Tra le squadre più sorprendenti della storia c’è sicuramente la Croazia del 1998. Dopo il Portogallo del ’66, infatti, quella biancorossa diventa la migliore debuttante ai Mondiali, con il terzo posto conquistato alla sua prima partecipazione (nel ’90 la Jugoslavia era ancora unita).

Formazione: la Croazia del 1998

Una squadra tutta talento, classe e forza, che ruppe gli schemi classici degli slavi, abituati a cercare il gioco e non la concretezza. Non quella Croazia, quella che in realtà inizia a costruirsi nel Mondiale Under 20 del 1987, quando i vari Boban, Prosinecki e Jarni battono la Germania di Berti Vogts e di un giovanissimo Sammer. Undici anni più tardi ci sono ancora loro, insieme ad una batteria di giocatori di indubbio spessore.

La stella, e lo sarà di tutto il Mondiale, risponde al nome di Davor Suker, centravanti del Real Madrid che in avanti fa coppia con Vlaovic. Manca un altro big, Alen Boksic, che nel 1997-98 gioca la sua migliore stagione della carriera con la Lazio ma che deve guardare la contesa francese dalla tribuna per un infortunio al menisco.

A centrocampo, oltre a Boban e Prosinecki, ci sono Mario Stanic, ammirato in Italia al Parma, e Soldo, mentre in difesa sulla sinistra corre come un treno Robert Jarni con Simic a destra. In porta Ladic, che disputerà un grandissimo mondiale, con Asanovic, Bilic e Stimac a completare il quadro (in rosa c’è anche Igor Tudor, futuro centrale della Juventus).

 

Suker e Boba, protagonisti della Croazia 1998
Suker e Boba, protagonisti della Croazia 1998

 

Croazia 1998: il cammino ai Mondiali in Francia

La squadra che si presenta a quel mondiale, allenata da Miroslav Blazevic, ha tutto per fare bene, ma nessuno ci crede fino in fondo. Inserita nel gruppo con Argentina, Giappone e Giamaica, passa agevolmente il turno battendo le ultime due e arrendendosi ai biancocelesti. Con la Giamaica, all’esordio, vanno in gol Stanic, Prosinecki e Suker per il 3-1, con i nipponici è più dura ma i biancorossi la spuntano per uno a zero con il gol, neanche a dirlo, di Suker.

Mondiali 1998: Croazia - Giamaica 3-1

Mondiali 1998: Croazia - Giappone 1-0

Con l’Argentina ci si gioca il primo posto, la decide Pineda, con la Croazia costretta cosi a vedersela con la Romania di George Hagi negli Ottavi. La formazione di Blazevic può contare non solo su un attacco di livello, ma soprattutto su un’organizzazione difensiva importante. Porta inviolata e qualificazione ai Quarti firmata nel finale del primo tempo da Davor Suker.

Mondiali 1998: Argentina - Croazia 1-0

Ottavi di Finale Mondiali 1998: Croazia - Romania 1-0

E’ proprio qui che torna il confronto con quella Germania di undici anni prima. La Croazia non parte certo da favorita, ai Mondiali, si sa, la Germania arriva sempre, anche se quattro anni prima aveva steccato in Usa complice la Bulgaria di Stoichkov. I tedeschi sono forti, ma consumati nell’età. Ci sono ancora Kohler, Matthaus, Hassler e Klinsmann nell’undici titolare, già presenti ai Mondiali di otto anni prima in Italia, oltre ai veterani Reuter e Moller. Kopke, Worns, Heinrich e Bierhoff provano a dare linfa a una squadra che sembra aver dato tutto.  

Quarti di Finale Mondiali 1998: Croazia - Germania 3-0

La Croazia gioca ma ci mette un po’ a piegare le resistenze tedesche. La partita la sblocca Jarni a fine primo tempo, i tedeschi ci provano ma nel finale la maggiore qualità tecnica e brillantezza dei croati ha la meglio. All’80’  Vlaovic sigla il raddoppio, cinque minuti più tardi Suker scrive la parola fine alla gara e a quella dinastia germanica, che di lì a poco sarà costretta a riorganizzarsi.

Il sogno croato arriva fino in semifinale, un risultato impensabile fino a poche settimane prima. La gara con la Francia è la più difficile che ci possa essere, non tanto sul piano delle qualità delle squadre, ma dal punto di vista ambientale, con i francesi padroni di casa. La squadra di Blazevic non ha nessun timore reverenziale, passa anche in vantaggio con il solito Suker, che diventerà capocannoniere del torneo, ma poi subisce, nel giro di 22 minuti, la doppietta, e questa è una notizia, di Lilian Thuram, che ribalta il risultato a porta i suoi alla finale con il Brasile.

Semifinale Mondiali 1998: Croazia - Francia 1-2

Per i biancorossi è un duro colpo, ma non tanto da stenderli, perché di lì a pochi giorni avranno la forza di battere l’Olanda (2-1 con gol di Prosinecki e Suker), forse la squadra più bella ammirata al Mondiale, per prendersi il bronzo ed il maggior risultato mai conseguito fino a quel momento.

Finale 3° e 4° Posto Mondiali 1998: Croazia - Olanda 2-1

La storia poteva essere diversa, quella Croazia, con il Brasile visto in finale, avrebbe potuto anche spuntarla costruendo un’impresa simile a quella della Danimarca agli Europei del 1992.

Così non è stato ma poco importa perché negli occhi di tutti, al termine di quella contesa, è rimasta la bellezza di una nazionale concreta, tecnica e capace di battere le grandi d’Europa. Da qui in avanti, la Croazia, non sarà più una cenerentola.

Alessandro Grandoni

E’ stato uno dei più grandi rimpianti del calcio mondiale degli anni novanta. Denílson de Oliveira Araújo, noto semplicemente come Denílson, è stato ad un passo dall’essere considerato uno dei più grandi calciatori del decennio, sul punto di sbocciare, ma poi fallire clamorosamente nell’impatto con il grande calcio europeo.

 

La carriera di Denilson de Oliveira Araujo, dal San Paolo al Betis, passando per il Brasile

 

La carriera di Denilson inizia nel San Paolo, scoperto dal celebre tecnico brasiliano Telè Santana. Non ha mai avuto il gol nel sangue, come dimostra anche negli anni brasiliani, ma a livello di tecnica ha davvero pochi eguali. Sono gli anni in cui si afferma Ronaldo nel calcio mondiale, e Denilson viene visto da molti come il giocatore in grado di eguagliarne le gesta in tutto il mondo. Mancino naturale, giocatore dotato di una tecnica sopraffina, dal fisico esile, dal doppio passo in grado di lasciare sul posto qualsiasi avversario.

Nei quattro anni al San Paolo, dal ’94 al ’98, Denilson gioca 96 partite mettendo a segno 8 gol. Il 13 Novembre del 1996 arriva anche l’esordio in nazionale, in un’amichevole che il Brasile gioca contro il Camerun, terminata zero a zero. Denilson inizia pian piano a far parlare di sé, la sua tecnica non passa inosservata, in Nazionale inizia a giocare con continuità e nella Coppa America del 1997, vinta dal Brasile, segna la sua prima rete con i verdeoro. Quel Brasile, quello del ’97, è un mix di classe e potenza e Denilson è uno dei protagonisti.

Cresce l’attenzione per lui, protagonista anche di un celebre spot televisivo con la sua nazionale. Il suo marchio di fabbrica è il doppio passo, ripetuto più volte fino a stordire il suo diretto avversario. Un funambolo che, però, sembra in grado di abbinare fantasia ad efficacia.

 

Denilson de Oliveira Araujo, le giocate del giocatore brasiliano

 

Il Mondiale del 1998 è la sua competizione. Gioca da titolare come ala sinistra della nazionale verdeoro. Il Brasile, grande favorito, perde la finale con la Francia padrona di casa, ma la stella di Denilson è in piena ascesa. Le grandi squadre europee danno la caccia al talento brasiliano, ci prova anche la Lazio dopo non esser riuscita, l’anno precedente, a prendere Ronaldo. Alla fine, però, la spunta il Betis Siviglia. Denilson si trasferisce in Spagna per la cifra record di 63 miliardi di lire con una clausola rescissoria di ben 750 miliardi. Grandi aspettative che però, Denilson, non ripaga.

 

Denilson con la maglia del Betis Siviglia
Denilson de Oliveira Araujo con la maglia del Betis Siviglia

 

In Spagna passa due stagioni senza lasciare un grandissimo segno, 65 presenze e solo cinque reti, con la seconda annata chiusa addirittura con la retrocessione del Betis. Viene spedito in Brasile, in prestito al Flamengo, sperando in una sua resurrezione ma questa, purtroppo, non arriverà mai. Torna al Betis l’anno successivo, contribuisce alla promozione della squadra, ma la sostanza non cambia. Denilson non riesce più ad essere il talento cristallino ammirato soprattutto nel ’97 e nel ’98.

 

1997: spot Tv del Brasile in Aereoporto

 

Perde, pian piano, la nazionale, con la sua ultima partita in verdeoro datata 12 febbraio 2003 (nel 2002 partecipa, ma da comprimario, alla vittoria del mondiale nippo-coreano). Rimane al Betis fino al 2005, il suo score nella seconda esperienza spagnola recita 118 gare e 8 reti, tropo poco. Da lì in avanti Denilson si trascina fino a fine carriera con Bordeaux, Al-Nassr, Dallas, Palmeiras, Itumbiara, Hai Phong e Kavala, terminando tra il Vietnam e la Grecia la sua militanza nel professionismo.

Denilson è di fatto uno dei più grandi misteri del calcio brasiliano, visto da tutti come un sicuro crack, il suo talento si è dissolto dopo solo due stagioni di altissimo livello.

Di lui, ad oggi, ci rimangono solo i suoi doppi passi, ancora un piacere da vedere.

Alessandro Grandoni