 dal Flamengo. Dopo una stagione di adattamento al calcio europeo e con un Real in caduta dopo tre Champions consecutive, ha avuto una stagione 2019/2020 sicuramente migliore. Con Zidane gioca sia a sinistra, che sul lato opposto, con 4 gol messi a segno su 28 partite tra Liga, Champions League, Coppa del Re e Supercoppa spagnola, vinta ai danni dell'Atletico Madrid. In più ha fornito tre assist. Infine ha fatto il suo esordio nella selecao lo scorso 11 Settembre 2019 nel ko del Brasile contro il Perù, 0-1.

MOUSSA DIABY: Classe '99 di nazionalità francese e di proprietà del Bayer Leverkusen, club che la scorsa estate l'ha prelevato dal Paris Saint Germain per 15 milioni di euro, bonus compresi. In Francia seppur da comprimario ha vinto un titolo e una Supercoppa Nazionale. Mentre in questa stagione in Bundesliga ha collezionato 26 gare totali tra Bundesliga, Coppa di Germania, Champions League e fase ad eliminazione diretta dell'Europa League, con 5 gol e 6 assist all'attivo. Ha anche un passato in Italia, con un prestito al Crotone nella stagione 2017/2018. Infine 6 sono le presenze nella Francia Under 21.

CALLUM HUDSON-ODOI: Altro astro nascente, ma del calcio inglese, classe 2000 di proprietà del Chelsea, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili. Più esterno sinistro d'attacco puro, con poche concessioni nelle altre zone offensive. In questa stagione agli ordini di Frank Lampard ha disputato 25 gare tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega e Champions League, con un totale di 3 gol e 5 assist. Infine già ben 3 le presenze con l'Inghilterra, esordio avvenuto lo scorso anno nel match valido per le qualificazioni agli Europei contro la Repubblica Ceca, vinto dai Tre Leoni per 5-0.

 

 

KREPIN DIATTA: Classe '99 di nazionalità senegalese e di proprietà del Club Bruges, che l'ha prelevato nel Gennaio del 2018 dal Sarpsborg 08, società norvegiese. In questa stagione in Belgio ha fatto registrare 34 presenze tra Jupiler Pro League, Coppa Nazionale, Champions League e fase ad eliminazione diretta dell'Europa League, con 8 gol all'attivo e 4 assist. Gioca sia a sinistra, che sul lato opposto del fronte offensivo, ben 13 infine le presenze con il Senegal, dove ha messo a segno una sola rete.

DWIGHT McNEIL: Altro classe '99 ma di nazionalità inglese e di proprietà del Burnley, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili, dopo averlo prelevato dal Manchester United praticamente giovanissimo. In questa stagione ha messo a segno 2 gol entrambi in Premier League su 29 gare disputate, con ben 5 assist all'attivo. Sono infine 3 le presenze con l'Inghilterra Under 21.

JUSTIN KLUIVERT: Altro classe '99 di nazionalità olandese, ma ben più conosciuto. Figlio d'arte dell'ex attaccante di Ajax, Milan e Barcellona Patrick Kluivert. Anch'egli con un passato ovviamente con i Lanceri, i quali nell'estate del 2018 lo hanno ceduto alla Roma. Dopo una scorsa stagione più di ambientamento, nell'annata ancora in corso ha disputato 27 gare totali tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League, con 7 gol fatti di cui 4 in campionato e 3 in Europa, più 2 assist. Infine 2 sono state sin qui le chiamate nella Nazionale olandese, esordio orange avvenuto il 26 Marzo 2018 in amichevole, Olanda - Portogallo 3-0.

 

 

PAULINHO: Esterno sinistro d'attacco brasiliano, classe 2000 di proprietà del Bayer Leverkusen, cosi come Moussa Diaby. Prelevato nell'estate del 2018 dal Vasco da Gama, Paulinho in questa stagione in Germania, ha fatto registrare 12 gare disputate tra Bundesliga, Champions League, Coppa di Germania e fase ad eliminazione diretta dell'Europa League, con Peter Bosz, allenatore delle "aspirine", che spesso gli ha preferito proprio Diaby. In totale sono 3 i gol siglati, tutti in campionato con un assist.

LUIS SINISTERRA: Ala sinistra classe '99 di nazionalità colombiana e di proprietà del Feyenoord, club che l'ha prelevato la scorsa estate dall'Once Caldas. Sono state sin qui ben 32 le presenze stagionali, tra Eredivisie, Coppa d'Olanda ed Europa League, con 7 gol messi a segno e 8 assist, il tutto prima dell'infortunio che l'ha messo fuori causa. Ha debuttato infine nella Colombia lo scorso 15 Ottobre 2019 in occasione dell'amichevole persa dai cafeteros contro l'Algeria, 1-0.

AUGUSTIN URZI: Classe 2000 di nazionalità argentina, ma di origine italiana, di proprietà del Banfield, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili. In questa stagione in Superliga ha fatto registrare 19 gare disputate, compresa la Coppa Nazionale poi stoppata come tutte le competizioni, causa coronavirus, con un assist all'attivo. Infine 2 sono le presenze nell'Argentina Under 20.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Proseguiamo il nostro viaggio all'interno dei migliori elementi Under 21 del panorama mondiale. Dopo aver analizzato i portieri e l'intero reparto difensivo, tra i quali, i difensori centrali, i terzini destri e sinistri ed essere passati per i centrali di centrocampo, le mezzali e i trequartisti, eccoci arrivati definitivamente alle zone offensive, con gli attaccanti esterni di destra.

Da Jadon Sancho, giovane realtà del Borussia Dortmund a Rodrygo, nuovo brasiliano del Real Madrid, preso la scorsa estate dal Santos. Da Ferran Torres del Valencia a Dejan Kulusevski, che conosciamo benissimo, tra Atalanta e Parma ed ormai promesso sposo della Juventus, che l'ha acquistato a titolo definitivo. Diversi i talenti in lista, come Trincao con un futuro al Barcellona a Gabriel Veron, classe 2002 brasiliano che farà parlare di se.

Top Under 21 - I migliori attaccanti esterni di destra

JADON SANCHO: Classe 2000 di nazionalità inglese che di certo non ha bisogno di presentazioni. Di proprietà del Borussia Dortmund, club che l'ha prelevato nell'estate del 2017 dal Manchester City. In Germania in questa stagione ha messo a segno la bellezza di 17 gol su 36 gare disputate, tra Bundesliga (dove viaggia a 14 gol su 23 match), Coppa di Germania, Champions League e Supercoppa di Germania, vinta ad inizio stagione anche grazie ad un suo gol. In più ben 19 assist, di cui 16 in Bundesliga. Stabilmente convocato nella Nazionale inglese, con 11 gare disputate e 2 gol messi a segno. Sarà dura visto anche il prezzo enormemente lievitato portarlo via a breve al Dortmund.

 

 

RODRYGO: Classe 2001 di nazionalità brasiliana e di proprietà del Real Madrid, con i blancos che l'hanno prelevato la scorsa estate dal Santos. Appena arrivato in Spagna, ha vinto una Supercoppa battendo in Semifinale il Valencia e in Finale l'Atletico Madrid ai rigori (la Liga prevede per la Supercoppa da questa stagione ancora in corso, una nuova formula a 4 squadre). Come per Sancho, può giocare sia nel suo ruolo naturale di attaccante esterno di destra, che nel lato opposto, anche se da Zidane è stato schierato anche punta centrale. Su 21 gare disputate in stagione (3 nel campionato brasiliano quando ancora militava al Santos), ha messo a segno 9 gol, di cui 2 in Liga, 4 in Champions League su 4 gare disputate, 1 in Coppa del Re e 2 in Brasile. Da poco entrato a far parte della Nazionale maggiore verdeoro con 2 convocazioni, vanta invece 10 apparizioni con il Brasile Under 20, con 3 gol messi a segno.

FERRAN TORRES: Classe 2000 di nazionalità spagnola, nuovo gioiellino del Valencia, club che l'ha cresciuto portandolo fino in prima squadra. Ruolo naturale ovviamente come esterno di destra, ma può all'occorrenza giocare anche sul lato opposto. Nella stagione ancora in corso vanta 35 gare disputate e 6 gol messi a segno, tra Liga, Coppa del Re, Supercoppa Spagnola e Champions League, la cui eliminazione è arrivata per mano dell'Atalanta. Non è ancora stato chiamato dalle Furie Rosse, ma vanta 6 presenze in Under 21. Contratto in scadenza a Giugno 2021, nel prossimo mercato sarà certamente un affare, rapportato all'età e al prezzo.

DEJAN KULUSEVSKI: Classe 2000 che come per Jadon Sancho, non ha di certo bisogno di presentazioni. Di proprietà della Juventus, che lo scorso gennaio lo ha acquistato a titolo definitivo dall'Atalanta, club con cui è cresciuto calcisticamente sin dall'Under 17 (i nerazzurri lo hanno prelevato dal Brommapojkarna). Nell'Atalanta ha vinto un campionato Primavera da protagonista, arrivando alla cessione in prestito al Parma di questa stagione ancora in corso, dove ha messo a segno 5 gol e 7 assist tra Serie A e Coppa Italia. Può giocare indifferentemente da attaccante esterno di destra o all'occorrenza sul lato opposto, sfruttando tutto l'arco offensivo, anche accentrandosi. Ha infine debuttato nella Nazionale meggiore svedese il 18 Novembre scorso, nel match di qualificazione agli Europei contro le Isole Far Oer (3-0 per la Svezia), mentre su 5 presenze in Under 21 ha messo a segno 3 gol.

 

 

SAMU CHUKWUEZE: Classe '99 di nazionalità nigeriana e di proprietà del Villarreal, club spagnolo che l'ha prelevato nell'estate 2017 dal Diamond Academy. In questa stagione ha messo a segno 4 gol e fatto registrare 4 assist su 30 gare disputate tra Liga e Coppa del Re, giocando sia da attaccante esterno di destra che a sinistra, con qualche apparizione anche da trequartista. Stabilmente convocato nella Nigeria, dove su 12 gare disputate ha messo a segno 2 gol.

ANTONY: Altro brasiliano, stavolta classe 2000 di proprietà del Sao Paulo ma già acquistato dall'Ajax per 18 milioni di euro bonus compresi. Ad Amsterdam si augurano prenda il posto di Ziyech ceduto ufficialmente al Chelsea. Può giocare sia come attaccante esterno di destra dove sfrutta il sinistro suo piede naturale, che sul lato opposto. In Brasile ha totalizzato nel corso delle ultime 3 stagioni, ben 32 gare nel campionato brasiliano e 3 in Copa Libertadores, mettendo a segno 4 gol e 6 assist.

FRANCISCO TRINCAO: Classe '99 di nazionalità portoghese, di proprietà del Barcellona che l'ha acquistato lasciandolo in prestito allo Sporting Braga (club che l'ha cresciuto calcisticamente) fino al termine della stagione corrente. Come per gli altri elencati, può giocare sia a destra che all'occorrenza sul lato opposto. In stagione ha messo a segno 7 gol e 8 assist su 27 gare disputate, tra Liga NOS, Coppa del Portogallo ed Europa League. Campione Under 19 con il Portogallo, vanta già 5 presenze e un gol con l'Under 21 lusitana.

 

 

TETE: Nome completo, Mateus Cardoso Lemos Martins, classe 2000 di nazionalità brasiliana e di proprietà dello Shakhtar Donetsk, club che l'ha prelevato nel Febbraio 2019 dal Gremio. In Ucraina ha vinto già un campionato e una Coppa Nazionale lo scorso anno, mentre nella stagione ancora in corso, ha messo a segno 5 gol e 4 assist su 26 gare disputate, tra campionato, fase a gironi della Champions League, fase ad eliminazione diretta dell'Europa League e Supercoppa d'Ucraina. Infine vanta 7 presenze nel Brasile Under 20.

TAKEFUSA KUBO: Lo ricordate? Venne acquistato dal Barcellona giovanissimo, ma dopo 5 anni fù rimandato praticamente in patria, rispettivamente al Tokyo Fc, dove il giapponese classe 2001 ha continuato il suo percorso di crescita, passando anche dal prestito allo Yokohama a F. Marinos. Ora è di proprietà del Real Madrid che l'ha prelevato nel Luglio del 2019 girandolo in prestito al Mallorca per l'attuale stagione. Nella Liga 2019/2020 ha messo a segno 3 gol su 24 gare disputate fino all'interruzione, con 3 assist all'attivo, più un match in Coppa del Re. Sono 7 infine le presenze con la Nazionale maggiore del Sol Levante, con esordio datato 9 Giugno 2019, contro El Salvador (amichevole finita 2-0 per il Giappone)

GABRIEL VERON: Classe 2002, nuovo gioiellino del calcio brasiliano. Laureatosi Campione del Mondo con il Brasile Under 17 ai recenti Mondiali di categoria, dove ha messo a segno 3 gol e 3 assist. Gioca principalmente come attaccante esterno di destra. Di proprietà del Palmeiras, che l'ha fatto debuttare giovanissimo nel campionato brasiliano 2018/2019, dove su 3 partite, ha messo a segno 2 gol e un assist. Infine vanta una presenza nella Copa Libertadores di questa stagione (interrotta causa coronavirus), rispettivamente contro il Tigre entrando dalla panchina.

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Il talento e la fantasia. Sono le qualità che emergono specialmente giocando dietro le punte. Liberi di muoversi e di inventare. Ecco allora, che dopo aver analizzato i migliori prospetti Under 21 dell'intero reparto difensivo, dai portieri ai difensori centrali, i terzini destri e sinistri e aver continuato con i centrali di centrocampo e le mezzali, è arrivato il turno dei trequartisti. Ruolo complicato, dove spesso e volentieri si ha in mano la qualità della manovra d'attacco.

Da Kai Havertz, gioiellino del Bayer Leverkusen a Nicolò Zaniolo, ormai splendida realtà della Roma e della Nazionale italiana, da Mason Mount del Chelsea ai meno conosciuti Reinier del Real Madrid e Jonathan David del Gent, presentiamo i dieci migliori trequartisti sulla fascia dei 21 anni. Con un olandese già ovviamente grande e un nuovo potenziale fenomeno argentino, Thiago Almada.

Top Under 21 - I migliori trequartisti

NICOLO' ZANIOLO: Classe '99 che come il precedente, non ha bisogno di presentazioni. Di proprietà della Roma, che l'ha prelevato ormai quasi due stagioni fà dall'Inter, dove ha vinto tutto a livello Primavera. In questa stagione 2019/2020 attualmente ancora in corso vanta 24 presenze tra Serie A ed Europa League, con 6 gol all'attivo e 2 assist, il tutto prima dell'infortunio occorso in occasione di Roma - Juventus dello scorso Gennaio. Come per Havertz, anche per Zaniolo le zone di campo occupate sono praticamente le stesse, trequartista oppure esterno d'attacco a destra. 8 sono state le presenze nell'Italia Under 21, mentre già 5 quelle nella Nazionale maggiore di Roberto Mancini, con ben 2 gol all'attivo, entrambi messi a segno contro l'Armenia nel match valevole per le qualificazioni agli Europei, 9-1 il risultato finale.

 

 

MASON MOUNT: Altro classe '99 di grande prospettiva, nazionale inglese e di proprietà del Chelsea, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili, mandandolo per due volte in prestito, nella stagione 2017/2018 al Vitesse in Olanda, mentre nella successiva 2018/2019 al Derby County, in Championship. In questa stagione in blues, ha fatto registrare 41 gare totali, tra Premier League, FA Cup, Coppa di Lega, Champions League e Supercoppa Europea, con 6 gol e 5 assist, tutti messi a segno in campionato. Fa già parte dell'Inghilterra di Gareth Southgate, con 6 presenze all'attivo e un gol, nella gara valevole per le qualificazioni agli Europei vinta in Kosovo, 0-4.

REINIER: Nome completo Reinier Jesus Carvalho, classe 2002, trequartista brasiliano giovanissimo, di proprietà del Real Madrid che non se l'è fatto sfuggire, prelevandolo lo scorso Gennaio dal Flamengo, dove praticamente ha già vinto tutto, dal campionato brasiliano alla Copa Libertadores, con 15 presenze nel club rubronegro, 6 gol e 2 assist, contando anche ovviamente il Mondiale per Club perso in Finale ai supplementari contro il Liverpool. Gioca sia dietro le punte che da esterno a sinistra. Manca ancora l'esordio nel Real Madrid, avendo per ora disputato 3 gare con 2 gol e un assist nel Castilla (squadra B dei blancos) allenato da Raul. Infine 6 sono le presenze nel Brasile Under 23, con 1 gol.

KAI HAVERTZ: Classe '99, nuovo enfant prodige del calcio tedesco, di proprietà del Bayer Leverkusen, club che l'ha praticamente cresciuto prendendolo giovanissimo dall'Aquisgrana. Può giocare sia ovviamente da trequartista, che più arretrato ossia come centrale, diverse invece anche le gare in cui è stato schierato come esterno destro d'attacco. Sono in totale 35 le gare disputate in questa stagione, divise tra Bundesliga, Coppa di Germania, fase a gironi della Champions League e fase ad eliminazione diretta dell'Europa League, con 15 gol all'attivo, di cui 12 in campionato e ben 3 nel secondo trofeo continentale, con 8 assist in totale tra tutte le manifestazioni. Non ha praticamente mai giocato con la Germania Under 21, saltando in via diretta dall'Under 19 alla Nazionale maggiore, con 7 presenze e un gol, in amichevole contro l'Argentina. Contratto con il Leverkusen fino al 2022, di sicuro sarà al centro del mercato nei prossimi anni.

 

 

MOHAMED IHATTAREN: Classe 2002, di nazionalità olandese ma di origine marocchina, di proprietà del Psv Eindhoven, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili, portandolo mano a mano tra i "grandi". In questa stagione seppur giovanissimo ha fin qui disputato 33 gare, tra Eredivisie, Europa League e Coppa d'Olanda, con ben 7 gol messi a segno e 9 assist. Di piede sinistro, gioca sia trequartista che nell'occasione anche da esterno d'attacco a destra. Infine 10 sono le presenze nell'Olanda Under 19, con 2 gol all'attivo.

JONATHAN DAVID: Classe 2000 di nazionalità canadese e di proprietà del Gent, club che l'ha prelevato due anni orsono dall'Ottawa, club canadese. In Belgio ha fin qui fatto registrare nella stagione ormai conclusa (causa coronavirus la Jupiler League è stata definitivamente congelata, con Bruges Campione) ben 27 presenze con 18 gol messi a segno, più 8 assist, tutti in campionto. Sono invece 13 le gare disputate in Europa League, tra qualificazioni, fase a gironi e fase ad eliminazione diretta (Gent eliminato dalla Roma), con 5 gol messi a segno e 2 assist. Può giocare sia da trequartista, che da ovviamente da seconda punta. Nella sua Nazionale ha disputato fin qui 12 gare, con ben 11 gol messi a segno. Elemento da tenere sicuramente d'occhio.

RYAN CHERKI: Classe 2003 di nazionalità francese, ma di orgine algerina e nuovo prodotto del settore giovanile del Lione. Trequartista, in grado di giocare su tutto il fronte d'attacco, sia da esterno a destra che dal lato opposto. Seppur giovanissimo, ha fin qui disputato 12 gare tra Ligue 1, Coppa di Francia, Coppa di Lega e Champions League, facendo il suo esordio nella massima competizione europea contro lo Zenit (fase a gironi), mettendo a segno 3 gol e 2 assist, tutti in Coppa di Francia. Schierato anche ovviamente con l'Under 19 dell'Olympique Lione in Youth League, dove su 4 gare ha realizzato 5 gol e un assist.

THIAGO ALMADA: Nuovo gioiello del calcio argentino, classe 2001 di proprietà del Velez Sarsfield, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili. Nella stagione conclusasi con la vittoria del titolo da parte del Boca Juniors, ha fatto registrare 22 presenze con 4 gol e un assist. Inoltre ha disputato 2 gare in Copa Sudamericana (l'equivalente della nostra Europa League), con un gol e un assist. In pianta stabile con l'Argentina Under 20, dove ha messo a segno un gol in 7 presenze. Gioca sia da trequartista, che come esterno d'attacco.

 

 

KANG IN LEE: Classe 2001, di nazionalità sud-coreana e di proprietà del Valencia, club che l'ha cresciuto sin dalle giovanili, prelevandolo nell'ormai lontano 2011 dall'Incheon. In questa stagione ha disputato ben 18 gare, tra Liga, Coppa del Re (vinta lo scorso anno) e Champions League, con un gol all'attivo, nel match casalingo contro il Getafe. Vanta inoltre già 3 presenze con la Nazionale maggiore della Corea del Sud.

GIOVANNI REYNA: Classe 2002, anche lui giovanissimo di nazionalità americana e di proprietà de Borussia Dortmund, club che l'ha prelevato la scorsa estate dal New York City. In Bundesliga ha fin qui fatto registrare 8 presenze, venendo inserito sia da trequartista che come esterno d'attacco, con 2 presenze anche in Champions League e una in Coppa di Germania dov'è andato a segno. Diverse sono le gare disputate in Youth League, ben 4 con 4 gol e un assist.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

 

 

Di storie particolari ed emozionanti ne è pieno lo sport cosi come ovviamente il calcio. Di avventure improbabili, che si sono rivelate un successo anche sia a livello di club che di Nazionale. Basta prendere l'esempio del Leicester di Ranieri per intenderci, oppure quello della Grecia Campione d'Europa nel 2004 con Otto Rehhagel, capace di vincere contro francamente ogni pronostico possibile o solo immaginabile. Ma la Regina di queste imprese è senza ombra di dubbio la Danimarca del 1992, Campione d'Europa agli Europei in Svezia praticamente da ripescata. Perchè a quell'edizione neanche doveva esserci, ripresa dieci giorni prima dell'avvio della manifestazione.

L’anno prima la Jugoslavia si era qualificata regolarmente alla fase finale, che sarebbe cominciata il 10 giugno 1992, ma di fatto non esisteva più, mentre la risoluzione dell’ONU 757, approvata dal Consiglio di sicurezza il 30 maggio 1992, vietò anche ad ogni nazionale jugoslava (delle 6 di cui era composta) di partecipare a manifestazioni sportive nel mondo fino a nuova decisione, cosa che avvenne dal 1994 in poi, con la Croazia qualificata per gli Europei del '96 in Inghilterra e semifinalista ai Mondiali del 1998 in Francia.

Partiamo dal presupposto che alla Fase Finale degli Europei partecipavano otto squadre, quella in Svezia fù infatti l'ultima edizione con un numero cosi ristretto di finaliste, divise ovviamente in due gironi. Dalla successiva edizione in Inghilterra del 1996 le squadre divennero 16, per poi arrivare alle 24 dei nostri giorni.

                                                                                                          

Danimarca 1992 - La squadra

Cosi la Uefa decise di chiamare in fretta e furia la Danimarca, classificata seconda nello stesso Gruppo 4 di qualificazione della Jugoslavia. Diversi giocatori danesi erano in vacanza e mentre uno dei più importanti elementi della storia del calcio danese, quel Michael Laudrup, passato anche in Italia con le maglie di Juventus e Lazio, oltre che del Barcellona di Crujiff non erano in buoni rapporti con il nuovo allenatore Richard Møller-Nielsen e avevano lasciato la Nazionale. Lo stesso aveva fatto il fratello ossia quel Brian Laudrup allora del Bayern Monaco, ma che di li a poco avrebbe vestito le maglie di Fiorentina prima e Milan poi. Cinque erano i giocatori cardine, oltre ai due Laudrup già citati. Ovviamente non si può citare Peter Schmeichel, all'epoca già estremo difensore del Manchester United di Sir Alex Ferguson, club che l'avrebbe accompagnato per tutta la carriera, tra Premier League, FA Cup e una Champions League alzata al cielo. In difesa era la coppia Sivebaek - Olsen a farla da padrone, con il primo elemento del Monaco e il secondo al Trabzonspor. Il centrocampo, vedeva Henrik Andersen del Colonia e i due Larsen, Henrik e Peter, entrambi del Lyngby, club danese, mentre in attacco VilfortFlemming Povlsen del Borussia Dortmund e Arensoe dello Schalke 04 erano quelli con più esperienza, in un reparto completato da Lars Elstrup e Torben Frank, rispettivamente di Odense e Lyngby.

Danimarca 1992 - il girone

Inserita nel Gruppo A con la Svezia padrona di casa, più Francia e Inghilterra, ossia le due favorite il cammino della Danimarca non fù in realtà dei più agevoli. L'esordio con la Nazionale dei Tre Leoni finì 0-0, con pari anche dall'altro lato, 1-1 tra la Francia allora guidata da Michel Platini e la Svezia. Il secondo match in programma il 14 Giugno a Solna andò anche peggio, con Danimarca battuta dalla Svezia per 1-0, con gol vittoria siglato dall'ormai "emiliano" Thomas Brolin, in un girone che anche dopo la 2° giornata non si delineò in maniera chiara, con lo 0-0 tra Francia e Inghilterra che mandò il discorso qualificazione alle decisive sfide della 3° giornata. Danimarca - Inghilterra e Francia - Svezia avrebbero deciso le due semifinaliste del Gruppo A, mentre dall'altro lato l'Olanda Campione d'Europa uscente, quella in sostanza di Bergkamp, Jonk, Van Basten, Gullit, Rijkaard, i due De Boer più Ronald Koeman e che volò a gonfie vele verso la semifinale, con la Germania all'epoca Campione del Mondo, ma orfana di Matthaus che ottenne il pass battendo la Scozia per 0-2, con i gol di Riedle e Effenberg, pareggiando con ciò che rimaneva dell'Urss (Csi).

A questo punto la questione sembrava quanto meno complicata. Per passare alle semifinali, oltre a battere la Francia, la Danimarca doveva sperare che la Svezia, a 4 punti e già qualificata battesse l’Inghilterra, cosa che puntualmente avvenne: la Danimarca vinse contro la Francia per 2-1 (vantaggio di Larsen, pari di Papin e gol decisivo di Elstrup) e la Svezia superò l’Inghilterra con lo stesso risultato, per di più in rimonta, dopo lo 0-1 inglese siglato da Platt e il pari di Eriksson, fù decisivo di nuovo Brolin. La Danimarca, ripescata 10 giorni prima l’inizio del torneo, era alle semifinali degli Europei del 1992.

 

 

Danimarca 1992 - la Semifinale

Alle semifinali la Danimarca si trovò di fronte l'Olanda, mentre dall'altro lato Svezia - Germania fù l'altra sfida in programma, giocatasi il 21 Giugno a Solna e dove la doppietta del biancoceleste Karl-Heinz Riedle fù decisiva, oltre al gol iniziale di un certo Thomas Haessler (2-3 con gol svedesi di Brolin mattatore in quell'edizione e di Kennet Andersson, un altro passato a lungo dalle nostre parti, ma dall'altro lato dell'Emilia, a Bologna). Olanda - Danimarca si giocò invece a Goteborg il giorno successivo e la Danimarca andò in vantaggio dopo cinque minuti con Henrik Larsen. Pareggio orange con Bergkamp al 23' ma dieci minuti dopo 1-2 della Danimarca, ancora con Larsen che firmò la sua doppietta. Laudrup e compagni si chiusero in difesa, ma al 41' del secondo tempo Rijkaard firmò il 2-2 che portò prima ai supplementari e poi a rigori. Un solo errore ci fù nella lotteria ai penalty e fù di Marco Van Basten, con parata di Schmeichel che portò la Danimarca in Finale.

 

 

Danimarca 1992 - l'apoteosi

La Nazionale di Moller Nielsen si trovò dunque di fronte la Germania Campione del Mondo, passata dopo la vittoria di Mondiali in Italia nel 1990 dalle mani di Beckenbauer a quelle di Berti Vogts. La Danimarca scese in campo con il suo 5-3-2, con Schmeichel in porta, difesa composta da Sivebaek, Olsen, Piechnik, Nielsen e Christofte. Asse di centrocampo con Jensen, Kim Vilfort e Henrik Larsen, più la coppia d'attacco Brian Laudrup - Flemming Povlsen. Germania che rispose con Bodo Illgner in porta, Reuter e Brehme sui due lati, con Kohler - Helmer e Reuter al centro, Matthias Sammer - Stefan Effenberg e Thomas Haessler a centrocampo, più la coppia Riedle - Klinsmann davanti. L'equilibrio venne interrotto da Jensen al 18' segnò con una gran conclusione dalla distanza. La Germania provò a recuperare ma al 33' del secondo tempo l’attaccante Kim Vilfort chiuse definitivamente la partita e l'Europeo, con un'altra conclusione che toccò prima il palo per poi entrare in rete. La Danimarca di calcio vinse così il primo, impensabile e unico titolo nella sua storia.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Un giramondo del calcio, capace di orientare la sua carriera in mezza Europa. Dalla Romania all'Italia, passando per la Spagna, per poi chiudere in Turchia, realizzando una vera e propria impresa per l'epoca che stiamo vivendo. Parliamo semplicemente del "Maradona dei Carpazi", quel Gheorghe Hagi che per un intera carriera ha fatto parlare di se, tra gol e giocate sublimi e un temperamento, che definire esuberante è ben poca cosa. Mancino nato a Constanta, nei pressi del Mar Nero, per alcuni uno dei più forti e talentuosi calciatori usciti fuori a cavallo tra la fine degli anni '80 e la fine del millennio, abilissimo specialmente da fuori area, il suo marchio di fabbrica.

 

 

Gheorghe Hagi - gli esordi e la Steaua Bucarest

Ufficialmente inizia a muovere i primi passi nel Farul Constanta e a seguire nel Luceafarul, squadra creata dalle autorità romene alla fine degli anni '70 per promuovere le migliori leve calcistiche del paese. Da li, una rapida scalata che lo porta ad essere in Nazionale maggiore, su convocazione ovviamente di Mircea Lucescu per l'Europeo del 1984 disputato in Francia. Della Romania solo due anni dopo sarebbe diventato prima giocatore simbolo e Capitano, poi semplicemente il Re. Successivamente nel 1983 arriva il trasferimento allo Sportul Studentesc, dove rimane per ben tre stagioni, siglando 58 gol in 107 partite totali. Proprio allo Sportul conoscerà un certo Gigi Becali, che in seguito sarebbe diventato il suo procuratore e l'agente di tanti talenti venuti fuori dalla Romania (uno dei quali è stato ad esempio Christian Chivu). Nel frattempo la Steaua Bucarest vince la sua prima e finora unica Coppa dei Campioni e rileva Gheorghe Hagi in occasione della Supercoppa Europea del 1987 contro la Dinamo Kiev. Hagi decide il match, terminato 1-0 e la Steaua li pone davanti direttamente un quadriennale, che il Maradona dei Carpazi firma. In patria metterà a segno 76 gol su 97 partite totali disputate con la maglia della Steaua, vincendo tre campionati e una Coppa di Romania e raggiungendo la semifinale di Coppa dei Campioni nel 1988 e la Finale di Barcellona del 1989, che la Steaua perse contro il Milan di Arrigo Sacchi, sotto i colpi di Ruud Gullit e Marco Van Basten.

 

 

E' questo il primo punto focale della sua carriera, passata tra gol fantastici e quella ricerca quasi perenne di legittimazione calcistica, che l'ha portato a viaggiare in mezza Europa, incantata dal suo piede sinistro. Lo cerca la Juventus, il Milan lo tiene d'occhio, ma le frontiere sono inevitabilmente chiuse con il Regime di Ceausescu ancora in atto. Il 9 Novembre 1989 è una data fondamentale nella storia della Romania e a pochi giorni dall'inizio dei Mondiali di Italia '90 il Ministro dello Sport Mircea Angelescu, annuncia che tre calciatori sotto i 28 anni avrebbero avuto il via libera per lasciare la Romania e potersi trasferire all'estero. Il Real Madrid ovviamente non se lo fa scappare e Gheorghe veste in blanco.

Gheorghe Hagi - Real Madrid, Brescia, Barcellona

Il passo è fin troppo grande, da una Steaua dove il faro era ovviamente lui, ad un club come il Real, che di stelle di solito ne ha fin troppe e dove semplicemente per emergere devi in buona sostanza cavartela da solo e assumere spalle larghe. L'epoca della Quinta del Buitre si stava esaurendo, mentre John Toshack suo primo allenatore alla Casa Blanca poi esonerato e sostituito dal duo Di Stefano - Camacho, lo utilizza per lo più come laterale di fascia sinistra, con ben pochi risultati.

Sarà l'arrivo di Radomir Antic a cambiare le carte in tavola nella seconda stagione a Madrid, quel 1991-92 terminato però con una delle più grandi delusioni della storia madridista, con titolo perso all'ultima giornata con rimonta subita in casa del Tenerife, con Hagi sostituito al termine del primo tempo (sul 2-0 per il Real con super gol dalla distanza), mentre il Barcellona di Johan Cruijff diventava Campione di Spagna prima e d'Europa poi, nella Finale di Wembley contro la Sampdoria. In tutto con la maglia del Real i gol di Hagi saranno 16 su 64 partite, ma ben 15 sono stati messi a segno nella singola stagione 1991-92. Lascia ovviamente il Real ma non diretto verso un'altra grande europea, ma verso il Brescia allora allenato proprio da Mircea Lucescu (suo mentore), in un epoca dove anche una neo-promossa in Serie A poteva sognare di acquistare il grande calciatore e non a fine carriera, ma nel suo massimo, ossia a 28 anni.

 

 

Ed è qui che emerge in tutta chiarezza il suo carattere da genio ribelle. Espulso alla prima gara con le Rondinelle contro il Napoli, stagione 1992-93. In Serie A firma 5 gol e 2 assist su 31 gare giocate, più lo Spareggio perso per 3-1 contro l'Udinese, che decreta la retrocessione del Brescia in Serie B. Gheorghe Hagi però non va via, resta anche nella serie cadetta dove firma 9 gol in 30 gare totali, riportando immediatamente le Rondinelle in Serie A. Quel 1994 è anche l'anno del Mondiale in Usa, che sarà la vetrina perfetta per lui e la sua Romania che guiderà da Capitano fino ai Quarti di Finale, siglando 3 gol su 5 gare giocate e decidendo di fatto i match contro Colombia (gol da 40 metri) e Svizzera nel Girone A e gli Ottavi con vittoria per 3-2 sull'Argentina orfana di Maradona, squalificato per doping: "mi hanno detto che la vittoria con l’Argentina è stata come una seconda rivoluzione", saranno le sue parole su quel match. Era la Romania anche di Dan Petrescu e Florin Raducioiu (altri due passati da queste parti).

Terminata l'avventura Mondiale, può concludersi anche l'esperienza a Brescia e dopo aver rifiutato un importante offerta del Tottenham, accetta ovviamente la corte del Barcellona, diventando uno dei pochi calciatori ad aver indossato le due maglie più importanti e vicendevolmente odiate di Spagna. L'avvio è difficoltoso anche questa volta, mettendo insieme nello stesso spogliatoio Hagi giocatore e Crujiff allenatore può uscire fuori di tutto, da super litigi a grandi partite. Sarà la prima, con Hagi che in blaugrana firmerà solo 11 gol in 51 gare totali, vincendo una Supercoppa di Spagna in un team che stava chiudendo di fatto il grande ciclo d'inizio anni '90.

 

 

Gheorghe Hagi - il Galatasaray e la consacrazione

Arriva quindi in Turchia, che sarà una sorta di patria adottiva. Chiamato al Galatasaray dal suo imperatore calcistico, quel Fatih Terim che ha fatto la storia del suo paese e non solo, tra club e Nazionale. Al Galatasaray Hagi avrà la sua seconda giovinezza, trascinando i giallorossi a 4 titoli consecutivi (dalla stagione 1996-97 al 1999-2000), più una Coppa di Turchia e una Supercoppa. In mezzo il Mondiale di Francia '98 dove quasi si ripete con la sua Nazionale, trascinata con 2 assist contro Colombia e Inghilterra agli Ottavi di Finale, persi per 0-1 contro la Croazia.

La definitiva consacrazione arriverà nella stagione 1999-2000, dove con il Galatasaray arriverà nel punto più alto, della storia calcistica turca e personale, vincendo la Coppa Uefa nella Finale di Copenaghen contro l'ArsenalHagi viene espulso, perchè il carattere è quello che è, ma i giallorossi battono i gunners ai calci di rigore. Sembra essere l'ultima gara, ma dopo aver lasciato la Nazionale al termine di Francia '98 ha un ultimo appuntamento, gli Europei in Belgio e Olanda, dove verrà eliminato dall'Italia di Dino Zoff agli Ottavi di Finale, sotto i gol di Filippo Inzaghi e le invenzioni di Francesco Totti. Chiuderà poi definitivamente la sua carriera nella stagione 2000-2001 firmando 13 gol stagionali, tra campionato turco, Champions League e Supercoppa Uefa persa per 1-2 ai supplementari contro il Real Madrid. Al Galatasaray in totale ha firmato 59 gol in 132 gare. Con la Romania ha l'attuale record di gol segnati (35) al pari di Adrian Mutu, mentre per 7 volte è stato eletto giocatore romeno dell'anno.

 

 

Gheorghe Hagi - l'allenatore

La sua fortuna da tecnico (carriera iniziata immediatamente dopo aver appeso gli scarpini al chiodo) è altalenante. Due volte CT della Romania, la prima chiusa con la mancata qualificazione ai Mondiali del 2002 in Giappone e Corea del Sud, la seconda arrivata nel 2012 e durata solo 5 giorni. Sempre in due occasioni è stato allenatore del Galatasaray, la prima nel 2004 vincendo una Coppa di Turchia, mentre la seconda al posto di Rijkaard nel 2010 chiusa con un esonero. Il miglior risultato ottenuto è la vittoria del campionato romeno nella stagione 2016-2017 alla guida del Viitorul Constanta, club di cui è l'attuale proprietario.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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