La stagione 1991-92 resterà per sempre negli annali del Torino. Una società che in passato è stata abituata a vincere in Italia, dal grande Torino fino allo scudetto di Pulici e Graziani, ma che in Europa non era mai riuscita ad imprimere il suo marchio. Nell’albo d’oro della Coppa Uefa di quell’anno non c’è il nome del Toro, ma nel ricordo di tutti si, perché quella finale con l’Ajax brucia ancora a Casagrande e compagni, arrivati ad un passo dalla storia.

Sono anni felici per il Toro, che arriva dal quinto posto ottenuto nella stagione precedente in Serie A dietro a Sampdoria, Milan, Inter e Genoa. Si riparte dal tecnico, un veterano, un uomo di campo e di calcio, che ha ricevuto forse troppo poco per quello che ha dato: Emiliano Mondonico. Accusato sempre di giocare un calcio difensivo, proprio in quella stagione farà ricredere in molti, soprattutto fuori dai confini nazionali.

Il Toro che si presenta ai nastri di partenza è una squadra molto simile a quella della stagione scorsa, ma con tre ottimi rinforzi. Partiamo dal centrocampo, dove torna dal prestito al Napoli Giorgio Venturin, centrocampista di grande sostanza, bravo a distruggere ed organizzare gioco. Per quest’ultima fase, però, il colpo ad effetto è rappresentato dall’arrivo di Vincenzo Scifo, centrocampista belga, già in Italia a fine anni ottanta con l’Inter, prelevato dall’Auxerre. In attacco, invece, il colpo viene dall’Ascoli, dove il Torino prende Walter Casagrande, centravanti brasiliano che aveva fatto bene in maglia bianconera.

L’intelaiatura, per il resto, è collaudata. C’è Marchegiani in porta, che in granata arriverà alla nazionale, in difesa Annoni, Bruno, Cravero e Policano sono praticamente inamovibili, con Benedetti  e Mussi ottimi rincalzi. A centrocampo, oltre agli arrivi già citati, ci sono Luca Fusi, scudettato con il Napoli di Maradona, Martin Vazquez e Gianluigi Lentini, indubbiamente il miglior talento granata di quel periodo. Davanti, oltre a Casagrande, c’è Bresciani con un giovanissimo Christian Vieri, ancora troppo acerbo per incidere.

Il Torino parte bene e dopo un passo falso interno con la Lazio che vince con un gol di Ruben Sosa, si attesta nella parte alta della classifica. Il derby d’andata non sorride ai granata, sconfitti dalla rete di Casiraghi, cosi come avviene con i futuri campioni d’Italia del Milan che vincono a San Siro con i gol di Gullit e Massaro. Nel ritorno i granata non si smentiscono, pareggiano con Inter e Milan in casa e riescono nell’impresa di battere la Juventus con la doppietta di Casagrande il 5 Aprile del 1992.

 

 

In Coppa Italia il cammino è spedito fino ai Quarti di Finale, dove la formazione di Mondonico se la vede con il Milan, la squadra indubbiamente più forte di quegli anni. Due a zero per i rossoneri all’andata firmato da Baresi e Simone, uno a uno al ritorno con gol granata di Lentini, che farà innamorare Berlusconi e il Diavolo che nell’estate seguente ricopriranno d’oro la società di Borsano per accaparrarsene le prestazioni.  In campionato il Toro prosegue spedito ed alla fine della stagione otterrà un grande terzo posto subito dietro le due grandi, Milan e Juventus, ma è in Coppa Uefa che si sta per compiere un piccolo capolavoro.

Torino 1991-92: il cammino in Coppa Uefa

L’avventura parte con la doppia vittoria del Toro sul Reykjavik, due a zero in trasferta con le firme di Mussi e Annoni, e 6-1 al ritorno con la doppietta di Scifo e i gol di Bresciani, Policano, Martin Vazquez e Carillo. Ai sedicesimi è la volta dei portoghesi del Boavista, annichiliti all’andata a Torino con il due a zero di Lentini e Annoni, ed incapaci di ribaltare il risultato al ritorno (0-0).

La corsa di Cravero e compagni prosegue, agli Ottavi è la volta dell’AEK, due a due all’andata in terra greca (Casagrande e Bresciani), e vittoria per uno a zero al ritorno ancora con Casagrande decisivo. Ai Quarti ci sono i danesi del B 1903, il Toro mette al sicuro la qualificazione già nella gara d’andata in trasferta, vincendo due a zero con i gol di Policano e Casagrande, al ritorno sarà un autogol di Nielsen a spianare la strada verso la semifinale dove ad attendere la squadra di Mondonico c’è niente di meno che il Real Madrid. La squadra madrilena è sempre la solita grande formazione, con gente del calibro di Buyo, Hierro e Sanchis, Hagi, Michel, Butragueno e Luis Enrique. A Madrid per il Toro finisce male, vince il Real due a uno con le reti di Hagi e Hierro, in mezzo il gol del solito Casagrande che tiene viva la speranza granata, anche se al ritorno serve un’impresa.

Coppa Uefa: Torino - Real Madrid 2-0

Mondonico prepara il match alla perfezione, il Toro parte forte ed al 7’ trova il vantaggio con l’autogol di Rocha che nel tentativo di anticipare Casagrande mette il pallone alle spalle del proprio portiere. Il Torino difende e riparte, ed al 76’ trova il gol della tranquillità con Luca Fusi, che devia da pochi passi il pallone che porta la squadra di Mondonico alla prima storica finale europea della storia granata, avversario l’Ajax di Luois Van Gaal. I lancieri sono una formazione di indubbio spessore, ci sono Blind e Frank De Boer in difesa, Jonk, Winter, Van’t Schip e Kreek a centrocampo, mentre in attacco Bergkamp, che a breve passerà all’Inter, assiste Roy e Pettersson (il dodicesimo biancorosso risponde al nome di Van der Sar).

All’andata non inizia bene, l’Ajax trova il gol del vantaggio con una conclusione dalla distanza di Jonk che supera Marchegiani. Il cuore del Toro non molla ed al 62’ ci pensa Casagrande a ribattere in rete una respinta di Menzo, gli ospiti spingono ed al 75’ ottengono un calcio di rigore con Bergkamp. Dal dischetto va Pettersson che sigla il due a uno, sembra finita ma a sei minuti dal termine ci pensa ancora Casagrande, con una grande azione personale, a firmare il 2-2 che tiene vive le speranze del Toro in vista del ritorno ad Amsterdam.

Coppa Uefa 1991-92: Torino - Ajax 2-2 (Finale Andata)

 

Questa sarà una partita che, anche se sfortunata, resterà per sempre negli occhi e nel cuore di tutti i tifosi. Il Toro soffre ma spinge, prova il tutto per tutto, colpisce tre pali e si vede negare un rigore netto su Cravero, che va a terra a due passi dal portiere. L’ira di Mondonico è rappresentata, e lo sarà per sempre, dal suo gesto in cui protesta alzando una sedia e inveendo contro il direttore di gara.

Coppa Uefa 1991-92: Ajax - Torino 0-0

 

Il Torino, pur con un grande cuore, non ce la farà, ma quella partita, quella squadra, quel tecnico, rimarranno per sempre nel cuore di tutti i tifosi italiani. Il cuore Toro è tornato..

Alessandro Grandoni

Coppa Uefa 1991-92: la protesta di Mondonico

Tra le meraviglie del calcio italiano degli anni novanta impossibile non parlare del Parma di Nevio Scala. Una squadra vera, un gruppo di amici, di giocatori al servizio del collettivo, guidati da un maestro sempre pronto a mettersi da parte in favore del collettivo.

E’ un Parma decisamente più povero di quello stellare, ma finito male, di fine anni ’90, ma sempre targato Callisto Tanzi. Una società che investe appena 7 miliardi nella sua prima campagna acquisti, ma che in pochi mesi fa innamorare tutta l’Italia sfidando, e a volte battendo, compagini come il Napoli di Maradona, la Samp di Vialli e Mancini, la Roma di Voeller, la Fiorentina di Dunga, il Milan di Van Basten e Gullit, oltre alla Juventus di Roby Baggio.

Vogliamo prendere in considerazione, in questo articolo, il Parma “povero”, quello capace di portare a casa dal ’92 al ’95 una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea e una Coppa Uefa, quello degli acquisti mirati, prima dell’epopea di fine decennio fatta di spese folli e conti che non tornano.

Il Parma di Nevio Scala

Il Parma si affaccia in serie A nella stagione 1990-91, con Nevio Scala in panchina. La squadra, arrivata seconda in B dietro al Torino, si rifà in parte il look, procedendo all’acquisto consentito dei tre stranieri (all’epoca la regola nella massima Serie). Lasciato andare Zunico in porta, la scelta della società, d’accordo con Scala, è quella di puntare sul numero uno della Selecao Brasiliana, Taffarel, una decisione in controtendenza con la moda che vuole, in Italia, un portiere italiano.

Grun, Taffarel e Brolin, nel Parma di Nevio Scala
Grun, Taffarel e Brolin, nel Parma di Nevio Scala

Gli altri innesti, e che innesti, sono quelli del centrale difensivo Grun, belga, e dell’attaccante Thomas Brolin, svedese. I tre giocatori, ammirati ai mondiali del novanta, ripagano in pieno la fiducia riposta in loro. La squadra ha un’ossatura stabile, davanti al numero uno brasiliano Scala presenta un 5-3-2 moderno, con Minotti libero, Apolloni e Grun in marcatura, sugli esterni ci sono Donati da una parte e Gambaro dall’altra. A centrocampo il cervello è Zoratto, lussemburghese di nascita, con Cuoghi e il “sindaco” Marco Osio ai suoi fianchi. Davanti la coppia d’attacco è formata dallo svedese Brolin e da Alessandro Melli, attaccante 21enne in rampa di lancio già decisivo nella gara promozione dell’anno precedente vinta con la Reggiana per due a zero (di Osio l’altra rete).

L’avvio non è dei migliori con un punto in due partite contro la Juve (sconfitta all’esordio per due a uno) e la Lazio (0-0 all’Olimpico).Il 23 settembre del 1990, però, arriva la prima vittoria in A e che vittoria. Cade al Tardini il Napoli campione d’Italia di Maradona con la rete di Osio al 64’.

 

1990-91: Parma - Napoli 1-0

 

Quello con il Napoli è solo il primo acuto, il Parma impone lo 0-0 alla Samp che a fine stagione festeggerà lo scudetto, poi vince con Fiorentina e Roma, prima di chiudere il girone d’andata con la grande vittoria casalinga, per due a zero, contro il Milan di Arrigo Sacchi, con la doppietta di Alessandro Melli. A fine stagione saranno 13 le reti dell’attaccante, e questo rimarrà il suo record in Serie A.

 

1990-91: Parma - Milan 2-0

 

L’avvio del ritorno è da incubo, sconfitta per 5-0 a Torino con la Juve, 0-0 con la Lazio e sconfitta per 4-2 a Napoli, fino al mese di Marzo la squadra di Scala fatica, poi riparte battendo Genoa e Bologna, si arriva all’ultimo giornata con gli emiliani che, a San Siro con il Milan, portano via uno zero a zero che vale la qualificazione alla Coppa Uefa con il quinto posto in coabitazione con il Torino, un punto in più di Napoli e Juventus che chiudono in settima posizione.

L’anno seguente è quello della consacrazione, almeno a livello di trofei. Il Parma, sempre affidato a Nevio Scala, trova due esterni di difesa di corsa e tecnica. A destra c’è Benarrivo, a sinistra Di Chiara viene reinventato in questo ruolo, due autentiche frecce che faranno impazzire ogni avversario. Per il resto la squadra è quella dell’anno precedente, con l’inserimento di Stefano Nava, Pulga e Massimo Agostini.

Imbattuta fino al 20 ottobre, la squadra di Scala alla sesta giornata di prende il lusso di battere in casa la Samp scudettata per due a uno con le reti di Minotti e Grun, intervallate dall’acuto di Vialli su calcio di rigore, appena 4 giorni dopo l’eliminazione in Uefa per opera del CSKA di Sofia (0-0 in trasferta, 1-1 in casa).

 

1991-92: Parma - Sampdoria 2-1

 

In campionato saranno una serie di alti e bassi a caratterizzare quella stagione, il Parma continuerà a giocare un calcio divertente, qualche acuto come la vittoria sul Napoli al ritorno in casa, ma sarà soprattutto l’anno del primo trionfo di questa gestione. In Coppa Italia, infatti, i gialloblù fanno fuori Palermo, Fiorentina e Genoa ed approdano in semifinale, dove alla fine la spuntano sulla Sampdoria vincendo per uno a zero la sfida d’andata con Brolin, e pareggiando 2-2 al ritorno ai supplementari dopo che i doriani erano riusciti a vincere per uno a zero nei novanta regolamentari.

La finale vede di fronte Parma e Juventus, una sfida che si ripeterà a lungo in quegli anni. All’andata i bianconeri vincono con la rete di Baggio su calcio di rigore, serve un’impresa e questa arriva il 14 maggio del 1992. Al Tardini Melli e Osio ribaltano tutto e portano in Emilia la prima Coppa Italia della storia del Parma.

 

14 Maggio 1992: Parma - Juventus 2-0 (Finale Coppa Italia)

 

L’anno seguente il Parma prosegue nel suo cammino per prendersi il palcoscenico in Serie A. Cambia la regola sugli stranieri (sono consentiti 4 tesserati, ma solo 3 in campo), il Parma punta ancora su Taffarel e Brolin, a cui affianca l’argentino Sergio Berti, con pochi risultati, e il colombiano Faustino Asprilla, che lascerà invece una traccia importante. La squadra di rinforza soprattutto a centrocampo con l’arrivo di Gabiele Pin, ex capitano della Lazio, e Fausto Pizzi. In difesa gli interpreti non cambiano, con l’inserimento di Matrecano che darà manforte, mentre in avanti continuano a giocare Melli e Asprilla, con Brolin per lo più impiegato da centrocampista. Dopo la sconfitta nella SuperCoppa Italiana contro il Milan (2-1 con reti rossonere di Van Basten e Massaro e gol ospite di Melli) In campionato la squadra parte con il freno a mano tirato.

 

Supercoppa Italian 1992: Milan - Parma 2-1

 

Fatica ad emergere soprattutto con le grandi, ma nel ritorno riecco la squadra che abbiamo ammirato, vittoria sulla Lazio per due a uno (doppietta di Melli), e soprattutto acuto in casa del Milan di Fabio Capello con la rete su punizione di Faustino Asprilla che rompe il record dei rossoneri che non perdevano da 58 partite in campionato.

 

1994: Milan - Parma 0-1 (Asprilla)

 

Al Tardini, nel mese di Maggio, cadono anche Juventus (2-1) e Inter (2-0) con i gialloblù che si piazzano al terzo posto, dietro al Milan dei record e la Juventus. Il cammino in Coppa Italia si interrompe ai Quarti di Finale, contro la Juventus, ma è in Coppa delle Coppe che stavolta Scala compie il suo capolavoro.

Ujpesti, Boavista e Sparta Praga vengono eliminate con il Parma che si qualifica per la semifinale dove trova sulla sua strada l’Atletico Madrid. I gialloblù vincono per due a uno in Spagna con la doppietta di Asprilla, ma al ritorno soffrono, perdono per uno a zero, ma guadagnano il pass per la finalissima che gioca a Wembley. Sulla strada dei ducali c’è l’Anversa, formazione belga. In apertura Minotti e Severeyns firmano l’uno a uno, il Parma però è superiore, Melli porta avanti i suoi al 30’ e Cuoghi, nel finale, sigla il definitivo 3-1 che consegna al Parma il primo trionfo europeo della sua storia.  

 

Coppa delle Coppe 1993: Parma - Anversa 3-1

 

Il Parma che si ripresenta ai nastri di partenza della nuova stagione ha alcune frecce in più nel suo arco. In difesa arriva l’argentino Nestor Sensini, preso dall’Udinese, che si rivelerà un jolly prezioso, mentre in avanti il colpo è l’acquisto di Gianfranco Zola, fantasista del Napoli che si ritaglierà un ruolo importante in questa squadra. A centrocampo completa il quadro degli arrivi di qualità Massimo Crippa, che come Zola arriva dal Napoli.

In campionato il Parma prosegue nella sua corsa, alla fine arriverà quinto con gli acuti rappresentati dalle vittoria in casa contro la Juventus nel girone d’andata (2-0 firmato Zola e Brolin) e contro l’Inter nel ritorno (4-1 con doppietta di Zola e gol di Asprilla e Brolin), ma è in Europa che la squadra di Scala spinge forte. Tra gennaio e febbraio si disputa la Supercoppa Europea ed il Parma se la vede contro il Milan. All’andata passano al Tardini i rossoneri con la rete di Papin, sembra finita ma al ritorno i gialloblù compiono un’autentica impresa. Nei regolamentari vincono uno a zero con il gol di Sensini, si va a si supplementari e Crippa, al 95’, mette dentro il pallone del due a zero che significa un altro trofeo al cielo per Minotti e compagni.

 

Supercoppa Europea 1993-94: Milan - Parma 0-2

 

 Il cammino in Coppa delle Coppe, dove il Parma partecipa per la vittoria nell’anno precedente, è spedito con i ducali che fanno fuori Degerfors, Maccabi Haifa, Ajax e Benfica. Si arriva alla finalissima di Copenaghen dove i gialloblù si trovano di fronte una grande del calcio europeo, l’Arsenal. Nei biancorossi ci sono giocatori di livello come Seaman in porta, Adams e Dixon in difesa e Merson e Smith davanti, e sarà proprio quest’ultimo a siglare la rete al 20’ che toglie al Parma la possibilità di fare il bis.

 

Finale Coppa delle Coppe 1994: Arsenal - Parma 1-0

 

L’epopea del Parma di Nevio Scala si chiude, per cosi dire, nella stagione 1994-95. E’ la stagione del passaggio ai tre punti per la vittoria. Il Parma si rifà il look affidandosi in porta a Luca Bucci, in difesa insieme ai soliti noti c’è anche Fernando Couto, centrale portoghese, mentre a centrocampo completano il quadro Dino Baggio e Stefano Fiore. In avanti ai soliti noti Asprilla, Zola e Brolin c’è anche Marco Branca.

La stagione sarà la storia dell’eterno duello con la Juventus di Marcello Lippi. In campionato trionferanno i bianconeri, cosi come in Coppa Italia (due vittorie contro il Parma), mentre in Coppa Uefa sarà la volta degli emiliani che vinceranno l’andata e pareggeranno il ritorno.

In campionato decisivi per le sorti del titolo i due scontri diretti. Nella sfida d’andata il Parma passa in vantaggio con la rete di Dino Baggio ma la Juventus non molla e nel giro di tredici minuti chiude il conto. Paulo Sousa pareggia al 61’, poi è Fabrizio Ravanelli, prima al 70’ e poi al 74’ su rigore, a sancire il definitivo 1-3.

 

1994-95: Parma - Juventus 1-3

 

Al ritorno andrà peggio, sarà la gara scudetto per i bianconeri che vinceranno per 4-0 in una sfida mai in discussione e risolta ancora da Ravanelli (doppietta), Deschamps e Vialli. In Coppa Italia andrà male, con la Juve capace di vincere sia in casa, 1-0 firmato Porrini, che in trasferta, 0-2 con Ravanelli e Porrini. In Coppa Uefa i ducali fanno fuori Vitesse, AIK, Athletic Bilbao, Odense e Bayer Leverkusen prima di approdare alla finale, ancora contro la Juventus. L’uomo decisivo sarà il centrocampista Dino Baggio che firmerà la vittoria dell’andata (1-0), ed il pareggio del ritorno rispondendo al vantaggio iniziale bianconero di Vialli.

 

Finale Coppa Uefa 1995: Juventus - Parma 1-1

 

 

La vittoria del Parma nella Coppa Uefa 1994-95
La vittoria del Parma nella Coppa Uefa 1994-95

Scala rimarrà ancora una stagione, dove il Parma raggiungerà la sesta posizione ma dove non riuscirà a portare a casa nessuna coppa, venendo subito eliminato dal Palermo in Coppa Italia (3-0) e dal Paris Saint Germain in Coppa delle Coppe. L’annata, però, rimarrà comunque nella storia, perché sarà quella dell’arrivo, proprio al Parma, dell’ex Pallone d’Oro Hristo Stoichkov, che però non lascerà segni indelebili, del centrale difensivo Fabio Cannavaro, futuro capitano azzurro nel 2006, e dell’esordio, nella sfida casalinga contro il Milan, del 17enne Gianluigi Buffon.

Si chiude qui la storia del Parma di Nevio Scala, capace di portare una squadra di Provincia sulle vette più alte del calcio europeo.

Alessandro Grandoni