STORIA | Come Zdenek Zeman ha conquistato la città di Roma

Zdenek Zeman, l'allenatore capace di far innamorare i tifosi di Lazio e Roma dal 1994 al 1999 Zdenek Zeman, l'allenatore capace di far innamorare i tifosi di Lazio e Roma dal 1994 al 1999

Zdenek Zeman e Roma. Un connubio durante tanto tempo, sia su una sponda che sull’altra del Tevere, per un uomo, un personaggio, che non potrà mai essere uno come tanti.

Zeman si è preso la città nell’estate del 1994, arrivando alla Lazio di Cragnotti dal Foggia, è saltato da una parte all’altra, sposando nell’estate del 1997 il progetto di Franco Sensi e ci ha ricreduto, quindici anni più tardi, per gli americani.

O lo odi o lo ami, difficile trovare una via di mezzo. Per tutti è il boemo, uno dei pochi grandi allenatori che non hanno avuto trascorsi ammirabili da calciatore, uno di quelli che ha portato qualcosa di nuovo nel calcio, al di là del credo di ognuno.

La carriera di Zeman, da Praga al Foggia dei miracoli

Nativo di Praga, quando ancora c’era la Cecoslovacchia, nipote di Čestmír Vycpálek, ex giocatore e tecnico della Juventus. Il matrimonio tra Zeman e l’Italia si consuma con Zdenek poco più che diciottenne, quando è in Italia (dal ’66 al ’68) con la sorella dallo zio, a Palermo. I moti del ’68, la Primavera di Praga, lo portano a rimanere nel belpaese, diventa cittadino italiano e si laurea all’ISEF di Palermo con una tesi sulla medicina dello Sport con il massimo dei voti, un capitolo, quello del connubio tra medicina e sport, che Zemna porterà avanti anche più tardi, con brutte ricadute sulla sua carriera. La passione per l’allenamento lo porta a seguire le orme dello zio, a Palermo, dove Zdenek inizia con Giovanissimi e Primavera. Nel 1981 inizia a lavorare con la prima squadra e si trasferisce a Licata, dove nel 1984-85 porta la formazione in Serie C1. Da qui inizia un momento difficile, esonero a Foggia, che lo prende in C1 e poi al Parma in B, dove però fa scalpore per aver battuto il Real Madrid in amichevole. Zeman torna in Sicilia, al Messina, dove con Schillaci attaccante porta la squadra all’ottavo posto ma con il miglior attacco, e questo sarà un must per la sua carriera.

 

Il Foggia si ricrede e lo prende nuovamente con Casillo alla presidenza. E’ il Foggia dei miracoli, quello di Zemanlandia. Il suo 4-3-3 diventa un modello, nel 1990-91 vince il campionato di B con il miglior attacco e con lo stesso trio si ripresenta alla prima stagione in Serie A: Roberto Rambaudi a destra, Ciccio Baiano al centro e Giuseppe Signori a sinistra. La massima serie ancora non li conosce, ma imparerà presto. Il Foggia di Zeman dà spettacolo , al primo anno arriva nono con il secondo miglior attacco del torneo, poi iniziano le cessioni illustri ma il trend non cambia, con un undicesimo posto nel 1992-93 e un nono posto nel 1993-94, sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa.

 


Rambaudi, Baiano e Signori, i tre attaccanti del Foggia del 1990-91

 

Lazio: arriva l'era Zeman

L’eco delle sue gesta, però, non è passato inosservato.

In un Foggia – Lazio il presidente biancoceleste, Sergio Cragnotti, si innamora del suo calcio. La sua Lazio ha iniziato ad affacciarsi nel calcio che conta, ha ottenuto due qualificazione in Europa dopo quasi venti anni, ha il capocannoniere degli ultimi due campionati ed ex giocatore del Foggia, Giuseppe Signori. Vuole una squadra votata all’attacco, che dia spettacolo, perché il calcio è anche e soprattutto questo. Zdenek Zeman è l’uomo giusto al posto giusto. I contatti si fanno sempre più insistenti, Cragnotti ha deciso e trova la formula perfetta, Zeman sarà il tecnico e Zoff, allora allenatore, diventerà presidente.

La prima Lazio di Zeman: stagione 1994-95

Una mossa geniale, Sdengo ritrova a Roma Beppe Signori, uno dei suoi pupilli a Foggia, a dalla Puglia riesce a farsi prendere da Cragnottti altri due fedelissimi: Roberto Rambaudi e Josè Antonio Chamot.

Il tecnico boemo arriva a Roma e trova una squadra abituata a giocare un altro tipo di calcio, che fa della forza dei singoli il suo marchio di fabbrica, soprattutto in avanti. Zeman arriva in una squadra che ha giocatori del calibro di Signori, Boksic, Casiraghi, Gascoigne, Fuser e Winter, ma ci mette poco a spiegare e far applicare il suo calcio. Sul fronte della campagna acquisti l’estate passa con la querelle per gli acquisti che erano stati già prenotati da Cragnotti ma poi rinnegati dallo stesso tecnico. Il patron  punta infatti Ferrara e Venturin (per i quali manca solo l’ultimo passaggio) e Boli dell’Olympique Marsiglia, ma Zeman ha altre idee. In difesa vuole Chamot, centrale del Foggia, mentre in avanti Rambaudi è il prescelto. Con loro arriva anche De Sio dal Trapani, Adani dal Modena (che sarà poi ceduto a novembre al Brescia) e Della Morte del Torino. L’unico che viene preso dei tre che Cragnotti aveva puntato è Venturin, che però troverà assai poco spazio. Se ne vanno Doll, nella sessione autunnale, all’Eintracht, Sclosa alla Cremonese, Luzardi al Napoli, Corino al Brescia e Di Mauro alla Fiorentina. La sua Lazio è pronta per partire.

 Lazio 1994-95: tutti i gol

Ci vogliono tre giornate per capire cosa sarà la sua Lazio. I biancocelesti vincono le prime due sfide con Bari e Torino ma il match che rispecchia tutta la sua filosofia si gioca a San Siro il 18 settembre del 1994 contro il Milan. E’ una gara incredibile, un numero spropositato di occasioni da gol, la Lazio che per la prima volta riesce ad imporre il suo gioco a Milano. I rossoneri segnano con Gullit, i biancocelesti trovano con Boksic, al termine di un’azione di chiaro stampo zemaniano, il pareggio, ma al 90’ è ancora Gullit a siglare il due a uno per i rossoneri. La Lazio inciampa, ma la mano del boemo è evidente. Un’altra delle partite che rimangono alla storia sono i due derby di quella stagione.

 Stagione 1994-95: Milan - Lazio 2-1

All’andata la Lazio, grande favorita, viene travolta. Zeman, nel prepartita, parla del derby come di una gara come le altre, ma si dovrà ricredere e questa frase lo inseguirà per tutta la carriera. La Roma vince con i gol di Balbo, Cappioli e Fonseca, la Lazio è annichilita, così come due settimane dopo quando all’Olimpico passa la Juventus del primo Alessandro Del Piero, 4-1 per i bianconeri che nella ripresa chiudono la gara (fino all’85’ il risultato è di 4-1). Il derby di ritorno, invece, sarà quello della metamorfosi di Zeman. La lezione l’ha capita, la sua Lazio, sulla carta, si presenta con un 4-3-3, ma nella realtà gioca di rimessa, non rischia quasi mai, Rambaudi fa il quarto di centrocampo più che il terzo d’attacco. Casiraghi in rovesciata, e Signori dal dischetto nella ripresa, regalano al boemo un successo che in porta cancella l’onta dell’andata. Quella stagione, però, passa anche alla storia per le grandi goleade dei biancocelesti.

 Stagione 1994-95: Lazio - Roma 0-3 - Il video

 Stagione 1994-95: Roma - Lazio 0-2 - Il video

 


Zdenek Zeman e Beppe Signori ai tempi della Lazio

 

All’andata 5-1 al Napoli, 5-1 al Padova e 7-1 al Foggia, l’ex squadra del boemo, oltre alla vittoria per due a zero a San Siro con l’Inter. Nel girone di ritorno la Lazio fa addirittura meglio. 4-0 al Milan, 8-2 alla Fiorentina, 4-0 al Genoa, 3-0 in trasferta alla Juventus e 4-1 in casa contro l’Inter. In un anno la Lazio di Zeman batte tutte le grandi, registra il miglior attacco del torneo con 69 reti in 34 partite (una media di due gol a gara) ed ottiene il secondo posto in campionato, raggiunto nel finale in coabitazione con il Parma e a 10 lunghezze dalla Juventus di Lippi, scudettata. Nelle coppe non arrivano i trionfi, ma la Lazio va ad un passo dalla storia. In Coppa Italia si ferma solo in semifinale, contro la Juventus, mentre in Europa arriva ai Quarti di Finale (miglior piazzamento fino a quel momento). I biancocelesti giocano una splendida partita in casa contro il Borussia Dortmund, battuto 1-0, ma al ritorno vengono puniti da un gol dell’ex Riedle nel finale (2-0).

 Stagione 1994-95: Lazio - Fiorentina 8-2

Quella è una Lazio spettacolare, splendida dalla cintola in su, ma deficitaria in difesa. L’undici titolare vede Marchegiani in porta, in difesa da destra a sinistra Negro, Chamot, Cravero e Favalli, a centrocampo Fuser, Di Matteo e Winter, e Rambaudi, Boksic e Signori in attacco con Casiraghi prima alternativa. Mancano i ricambi, soprattutto dietro e a centrocampo, dove c’è ancora Gascoigne che farà appena in tempo a tornare dopo l’ennesimo infortunio per essere poi ceduto ai Glasgow Rangers), anche se in quella stagione Zeman fa giocare in Serie A due giovani di cui si sentirà molto parlare in futuro: Marco di Vaio (esordio e gol nella sfida casalinga con il Padova) e Alessandro Nesta (che aveva esordito l’anno prima ma che nel ritorno gioca spesso titolare da terzino sinistro al posto di Favalli).

 


Zdenek Zeman e Paul Gascoigne alla Lazio, stagione 1994-95

 

L’estate del 1995, però, non sarà un’estate come tutte le altre. Cragnotti vuole costruire una squadra da scudetto, è un business man, ed a giugno arriva la scintilla che fa esplodere la piazza. Il Parma del suo amico e collega Callisto Tanzi vuole Beppe Signori. 25 miliardi sul tavolo, una cifra da capogiro per un giocatore in grado di realizzare 66 gol in 3 campionati. Cragnotti cede, l’attaccante è sul punto di andare ma la gente scende in piazza ed alla fine di una giornata convulsa Signori viene confermato alla Lazio. Cragnotti va su tutte le furie, mette anche in vendita la società salvo poi ricredersi, anche se deve rimandare i suoi piani di rafforzamento. Quella, però, non sarà una campagna acquisti che passerà alla storia. Il patron vuole portare la società in borsa, deve chiudere in attivo tre anni di campagna acquisti, e la squadra ne fa le spese. Arrivano Grandoni dalla Ternana, Romano dal Cesena, Gottardi dal Neuchatel Xamax, Piovanelli dal Brescia, il portiere Mancini dal Foggia ed Esposito dalla Reggiana, oltre al ritorno di Marcolin per fine prestito dal Genoa. Sul fronte cessioni c’è da registrare quella di Cravero, che torna al Torino, mentre Bonomi e Venturin vanno al Cagliari (il primo definitivo, il secondo in prestito).

Una campagna acquisti senza infamia e senza lode, che di fatto consegna a Zeman la stessa squadra dell’anno precedente. Il tecnico boemo, però, ha un’intuizione. Quel giovane di nome Nesta, che ha iniziato da centrocampista nelle giovanili e poi affermatosi da esterno sinistro con la Primavera ed al primo anno di Serie A, per il boemo ha tutto per essere uno dei più grandi difensori centrali del calcio italiano. Lo prova da subito, viene sbeffeggiato in estate dopo un paio di amichevoli andate male (soprattutto una con l’Ajax), ma Zeman insiste, Nesta sarà il suo centrale e così è. Quella Lazio giocherà quindi con Marchegiani in porta (a novembre arriva il fedelissimo Mancini, che però sarà il secondo ma più bravo a giocare con i piedi), Negro e Favalli sugli esterni di difesa, Nesta e Chamot al centro, in mezzo al campo stesso trio dell’anno precedente con Fuser, Di Matteo e Winter, ed in avanti confermati Rambaudi, Boksic e Signori con Casiraghi splendida alternativa.

 Stagione 1995-96: Lazio - Juventus 4-0

Poi il vuoto, con tutti i neo arrivati che faticheranno a trovare spazio e gloria. La Lazio è quella dell’anno precedente, nelle Coppe non va come sperato (eliminazione al secondo turno in Uefa contro il Boavista ed ai quarti in Coppa Italia contro l’Inter). In campionato la Lazio vive di alti e bassi. Parte alla grande, imbattuta per otto giornate e capace di battere la Juventus campione d’Italia 4-0 in casa, in una delle gare più belle delle squadre di Zeman. Tutto questo, però, condito anche da sconfitte impensabili con Vicenza, Piacenza e Cremonese. La panchina di Zeman, nel girone di ritorno, viene anche messa in discussione, si parla del possibile arrivo di Guidolin, di un esonero imminente, ma nel finale del campionato la Lazio si riprende e centra il terzo posto, mettendo comunque in cantiere, pur in un campionato non esaltante, alcune gare da consegnare alla storia. Sono di quella stagione, oltre il 4-0 alla Juve, il 6-3 alla Sampdoria e il 5-1 all’Atalanta nello spazio di una settimana (tra il 17 e il 23 dicembre 1995), la vittoria nel derby di ritorno con la Roma (Signori su rigore) e il 4-0 alla Fiorentina. Terzo posto in coabitazione con la Fiorentina e per il secondo anno consecutivo miglior attacco del torneo, stavolta con 66 reti all’attivo, anche se pesa il dato della settima difesa del torneo.

 Stagione 1995-95: tutti i gol della Lazio di Zeman

Zeman, in ogni caso, si guadagna la riconferma, ed a ben vedere era difficile potergli chiedere qualcosa in più, potendo contare, di fatto, su 12-13 giocatori all’altezza di una grande squadra. Per il boemo, però, si profila un’altra estate senza fuochi d’artificio sul fronte della campagna acquisti. La Lazio è praticamente in austerity (solo nell’estate del 1997 inizierà a investire fortemente sul mercato, quando Zeman non ci sarà più). In quell’estate si fanno tanti nomi, da Finidi dell’Ajax ai fratelli De Boer, ma alla fine nessun elemento di spessore del panorama europeo arriverà a Roma (o meglio, qualcuno lo farà, da sconosciuto, scoperto proprio dal boemo). Sul fronte partenze la situazione diventa ancora più complicata. Winter e Di Matteo, perni per due anni del centrocampo, non rinnovano il loro contratto e decidono di partire con destinazione Inter e Chelsea, in avanti la cessione eccellenza è quella di Alen Boksic. Il centravanti croato non ha mai legato con Zeman, troppo distanti le loro idee di calcio, tutta istinto e forza per il primo, schemi e sacrificio per il secondo. Boksic va alla Juventus (Cragnotti però lo riacquisterà l’anno successivo, dopo la rottura con Zeman) e la Lazio decide di sostituirlo con una scelta che in quel momento appare sensata, ma che si rivelerà un fiasco. Al suo posto arriva Igor Protti, fresco vincitore del titolo di capocannoniere nel Bari con 24 gol in coabitazione con Signori, che resta alla Lazio da capitano.

Per la sostituzioni dei partenti, in epoca di risparmio, la Lazio porta a Roma il difensore sudafricano Mark Fish, gli attaccanti Protti e Buso (che salterà gran parte della stagione per una varicella) ed i centrocampisti Paul Okon (australiano ma con diversi problemi fisici), Roberto Baronio, diciottenne di belle speranze del Brescia, e Pavel Nedved dallo Sparta Praga. Su quest’ultimo Zeman mette il suo zampino, si giocano gli Europei del 1996 in Inghilterra, la Lazio visiona diversi elementi da poter prendere, di nome, ma Zeman è irremovibile, vuole il talento ceco, e mai scelta si rivelò più azzeccata.

La Lazio di Zeman parte male, soffre, Protti non ingranaBuso e Okon sono fuori gioco per infortunio, Fish non è all’altezza e Baronio ancora troppo acerbo. L’unico a spiccare il volo in quella stagione è Nedved che si mette in luce per corsa e gran tiro dalla distanza. La Lazio balbetta, non riesce a decollare, e Zeman non gode più della fiducia della società. Il tifo è diviso e si arriva, in un modo o nell’altro, a gennaio del 1997. In Coppa si consuma una delle pagine più criticate della gestione Zeman, la Lazio vince all’andata con il Tenerife per uno a zero ma al ritorno, nonostante segni tre gol in trasferta, esce sconfitta per 5-3. Da qui inizia la caduta del boemo dall’altare. In Coppa Italia arriva a novembre l’eliminazione contro il Napoli, nei quarti, ed in campionato le cose non vanno tanto meglio.

La squadra non riesce più ad esprimere il gioco apprezzato negli anni precedenti, mancano ricambi di qualità, e qualche giocatore sembra non credere più nel progetto Zeman. I biancocelesti perdono in casa con il Vicenza ma è tra la fine dell’andata e l’inizio del ritorno che si consuma l’addio con il tecnico. Il 19 gennaio 1997 la Lazio perde in casa con la Juventus con doppietta di Padovano, passano sette giorni e, sempre in casa, arriva la sconfitta con il Bologna (1-2). Alla vigilia sono già tante le voci che vogliono Zeman ad un passo dall’esonero, i tifosi laziali organizzano addirittura una raccolta di firme per la conferma del tecnico, ma dopo quella sconfitta Cragnotti smette si credere nel tecnico. Via Zeman, panchina a Zoff, che risolleva in parte la squadra centrando, alla fine, il quarto posto.

Zeman lascia quindi la Lazio dopo due stagioni e mezzo con un secondo e un terzo posto all’attivo, con il miglior attacco per due anni consecutivi, ma con zero successi nelle coppe, pagando anche e soprattutto un processo di rafforzamento della squadra praticamente nullo negli ultimi due anni.

L'era di Zeman alla Roma

Le gesta di Zeman, nella capitale, non restano però prive di ammiratori. E’ il tecnico che ha fatto parlare tutta Italia della Lazio, che ha fatto ammirare il suo gioco, fatto di gol e divertimento. Qualcuno, dall’altra sponda del Tevere, cerca riscatto. La Roma vive una delle sue stagioni più travagliate, chiudendo con il ritorno di Liedholm in panchina insieme a Ezio Sella, dopo la sventurata parentesi di Carlos Bianchi. Mentre la Lazio pianifica il suo futuro con Eriksson in panchina e Mancini, Boksic, Jugovic e Almeyda sul fronte degli arrivi, la Roma prova il colpo ad effetto. In Primavera annuncia l’accordo con Zdenek Zeman per la stagione 1997-98, una mossa a sorpresa che accende l’entusiasmo dei tifosi giallorossi, che si innamorano subito del boemo, e scuote i biancocelesti, che sanno di aver lasciato andare un tecnico in grado di far sognare, forse non vincere, ma sicuramente pensare in grande.

 


Zdenek Zeman e Franco Sensi, alla Roma

 

Zeman ha il compito di ridare linfa al popolo giallorosso, la società di Franco Sensi è ancora lontana dagli investimenti che farà nel 2000 per prendersi lo scudetto con Capello, ed è un po’ questa la storia di Zeman. E’ il traghettatore, quello in grado di fare il massimo con quello a disposizione e lasciare l’eredità agli altri di prendersi gli onori, quando arrivano i cosiddetti campioni. A chi dice che Zeman non vuole i campioni, per il suo modo di allenare, per i famosi gradoni e le ripetute, va ricordato che con Zeman hanno giocato, vinto e segnato, elementi come Signori, Boksic, Casiraghi, Nedved, Nesta, Totti, Balbo, Cafù, Candela e Aldair, non proprio gli ultimi arrivati ne giovani di belle speranze obbligati a correre per poter fare la Serie A.

La Roma che si presenta alla campagna acquisti del 1997 è una squadra che deve rifondare. La Roma che prende Zeman viene dal dodicesimo posto in campionato, dall’eliminazione in Coppa Italia con il Cesena e da quella in Uefa con il Karlsruhe, una Roma con Cervone, Thern, Carboni, Annoni, Fonseca, Moriero e Statuto. Zeman opta per una rifondazione con qualche punto fermo, come Aldair in difesa e Candela (arrivato dal Guingamp a gennaio del ’97), Di Biagio (già avuto a Foggia) e Tommasi a centrocampo, e un giovanissimo Totti in avanti con Balbo.

Di arrivi ce ne sono tanti, non tutti passati alla storia per qualità. Da segnalare sono il portiere Konsel, il difensore esterno destro Cafù, l’ala destra del Bayer Leverkusen Paulo Sergio, il centrocampista Eusebio Di Francesco e l’ala Carmine Gautieri. Non passano invece agli annali elementi come Cesar Gomez, Servidei, Scapolo ed Helguera.

Nonostante una campagna acquisti non certo faraonica, Zeman riesce a cambiare la Roma in poco tempo. IL boemo disegna il suo 4-3-3 con Konsel in porta, in difesa da destra a sinistra i titolari sono Cafù, Aldari, Zago (o Petruzzi) e Candela, a centrocampo Tommasi, Di Biagio e Di Francesco (con Wagner, brasiliano, che avrà poco spazio) e davanti Paulo Sergio a destra, Totti a sinistra e Balbo al centro (con Delvecchio prima ricambio). Per il futuro simbolo e capitano della Roma, Francesco Totti, Zeman disegna un ruolo su misura, quello che nessuno prima di lui era riuscito a fare e che qualcuno, come Carlos Bianchi, aveva addirittura cercato di far andare via dalla capitale. La Roma parte alla grande, Zeman riesce subito ad imprimere il suo marchio con la Roma che vince 6-2 con il Napoli alla quinta giornata e si presenta al derby con la Lazio da imbattuta.

 

 

Li arriva la prima battuta d’arresto, i biancocelesti in dieci vincono per 3-1, evidenziando le lacune difensive di Gomez e Servidei, titolari per l’occasione. Il k.o. non ferma però il progetto del boemo, la Roma gioca un calcio spumeggiante, divertente, Zeman conquista i suoi tifosi che da tanto non vedevano giocare cosi la squadra, reduci dalle annate non esaltanti da questo punto di vista con Mazzone e Carlos Bianchi. Il cruccio di Zeman, in quell’anno, e sembra uno strano scherzo del destino, è legato solo alla Lazio. Il tecnico boemo, infatti, perde quattro derby su quattro, un record negativo valido ancora oggi, anche se ad onor del vero la Lazio con cui lui perde è ben diversa da quella che aveva lasciato qualche mese prima.

Stagione 1997-98: Roma - Napoli 6-2

E’ una squadra che ha ripreso Boksic in attacco, che ha portato Roberto Mancini in biancoceleste, a centrocampo ci sono Jugovic e Almeyda con Nedved e Fuser, e che davanti si permette il lusso di tenere Casiraghi in panchina con Signori ceduto a novembre alla Samp per il poco spazio che aveva trovato con Eriksson in panchina. La Lazio è fatale a Zeman sia in campionato (1-3 all’andata, 2-0 al ritorno), sia in Coppa Italia, dove l’avventura dei giallorossi termina ai Quarti, eliminati proprio dai biancocelesti (4-1 all’andata, 2-1 al ritorno).

 

 

Sconfitte che però non minano la credibilità di un uomo, Zdenek, capace di riaccendere l’entusiasmo giallorosso. Alla fine del torneo la Roma ottiene il quarto posto in campionato, la qualificazione in Coppa Uefa ed un gioco da far invidia a tutte le squadre del campionato.

Stagione 1997-98: Roma - Milan 5-0

 

Sembra il preludio ad un altro grande progetto per il tecnico e per la società, ma nell’estate del 1998 accade qualcosa che segnerà la carriera di Zeman per tutta la vita. Il 6 agosto del 1998, infatti, Zeman dichiara all’Espresso che “il calcio deve uscire dalle farmacie e dagli uffici finanziari”, da lì inizia la querelle con la Juventus e con Vialli e Del Piero per il loro repentino accrescimento muscolare. Inizierà un processo per dopingZeman si ritrova al centro del palcoscenico, lui da una parte, la Juventus dall’altra. Zeman diventa il paladino di un calcio pulito, ma la sua Roma, in quella stagione, subisce una serie di torti arbitrali che fanno pensare, come se il sistema lo volesse punire per le due denuncie.

La società giallorossa del patron Sensi difende a spada tratta il boemo, anche se sul fronte della campagna acquisti sono davvero pochi i colpi messi a bilancio. A centrocampo, al posto del deludente Wagner, la Roma punta sul russo Dmitri Alenichev dello Spartak Mosca, in difesa arriva Pierre Wome come esterno sinistro (ricambio di Candela), a centrocampo viene preso dal Partizan Tomic, quasi in risposta all’acquisto della Lazio di Stankovic, mentre in avanti, ceduto Balbo al Parma, l’estate si protrae con la strenua ricerca di un centravanti di livello. Alla fine la scelta ricade su Gustavo Bartelt, attaccante del Lanus, argentino, che però riuscirà a brillare assai poco (un lampo con la Fiorentina e poco altro), con Marco Delvecchio che si guadagnerà i galloni del titolare.

 


Zdenek Zeman e Francesco Totti ai tempi della Roma, stagione 1998-99

 

La formazione giallorossa continua a giocare il solito, splendido, calcio zemaniano. Nonostante i torti arbitrali, con addirittura un dossier presentato dalla società in Federcalcio, la truppa del boemo riesce a conquistare il quinto posto, ad un paio di lunghezze dalla terza posizione, presa dalla Fiorentina. La Roma, per il secondo anno consecutivo, ha il miglior attacco della Serie A con 69 centri in 34 partite, anche se pesa il dato delle reti subite, con 49 gol presi dai giallorossi.

La partenza dei giallorossi non è fulminea come nella passata stagione, ma la Roma si assesta e si toglie lo sfizio, il 15 novembre 1998, di battere in casa l’odiata Juventus, ora anche da Zeman, per due a zero con le reti di Paulo Sergio e Candela. Quello che Zeman aveva perso nell’anno precedente, nei derby, lo riconquista in questa stagione. Alla fine ottiene un pari e una vittoria, ma in due partite che segnano la stagione dei biancocelesti. All’andata la Roma passa in vantaggio con Delvecchio ma subisce la rimonta laziale, Mancini per due volte e Salas portano il risultato sul 3-1, la formazione biancoceleste segna anche la quarta rete con Stankovic, annullata, e la Roma resta in dieci. Ma qui la spregiudicatezza del boemo ha la meglio, la sua Roma resta con tre attaccanti, si schiera con un audace 3-3-3 e nel giro di due minuti, dal 78’ all’81’, trova il pareggio con Di Francesco e Totti, rischiando anche di vincere per un gol annullato, nel finale, a Delvecchio. Finisce 3-3. 

Nel girone di ritorno, invece, si consuma la vendetta di Zeman sulla Lazio. I biancocelesti, con Eriksson, sono lanciati alla conquista dello scudetto. La Lazio è prima in classifica, ma la Roma stravince la partita.

Stagione 1998-99: Roma - Lazio 3-1

I giallorossi battono i cugini per 3-1, doppietta di Delvecchio e gol di Alenichev, costringendo anche la Lazio ad espulsioni e ammonizioni che la costringeranno, sette giorni dopo, ad affrontare e perdere con la Juventus, con una difesa inventata. La vendetta, fredda, arriva, ma per Zeman è forse l’ultimo acuto nella capitale. In Coppa Uefa la squadra si comporta discretamente, venendo eliminata solo ai Quarti di Finale dall’Atletico Madrid, mentre in Coppa Italia la squadra lascia anzitempo la competizione, eliminata dall’Atalanta negli Ottavi di Finale ai calci di rigore.

Stagione 1998-99: tutti i gol della Roma di Zeman

Zeman, in due anni, restituisce comunque una dimensione importante alla Roma, con un quarto ed un quinto posto. Numeri che basterebbero, chiaramente, per guadagnarsi una conferma ma la storia non va cosi. La battaglia di Zeman per cambiare l'andamento del calcio fa una vittima, ed è proprio lui. Il sistema, per cosi dire, si ribella, la Roma subisce torti arbitrali con cadenza settimanale, e questo porta Franco Sensi, patron giallorosso, ad un doloroso addio. Più volte, in seguito, ha spiegato come l’allontanamento di Zeman non sia dipeso da questioni tecniche, ma per ragioni di opportunità. La Roma sceglierà Fabio Capello, con cui vincerà uno scudetto due anni più tardi, ma anche in questo caso, come alla Lazio, Zeman è nella società giusta ma un paio di anni prima del momento giusto. Con lui la Roma punta su Wagner, Paulo Sergio, Cafù e Candela, ma nella Roma che verrà gli acquisti portano i nomi di Samuel, Emerson, Montella e Batistuta, gente che il boemo, purtroppo, non ha mai potuto allenare.

Zeman tornerà a Roma, quindici anni più tardi, con gli americani dopo aver vinto, stravinto e divertito a Pescara, in Serie B, riportando gli abruzzesi in A. Non sarà un grande ritorno, la Roma non è pienamente convinta, la squadra viene rivoluzionata, e forse il boemo non ha più lo smalto e l’appeal di un tempo. Gli sarà fatale un Roma – Cagliari, ma questa parentesi non spegnerà l’eco delle gesta del boemo, che dal 1994 al 1999, è diventato di fatto il padrone della Roma calcistica.

Zeman non ha solo conquistato piazzamenti, ha conquistato il cuore e la mente dei tifosi di Roma e Lazio, che in fondo gli hanno perdonato come non hanno fatto con nessun altro il fatto di essere passato da una parte all’altra del Tevere. Zeman va oltre questi confini, Zeman è sempre stato e sempre sarà, qualcosa di più di un semplice allenatore.

Alessandro Grandoni

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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