Il suo anno, nel bene e nel male. Charles Leclerc si appresta a vivere la sua prima stagione in Formula Uno da autentico protagonista. Sarà un anno particolare, certamente, condizionato dal Covid per la ripartenza e per la grande concentrazione di gare in un periodo limitato, ma sarà soprattutto l’anno in cui Leclerc potrà prendersi, giustamente, lo spazio per essere il protagonista della rossa.

La sua prima stagione alla guida della squadra di Maranello è stata sensazionale, vista anche la sua età. Parliamo di un classe 1997, che dopo un esordio nella massima categoria con la Sauber nel 2018, con discreti risultati, nella stagione passata si è misurato su una macchina e con un compagno di squadra non certamente comune. Alla prima vera stagione nella quale era in grado di competere sono arrivate 2 vittorie, 7 pole position (4 consecutive), 10 podi e il quarto posto generale nel Mondiale Piloti con 264 punti.

Numeri che testimoniano come l’appellativo di predestinato, datogli da tempo, regga il confronto. Quella che sembrava poter essere una seconda stagione di conferme, è però drasticamente cambiata nel momento in cui la Ferrari ha ufficializzato il suo divorzio da Sebastian Vettel, atteso all’ultima stagione sulla rossa.

Una mossa che ha necessariamente alzato la pressione sul pilota monegasco, che ora è davvero sotto i riflettori. Già, perché il divorzio dal tedesco ha reso pubblica la scommessa della Ferrari, che ha puntato su Leclerc come forse non aveva mai fatto con nessun altro pilota. Negli ultimi decenni, infatti, la rossa aveva sempre puntato su prime guide di spessore, già capaci di dimostrare la loro forza e già campioni del mondo. Da Michael Schumacher a Fernando Alonso fino a Sebastian Vettel , la rossa è sempre andata sul sicuro, dal punto di vista dei piloti, così come con Raikkonen che festeggiò alla guida del cavallino il suo primo Mondiale, ma che veniva già da una esperienza pluriennale in Formula Uno.

La vittoria di Charles Leclerc a Monza nel 2019

Con Charles Leclerc è stato tutto diverso. La Ferrari lo ha scoperto, ci ha puntato, l’ha testato, ed ora l’ha promosso. Il 2020, questo strano 2020, sarà il primo anno in cui il pilota monegasco si troverà ad essere una prima guida, con tutte la relativa pressione addosso, senza più quel credito di poter sbagliare che aveva in passato. Le doti sono indiscusse, dal punto di vista tecnico, ma ora Leclerc dovrà fare un upgrade del suo stato. Dimostrare di essere non solo un bravo pilota, ma un uomo capace di reggere la pressione, di migliorare la sua squadra, di saper aspettare il momento giusto per colpire, perché i rivali non staranno certo a guardare.

Ci sarà da superare quello che, ancora oggi, è considerato il favorito numero uno, Lewis Hamilton, e quello che invece, da sempre, ha addosso lo stesso appellativo di Leclerc, predestinato, e parliamo di Max Verstappen. Ci sarà poi da gestire la coesistenza con Vettel, che è vero che lascerà la rossa a fine stagione, ma che vorrà farlo da campione quale è, rispolverando la sua bacheca che, comunque, prevede già quattro titoli mondiali.

Non sarà un anno semplice per Leclerc, sarà l’anno in cui sarà chiamato a dimostrare la bontà dell’investimento Ferrari, che ha puntato tutto su di lui come non aveva mai fatto con nessun altro, giocandosi le sue carte con un giovanissimo e predestinato. Ora starà a lui dimostrare di avere tutte le carte in regola per scrivere un’altra pagina importantissima di questa storia, perché da tanto tempo, dall’addio di Shumy, i tifosi della Rossa cercano un nuovo idolo di cui innamorarsi.

Charles può essere tutto questo, ma da quest’anno si fa veramente sul serio.

Alessandro Grandoni

Come nasce una leggenda. Oggi torniamo all’anno 1984, all’anno in cui, in Formula Uno, arriva un brasiliano che, in dieci anni, scriverà un grande pezzo di storia di questo sport, lasciando poi un ricordo indelebile in tutti noi. Parliamo di Ayrton Senna, uno che è sicuramente sul podio dei più grandi piloti di Formula Uno mai esistiti, la cui carriera si è interrotta tragicamente in un giorno di maggio del 1994, esattamente dieci anni dopo il suo esordio.

Ayrton inizia a gareggiare, come quasi tutti i piloti, sui kart dall’età di 13 anni, nel 1973, e undici anni più tardi disputa il suo primo Gran Premio di Formula Uno. Nel 1983 si mette in luce in F3, poi partecipa a dei test sia con la Williams che con la McLaren, si avvicina a lui anche la Brabham di Ecclestone ma alla fine, per una serie di circostanze, è la Toleman di Alex Hawkridge a ingaggiarlo, con un contratto da 100.000 sterline, per la stagione 1984.

Il debutto di Senna in Brasile nel 1984

Il primo appuntamento della stagione è a casa sua, è il Gran Premio del Brasile. Il 25 marzo del 1984 debutta in Formula Uno anche se, come accadrà anche a Schumacher nel 1991, non riuscirà a completare il suo primo gran premio. La sua Toleman è tutt’altro che una macchina competitiva, in qualifica si piazza al 17° posto, a quasi 5 secondi dalla pole di Elio De Angelis della Lotus, ma stacca il compagno di squadra Cecotto di 2’’. La gara parte bene, Senna risale fino al 13° posto ma all’8° giro il turbocompressore del suo motore Hart comincia a fare problemi, costringendolo al ritiro (poco dopo anche il suo compagno di scuderia sarà costretto  a fare altrettanto).

Basta però soltanto una gara di rodaggio, al giovane Ayrton, per iniziare a incamerare punti. Al secondo Gran Premio, in Sudafrica, Senna conquista il sesto posto. Parte dalla 6° fila, la gara è condizionata da tanti ritiri e incidenti, solo 11 vetture su 23 arrivano al traguardo, e tra queste c’è la sua Toleman, che Senna guida alla fine priva di muso anteriore, ma che si piazza sesta, in un Gp dominato dalle McLaren con Lauda primo e Prost secondo. La scalata di Senna continua nel Gran Premio del Belgio, terzo della stagione, quando dopo il 19° tempo in qualifica riesce ad arrivare al traguardo settimo, dopo una grande rimonta. La squalifica della Tyrrel di Bellof lo farà avanzare di una posizione, quel tanto che basta per prendere il suo secondo punto iridato.

Al quarto Gp c’è il San Marino, un Gran Premio che sarà fatale nel 1994, ma che è anche l’unico dove Senna, in tutta la sua carriera, non riuscirà a qualificarsi. I problemi con le gomme Pirelli della Scuderia portarono la Toleman a scendere in pista solo il sabato, senza un solo giro di prova al venerdì. Senna, con problemi al propulsore della benzina, non riesce a centrare un tempo valido e cosi è costretto a non poter partecipare al Gran Premio della domenica (dopo questa gara la Toleman passerà alle Michelen).

La Toleman, per il Gp di Francia, cambia la sua vettura, debutta la TG 184, più aereodinamica della precedente. In qualifica va meglio con il 13° posto ma in gara Senna è ancora tradito dall’affidabilità, con il turbocompressore che lo tradisce al 35° giro. I progressi della macchina sono però evidenti, sembra tutto pronto per quello che, a tutti gli effetti, è l’esplosione del brasiliano, che avviene nella gara seguente, quando si corre al Principato di Monaco.

Gran Premio di Montecarlo del 1984: nasce il mito di Senna

Sarà la gara che segnerà l’inizio dell’era di Ayrton Senna, anche se le premesse erano tutt’altro che incoraggianti. In qualifica, infatti, Senna si piazza tredicesimo, a più di 2’’ da Prost, che è in pole. Il giorno della gara, però, sul circuito si scatena un terribile nubifragio. Sulla pioggia, si sa, solo i migliori resistono, solo i migliori sono capaci di spingere al massimo. Con il passare dei giri molti piloti abbandonano, per uscite e guasti. Prost tiene dietro Mansell e Keke Rosberg, Senna comincia a guadagnare posizioni e si mette in scia a quest’ultimo. La pioggia prosegue, Mansell è costretto al ritiro dopo aver urtato le barriere, Senna continua a migliorare, quasi non curandosi delle condizioni meteo. Si lancia all’assalto di Rosberg e Arnoux e va a caccia di Niki Lauda, che riesce a sorpassare al 19° giro. Senna è secondo, sull’asfalto bagnato sembra volare, guida in modo impeccabile e guadagna circa 3 secondi a giro su Prost, che ha un vantaggio consistente. La pioggia aumenta ancora, Prost quando passa sul traguardo fa segno alzando il braccio che la gara va interrotta, che non si può guidare. A Senna tutto ciò non interessa, continua a correre, a volare, arriva a soli due secondi dal francese quando, al 32° giro, viene esposta la bandiera rossa seguita dalla bandiera a scacchi che chiude cosi la gara. Prost non taglia neanche il traguardo, fermandosi prima, Senna lo fa, ma il regolamento dice che vanno considerate le posizioni dell’ultimo giro terminato prima dello stop. Vince quindi Alain Prost, ed il Gp di Monaco 1984 resterà per sempre quello della vittoria “scippata” ad Ayrton Senna, fermato ad un passo dalla gloria. Lo stesso Senna, però, ammette che la sua monoposto aveva problemi e che probabilmente è stato meglio cosi, quel che è certo è che quel giorno, il 3 giugno del 1984, tutto il mondo si accorge del pilota brasiliano.

 


Ayrton Senna alla guida della Toleman nel 1984 al Gran Premio di Montecarlo

E’ il suo primo podio, ma non sarà l’ultimo di quell’anno da debuttante. In Canada Senna fa segnare il nono tempo con una Toleman che sembra rivitalizzata, in gara non va oltre la settima piazza non riuscendo cosi ad andare a punti, così come nel Gp seguente di Detroit, quando dopo una splendida qualifica chiusa al settimo posto è costretto al ritiro al 22° giro per la rottura della sospensione in un incidente con Alboreto.

 

GP MONACO 1984: la straordinaria gara di Ayrton Senna

 

Dopo un altro ritiro nel Gran Premio degli Stati Uniti per il cedimento della frizione, arriva la gara in Gran Bretagna, che segna un altro punto importante nella prima stagione di Ayrton in Formula Uno. La procedura di partenza viene ripetuta in due occasioni, dopo che il brasiliano è settimo in griglia. Nel secondo start va male, viene sopravanzato da diverse vetture ma non si perde d’animo, inizia a macinare chilometri e sorpassi, ed alla fine giunge addirittura terzo, alle spalle di Niki Lauda, vincitore, e del britannico Warwick. Senna inizia a far parlare di sé, di come sia possibile essere competitivo a grandi livelli con una macchina che non è propriamente una big. Arrivano le malelingue, che parlano di qualche trucchetto usato dalla monoposto, ma il brasiliano va avanti per la sua strada. Si prosegue in Europa, si va prima in Germania e poi in Austria, ma in entrambi i casi la sua monoposto non arriva al traguardo, in terra teutonica è un incidente al 4° giro a farlo fuori, stavolta per colpa sua, mentre in Austria, mentre sta compiendo un’altra delle sue rimonte ed è terzo, problemi alla pressione dell’olio lo costringono al ritiro.

Anche in Olanda non va meglio, con il propulsore Hart che lo tradisce al19° giro, mentre in Italia, a Monza, Senna non viene fatto correre. Gira la voce di un suo accordo con la Williams, la Toleman non ci sta e decide di partire al via con Johansson al suo posto. La querelle viene risolta, nessun accordo con la scuderia inglese, e Senna torna alla guida della sua vettura nel Gp d’Europa, nella quindicesima e penultima tappa del Circus. Dopo un dodicesimo posto in griglia al primo giro la sua macchina urta Keke Rosberg, autore di una pessima partenza, con il conseguente ritiro. La stagione sembra volgere al termine non nel migliore dei modi, ma c’è ancora il Portogallo per prendersi la gloria. In testa c’è il duello tra Lauda e Prost per il titolo di campione piloti, Senna sa già che sarà la sua ultima gara sulla Toleman (nel 1985 passerà alla Lotus). In qualifica Piquet è il più veloce di tutti, dopo una buona partenza Ayrton riesce ad essere quarto, dietro De Angelis. Senna continua a spingere, Lauda prosegue la sua rincorsa dopo esser partito attardato, ed al 52° giro è Mansell a dare forfait con un testacoda. Senna spinge e deve farlo al massimo, perché dietro di lui c’è Alboreto su Ferrari che guadagna secondi preziosi. Dopo settanta giri Senna riesce nel suo intento, difende il terzo posto ed ottiene il terzo podio della stagione per un debuttante, un risultato storico.

Finisce cosi il primo campionato piloti di Ayrton Senna, che chiude al nono posto in classifica generale con 13 punti, gli stessi di Nigel Mansell. Il futuro del brasiliano è scritto, tutti hanno già capito con chi avranno a che fare negli anni seguenti, lui passerà prima dalla Lotus, per tre stagioni, prima di arriva alla McLaren dove diventerà il mito che conosciamo con tre titoli iridati.

Si chiude cosi il 1984, l’anno cui il mondo scopre Ayrton Senna.

Alessandro Grandoni

E’ il 1991, è l’anno in cui un ragazzo tedesco, Michael Schumacher, definito fin da subito come un predestinato, si prende quello che la storia ha riservato per lui. Non è giovanissimo, non è un diciottenne come Max Verstappen, ma un ragazzo di 22 anni che debutta in formula uno quasi per caso. La sua leggenda nasce infatti il 25 agosto di quell’anno, sulla pista di Spa-Francorchamps, in occasione del Gran Premio del Belgio.

Il suo arrivo, però, avviene in seguito ad un curioso episodio, e la partenza di Shumy in Formula 1 desta subito attenzione, invidie e qualche polemica. Nel 1991 la Jordan ha come piloti Andrea de Cesaris e il belga Bertrand Gachot. Proprio quest’ultimo è protagonista di un incidente a Londra, litiga con un tassista e gli spruzza sul viso uno spray urticante. In Inghilterra la pratica è illegale e Gachot viene arrestato.

L'arrivo di Michael Schumacher alla Jordan

La Jordan, improvvisamente, si ritrova senza un pilota e la scuderia è costretta a cercarne uno in fretta e furia. Nel Campionato Prototipi, alla guida della Sauber motorizzata Mercedes, si mette in luce un ventiduenne che risponde al nome di Michael Schumacher, in quei giorni impegnato al Nurbugring. Eddie Jordan vorrebbe in realtà Keke Rosberg o Stefan Johansson, ma il manager di Shumy, Willi Weber, si precipita a chiamarlo, spendendo una cifra attorno ai 750 euro odierni, per contattarlo visto che il manager della scuderia si trova in vacanza in Spagna.

La Jordan lo punta, ma ha bisogno di un pilota che conosca il tracciato di Spa, non può permettersi errori. Schumacher viene girato al team ma con un piccolo segreto. Viene infatti fatto sapere che il tedesco conosce già il tracciato, particolarmente difficile, anche se poi si verrà a sapere negli anni successivi che per lui si trattava di una primissima volta.  Una piccola bugia che ha sicuramente accelerato il passaggio di Shumy in Formula 1.

 

Schumacher e il suo casco nel 1991
Schumacher e il suo casco nel 1991

Accordo fatto e primi test a Silverstone sulla monoposto. A Schumacher bastano tre giri per capire la macchina, gli stessi tre giri che convincono la Jordan di aver fatto un affare. Schumy studia percorrendolo in bici il circuito di Spa, si fa trovare pronto su un circuito che regala poco ai principianti. Il tedesco parte da un Gran Premio che non ammette disattenzioni. E’ il preludio di quella che potrebbe essere una disfatta e mettere cosi a nudo la bugia di Weber, ma lui è già Schumy, è già pronto a far parlare di se. Il circus in quel momento abbonda di piloti di esperienza e qualità, davanti a tutti partirà Ayrton Senna, come gli accade spesso, accanto a lui il Professore, il rivale di sempre, Alain Prost. Poi il leone Mansell, Berger, Alesi e Nelson Piquet, che imparerà presto a conoscere il nuovo arrivato. Schumacher si presenta alla qualifiche ed ottiene il settimo posto in griglia, da totale esordiente. La “grande bugia” tiene, nessuno, infatti, potrebbe credere che un totale esordiente, che mai aveva visto quel tracciato, si qualifichi al settimo posto rifilando un secondo di distacco al suo compagno di squadra De Cesaris.

 

Il debutto di Schumacher a Spa nel 1991 con la Jordan

La gara, poi, è tutt’altra cosa. Neanche il tempo di partire che la sua vettura lo tradisce. Guasto alla frizione dopo poche centinaia di metri e ritiro. Quel circuito, però, diventerà un giorno la sua casa, il luogo dove Shumy trionferà per ben sei volte in carriera.

 

Michael Schumacher alla Benetton: la mossa di Flavio Briatore

 

Quel tedesco e quel settimo posto, però, non sono passati inosservati. Nel Circus c’è un italiano che ha l’occhio lungo, che vede al di là, che anticipa scenari futuri, ed il suo nome è Flavio Briatore. Capisce che c’è l’occasione di arrivare a un predestinato. Anticipa tutti, licenzia in tronco uno dei suoi due piloti, il brasiliano Roberto Moreno, e riesce a portare alla Benetton Michael Schumacher grazie ad un escamotage messo nel contratto dal manager Weber, un connubio quello tra il pilota tedesco ed il manager italiano che scriverà la storia della Formula Uno di quegli anni.

 

Schumacher con Flavio Briatore, nel 1991

 

Ma quando di punto in bianco fai fuori un brasiliano, devi sapere che qualcun altro, che vince e incanta da qualche anno, non la prenderà bene. Schumy prende il posto di Moreno, ma inizia a inimicarsi Ayrton Senna, che annusa il nuovo che avanza. I piloti sanno quando sta arrivando qualcuno fuori dal normale, lo capiscono, prima degli altri. Arriverà qualche battibecco tra i due, ma Schumy è ancora il ragazzino che si deve fare, Ayrton lo sa, anche se ancora non pensa che di li a qualche anno il tedesco lo scalzerà da molti dei suoi primati. La decisione, però, ha delle conseguenze. Moreno fa infatti causa alla Benetton ottenendo il sequestro della vettura, inizia una trattativa che si conclude con il passaggio di Moreno alla Jordan e con la monoposto Benetton nuovamente libera di poter gareggiare. Arriva così il Gran Premio d’Italia, a Monza. Schumacher è a tutti gli effetti un pilota Benetton e affianca un mostro sacro come Nelson Piquet. Prime qualifiche con la nuova macchina, e Shumy si conferma al settimo posto, mettendosi dietro anche il compagno, un altro brasiliano, a cui da quasi tre decimi di distacco. La pole, neanche a dirlo, è di Ayrton Senna, su McLaren. La gara sarà divertente, Riccardo Patrese dopo 26 giri conquista la testa, Mansell si avvicina e supera il brasiliano che dopo il cambio gomme riuscirà a rimettersi dietro tutti, ad eccezione del leone inglese. Alla fine vincerà Mansell, davanti a Senna, Prost e Berger. E al quinto posto? C’è lui, Michael Schumacher, che alla prima gara su una monoposto affidabile va a punti, ne conquista due e sopravanza il compagno Piquet, sesto, che arriva dopo 11 secondi.

 

La Stagione 1991 di Michael Schumacher (Jordan - Benetton)

 

L’esame è superato, da questo momento in poi, Schumacher è di diritto un pilota di Formula !, e che pilota. La stagione prosegue in Portogallo, all’Estoril, in una gara che resta alla storia come quella della gomma di Mansell, che la perde dopo un pit stop affrettato. Shumy non va benissimo in qualifica, decimo, ma rimonta in gara concludendo al sesto posto, dietro a Patrese, Senna, Alesi, Martini e Piquet, che stavolta lo supera.

Il tedesco è ormai una certezza, al Gp di Spagna centra il quinto posto nelle qualifiche ed il sesto in gara, andando ancora una volta a punti nella gara vinta da Nigel Mansell. Le ultime due gare del Mondiale non sorridono a Shumy. In Giappone, dopo una qualifica chiusa al nono posto, arriva la rottura del motore a impedirgli di andare nuovamente a punti, mentre in Australia, dopo il sesto posto in griglia, è un’incidente al quinto giro a negargli la possibilità di concludere il Gran Premio.

Schumacher conclude quindi la sua prima stagione in Formula 1 con quattro punti in classifica, frutto di un quinto e due sesti posti. Un bottino di per se importante, ma la strada è ormai tracciata. Briatore gongola sapendo di aver preso un cavallo di razza, i big lo sanno, lo sa Senna, perché un grande campione riconosce sempre quando il nuovo sta arrivando, lo sanno gli altri del circuito, che intuiscono le qualità di un tedesco che, di lì a tre anni, vincerà il suo primo titolo mondiale scrivendo, per la prima volta, il nome di un pilota teutonico nella storia della Formula 1.

In una Formula 1 che, nel 1994, perderà tragicamente a Imola il dominatore dell’ultimo decennio, arriva l’uomo che riuscirà a vincere sette titoli mondiali, 91 Gran Premi e 68 Pole Positon.

E’ il 1991, è ufficialmente iniziata l’era di Michael Schumacher.

Alessandro Grandoni

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