Paolo Futre, la Joya portoghese, il più grande interprete del calcio lusitano nella seconda metà degli anni ottanta e nella prima degli anni novanta. Talento cristallino, un sinistro che parlava, per molti la versione portoghese del dieci argentino che in quegli anni vinceva a Napoli e con la Selecion e che risponde al nome di Diego Armando Maradona.

Una carriera probabilmente non all’altezza delle sue grandissime doti, ma in quei sette anni, dal 1987 al 1993, Paolo Futre è stato uno dei maggiori interpreti di questo sport. E’ un 10 classico ma al tempo stesso moderno, classe e talento abbinati ad una velocità di pensiero ed esecuzione non comuni all’epoca, se non guardiamo, appunto, il 10 dei partenopei.

 

La carriera di Paolo Futre con Porto, Atletico Madrid e Reggiana

 

La storia di Futre parte da Lisbona, dove Paolo inizia a giocare con lo Sporting e dove fa il suo esordio nel calcio professionistico portoghese nella stagione 1983-84 (il 22 settembre 1983 c’è anche l’esordio con la Nazionale in un Finlandia – Portogallo ad Helsinki).

Ventuno presenze e 3 reti alla prima apparizione in A, non male per un neofita della categoria. La sua classe non passa inosservata ed il Porto, il maggior interprete in quel momento in Portogallo, non si fa scappare l’occasione. Con il Porto Paolo Futre viene di fatto incoronato come uno dei più grandi talenti del suo tempo.

 

Paolo Futre con la maglia del Porto
Paolo Futre con la maglia del Porto

Tre stagioni in maglia biancoblù ed un palmares che parla da solo: 81 presenze e 25 gol, due titoli nazionali, due coppe nazionali, una Coppa dei Campioni e per due volte il premio come miglior giocatore dell’anno in Portogallo. Senza contare, poi, il secondo posto nel 1987 nella corsa al Pallone d’Oro, vinto da Ruud Gullit, su cui Futre continuerà a discutere fino ai giorni nostri, accusando Berlusconi di avergli soffiato quel titolo.

 

Paolo Futre: i gol e le migliori giocate con la maglia del Porto

 

Il 1987 è anche l’anno della Coppa dei Campioni, l’odierna Champions, per il Porto che dovrà aspettare l’arrivo di Josè Mourinho per tornare sul gradino più alto d’Europa. La finale contro il Bayern è l’incoronazione per Futre, il numero dieci portoghese incanta, semina avversari come birilli e mette il suo marchio su quella vittoria, con classe e talento. Il pallone d’oro di quell’anno non poteva che andare a lui, ma la storia purtroppo dice altro.

 

1987: Bayern Monaco - Porto, il video della finale Coppa dei Campioni

 

Dopo tre stagioni al Porto Futre passa all’Atletico Madrid, che di dieci portoghesi se ne intende e che ora spera che Joao Felix possa ripercorrere le sue gesta. Undici miliardi, non pochi per l’epoca, con il Presidente Jesùs Gil che si porta a casa il più grande talento dell’epoca.  All’Atletico passa sei anni, non pochi, anche se dal punto di vista della squadra non arrivano i successi dell’epoca portoghese. Nella storia, però, rimane un derby giocato contro il Real del Buitre e di Hugo Sanchez, un 4-0 con la sua firma (un gol e due assist), una gara ancora ricordata da tutti i tifosi dei colchoneros.

 

Paolo Futre - Le migliori giocate e i gol con la maglia dell'Atletico Madrid

 

La carriera di Futre all’Atletico viene però ricordata anche e soprattutto per la Copa del Rey del 1992, dove il dieci lusitano contribuisce in maniera decisiva alla vittoria dell’Atletico Madrid. Due a zero al Real ma parliamo, probabilmente, dell’ultimo vero colpo del fantasista. Già in difficoltà per i continui infortuni, Futre non sarà ma più lo stesso giocatore.

Dopo una breve apparizione in patria con il Benfica e in Francia, con la maglia dell’Olympique di Voeller e Stojkovic, nel 1993 viene acquistato dalla Reggiana, formazione provinciale italiano che punta sulla sua resurrezione. L’esordio, in realtà, è da brividi. Si gioca Reggiana – Cremonese, Futre prende palla in area sulla destra, converge al centro, salta un giocatore come un birillo e mette in rete. Potrebbe essere tornato lui, ma nella stessa gara Pedroni decide che non sarà così, entra duro, viene espulso, e per Futre la stagione è già finita. In quell’anno giocherà una sola gara, e si rivedrà nella stagione successiva, con la Reggiana che retrocede in B e lui che disputa 12 gare con 4 reti all’attivo.

 

Paolo Futre - Il video con i 5 gol con la maglia della Reggiana

 

Berlusconi, accusato di avergli portato via un pallone d’Oro, vuole scommetterci ancora e nel 1995-96 nel suo Milan con Baggio, Savicevic, Van Basten (che però non giocherà) e Weah, inserisce anche il talento portoghese. Gli infortuni al ginocchio, però, non lo faranno quasi mai vedere, scenderà in campo nel finale di stagione con lo scudetto già vinto nel 7-1 rifilato alla Cremonese.

Da lì in avanti Futre non sarà più il talento ammirato, girovaga tra Inghilterra (West Ham), Spagna (con un ritorno all’Atletico nel 1997) e Giappone.

 

Paolo Futre con la maglia della Reggiana
Paolo Futre con la maglia della Reggiana

In Nazionale, seppur con un esordio da giovanissimo, non riuscirà quasi mai a lasciare il suo marchio. Con il Portogallo gioca in tutto 41 gare mettendo a segno 6 reti.

Paolo Futre non resta quindi negli almanacchi come uno dei più grandi della storia, la poca continuità e gli infortuni gli impediscono di stare al tavolo con le grandissime stella, ma un tecnico, portoghese, che di calcio se ne intende dice:

Per me rimane uno dei migliori giocatori che abbia mai visto giocare in 30 anni di carriera.” (José Mourinho)

Tra Eusebio e CR7, quindi, non ci sono solo Rui Costa e Deco. Il calcio portoghese, per tutti, è stato anche Jorge Paulo Dos Santos Futre.

Alessandro Grandoni

Che squadra quell’Olympique Marsiglia del 1993. Scandali a parte, tra doping e corruzione, non si può discutere la bontà tecnica di una formazione capace, sul campo, di dominare ovunque. Una crescita, quella francese, partita da lontano e culminata nel trionfo, poi revocato, del 26 Maggio del 1993, quando una rete di Basile Bolì consegna la coppa dalle grandi orecchie al Marsiglia, che batte il Milan di Fabio Capello, l’ultimo degli olandesi (Gullit e Rijkaard faranno le valigie in estate, Van Basten capirà che per lui i problemi fisici non potranno mai essere superati).

Quell’Olympique era una squadra forte, che si era costruita nel tempo ma che nel 1992-93 trovò la sua perfetta alchimia. La squadra che si presenta ai nastri di partenza è una formazione che viene da 4 scudetti consecutivi in Francia ma che in Europa ancora non trova il successo. Nel 1991 perde, ai rigori, contro la Stella Rossa di Belgrado dopo aver fatto fuori il Milan nei Quarti con la famosa gara dello spegnimento delle luci del Velodrome e Galliani che fa rientrare i suoi negli spogliatoi. Nel 1992 il cammino si interrompe presto, agli Ottavi di Finale, contro lo Sparta Praga (sempre ai calci di rigore).

 

L'Olympique Marsiglia del 1992-93: Voeller e Boksic con Pelè, Deshamps e Desailly

 

La società, presieduta da Bernard Tapie, nell’estate del 1992 cambia molto. Se ne va il cannoniere del momento, Jean Pierre Papin, con destinazione Milan, oltre a Chris Waddle allo Sheffield e Tigana al Monaco, non certo due giocatori qualunque per l’epoca. Sul fronte degli arrivi, però, il Marsiglia fa le cose in grande. In porta c’è Barthez, che nel ’98 sarà il portiere della Francia campione del mondo, a centrocampo arrivano Stojkovic dal Verona e Martin Vasquez dal Torino (a gennaio sarà venduto al Real Madrid), ma è in avanti che ci sono i colpi geniali.

Omam-Biyik, protagonista ai mondiali del ’90 con il Camerun, dura poco venendo dirottato al Lens a gennaio, ma gli altri due nomi sono da brividi e si intrecciano con il calcio italiano: dalla Roma viene preso Rudi Voeller, cannoniere di indiscusso valore, campione del mondo con la Germania nel 1990, mentre dal Cannes viene acquistato una giovane promessa che risponde al nome di Alen Boksic (passato nell’Hadjiuk Spalato ma una sola presenza nel Cannes nel 1991-92, e futuro nella Lazio dal 1994 al 2000).

 

Alen Boksic: i gol con l'Olympique Marsiglia nel 1992-93

 

Saranno loro due, insieme al centrocampista tutto fantasia Abedì Pelè ed ai costruttori di gioco Deshamps e Sauzèe, l’anima di quella squadra.

In Francia, come sempre, c’è poco da discutere, il Marsiglia è leader indiscusso del suo campionato, e la coppia d’attacco Voeller – Boksic funziona a meraviglia. 18 gol per il tedesco e 23 per il croato in campionato, numeri da capogiro. In difesa, poi, non si passava. Il Marsiglia giocava con un 5-3-2 con Di Meco e Eydelie sugli esterni ed il trio Boli – Desailly – Anglomà al centro. A centrocampo Deshamps e Sauzèe erano i pensatori, distruttori e costruttori di gioco con Pelè al servizio di Boksic e Voeller, con Durand, Ferreri e Casoni ottimi rincalzi.

In Champions la squadra vola, è il primo anno della formula Champions League con due gironi che decretano le due finaliste. I francesi fanno fuori agevolmente Glentoran e Dinamo Bucarest, nel girone Rangers, Cska Mosca e Bruges non possono nulla contro lo strapotere biancoceleste. Il Marsiglia conquista la finale, di fronte ci sarà il Milan, a Monaco di Baviera, il 26 Maggio del 1993.

 

Le formazioni di Olympique Marsiglia e Milan del 1993
Le formazioni di Olympique Marsiglia e Milan del 1993

 

Ma la partita più importante, forse, si gioca sei giorni prima, il 20 maggio, quando il Marsiglia in campionato affronta in trasferta il Valenciennes. Vittoria per uno a zero firmata da Boksic, ma questa gara segnerà la storia del club, ma lo vedremo più tardi.

 

26 Maggio 1993: Olympique Marsiglia - Milan 1-0, gol di Boli

 

Il 26 Maggio ancora Marsiglia contro Milan, come due anni prima, ma le due squadre ci arrivano in condizioni psicofisiche diverse. Il Marsiglia è al top, il Milan sembra al tappeto ancora prima di cominciare. Van Basten non è in perfette condizioni, Rijkaard ha già annunciato che a fine stagione lascerà i rossoneri, Gullit, reduce da un infortunio, è sicuro di giocare ma viene spedito da Capello in panchina e va su tutte le furie nel prepartita, Papin, il grande ex, viene destinato alla panchina. A tutti e due viene preferito Massaro, che nel primo tempo fallirà un paio di gol importanti. Allo scadere del primo tempo è Boli, da calcio d’angolo, a staccare di testa e superare Rossi.

 

1993: la finale Olympique Marsiglia - Milan - Il VIDEO

 

Nella ripresa il Milan sembra il lontano parente della squadra ammirata negli anni passati, il Marsiglia tiene e conquista la sua prima Coppa dei Campioni. Deshamps alza al cielo il trofeo, ma la gioia di quei momenti passerà presto.

 

1993: la vicenda Valenciennes - Olympique Marsiglia

 

Dopo qualche mese, infatti, arrivano le accuse di corruzione per il presidente Bernard Tapie e la società per quella famosa Valenciennes – Marsiglia. Due giocatori della squadra avversaria vengono corrotti, tramite Eydelie, per non giocare al massimo e risparmiare cosi al Marsiglia un po’ di energie in vista della finale di Champions.

 

Olympique Marsiglia 1992-93
La formazione dell'Olympique Marsiglia che vince la Champions League del 1993

 

Le accuse sono confermati, arrivano arresti e denunce, ed al Marsiglia la Uefa toglie la Champions appena conquistata, oltre alla possibilità di giocare la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale (le giocherà il Milan, perdendole entrambe, al suo posto). Alla società, poi, viene tolto anche il titolo del 1993 e viene retrocessa in Serie B. Se ne vanno i big con Boksic alla Lazio, Deshamps alla Juve e Desailly al Milan.

Nella sua biografia, poi, Eydelie afferma candidamente come prima di quella gara, tranne Voeller, tutti i giocatori avessero fatto uso di doping.

Su quella vittoria cala quindi un velo di mistero, ma per chi ama il calcio il Marsiglia del 1993 è e resterà una squadra semplicemente fantastica, da vedere e rivedere.

Alessandro Grandoni

La Stella Rossa di Belgrado Campione d’Europa, una delle storie più interessanti del calcio dello scorso secolo. Nella stagione 1990-91, appena prima dello scoppio della guerra in Jugoslavia, la Stella Rossa sale sul gradino più alto d’Europa e vince la Coppa dei Campioni battendo in finale l’Olympique Marsiglia ai calci di rigore.

Una storia particolare, a volte struggente, l’ultimo lampo prima della catastrofe che si abbatte sui Balcani.

STELLA ROSSA 1990-91 - Una Squadra Perfetta

Pubblico caldo, stadio importante, grande cultura calcistica, ma pur sempre slava. “Morire nella bellezza” è il mantra che li accompagna da sempre, i brasiliani d’Europa, come vengono chiamati, sempre ad un passo dal divenire leggenda. Tra semifinali e finali di nazionale e di club, gli slavi si fermano sempre poco prima di scrivere il proprio nome nella storia, ma non in quella stagione.

In panchina c’è  Ljupko Petrović, una sorta di Mazzone balcanico. Metodi particolari, grande schiettezza, e conoscenza del calcio, per lui si muore in campo, con il lavoro, e non nella bellezza, e questa sarà una delle fortune di questa squadra. Non c’è Dragan Stojkovic, ceduto in estate al Marsiglia. Un team costruito nel tempo, con sagacia e attenzione, a partire da Robert Prosinecki, centrocampista di classe immensa, capace di addormentare e velocizzare la partita, con un piede, anzi due, sopraffini, e visione di gioco da vendere.

 

   

 

Pancev e Savicevic, la coppia d'attacco della Stella Rossa

Arriva a Belgrado nell’87, dalla Dinamo Zagabria, dopo una stagione nelle giovanili prende in mano il centrocampo biancorosso. Nel ’91 lui è già un faro, ma accanto si ritrova uno che di Champions, da li in avanti, se en intenderà. Si chiama Vladimir Jugovic, ha vent’anni, viene prelevato dal Rad e diventa in poco tempo un punto fermo della squadra biancorossa. La Stella Rossa gioca un calcio semplice, forse, un 4-4-2 che va di moda dove lui e Prosinecki sono i centrali in mezzo al campo, in difesa ci sono Belodedici e Najdoski, in porta Stojanovic, largo a destra a centrocampo Dragisa Binic, in avanti due che si faranno conoscere, ma con fortune alterne, anche in Italia e che rispondono al nome del macedone Darko Pancev e del montenegrino Dejan Savicevic, il “genio”, con altri nomi come Stosic, Radinovic e Marovic a completare il quadro.

Il primo turno vede la Stella affrontare il Grasshoppers. Si giocava ancora con gare di andata e ritorno, non c’era ancora la Champions, l’andata in Jugoslavia non va bene, finisce uno a uno con la rete di Binic, ma in Svizzera la Stella gioca un altro calcio, vanno a segno Pancev, due volte Prosinecki e Radinovic per il 4-1 finale. Ci sono i Rangers, 3-0 all’andata in casa e 1-1 in trasferta. 

STELLA ROSSA 1990-91 - TUTTI I GOL FINO ALLA FINALE

Stella Rossa, arriva Sinisa Mihajlovic

Al terzo turno c’è la Dinamo Dresda, ma la Stella ha un chiodo fisso, sistemare la fascia sinistra. C’è un terzino che piace, gioca al Vojodina, costa, ma può far fare un ulteriore salto di qualità. Il campionato in patria non è già più in discussione, si deve puntare in alto, e quel giocatore risponde al nome di Sinisa Mihajlovic. Giocherà quarto di sinistra a centrocampo, con la Dinamo Dresda arrivano due vittorie, 3-0 all’andata in casa e 2-1 in trasferta, anche se quest’ultima partita sarà omologata con lo 0-3 per le intemperanze dei tifosi tedeschi al 78’.

 

 

La Stella arriva in semifinale, dove c’è il Bayern Monaco, non certo l’ultima arrivata. Parte male, sotto di uno a zero, ma Pancev firma il pari e nella ripresa Savicevic sigla il gol vittoria. Al ritorno sembra più facile, la Stella passa con il calcio di punizione, e non sarà una novità, di Mihajlovic, che si fa tutto il campo di corsa per andare ad esultare sotto la sua curva. Gli slavi, però, sono sempre slavi, e i tedeschi sono sempre tedeschi, e non muoiono mai. Augenthaler e Bender ribaltano tutto, i tedeschi sembrano in palla ma all’ultimo minuto una sfortunata deviazione proprio di Augenthaler mette il pallone nelle propria porta. Due a due e Stella Rossa in finale.

29 Maggio 1991 - Stella Rossa - Olympique Marsiglia

E’ il 29 Maggio 1991, si gioca al San Nicola di Bari, 30.000 tifosi della Stella arrivano in Italia, il protettore è lo stesso della squadra di Belgrado. Di fronte c’è l’Olympique, la stessa squadra che ha preso in estate Stojkovic, più Pelè, Papin e Waddle, non giocatori qualunque. La gara è tesa, equilibrata, ma il risultato non si sblocca. Petrovic la prepara alla perfezione, si vai ai rigori come vuole lui. Stojanovic para subito il primo rigore, la Stella è praticamente infallibile, Pancev sigla l’ultimo penalty e gli slavi sono per la prima volta, e unica, campioni d’Europa.

 

STELLA ROSSA - OLYMPIQUE MARSIGLIA: I CALCI DI RIGORE

Ma la gioia durerà poco, per tutto il paese. Nelle foto e nelle esultanze, come racconta Federico Buffa in un suo straordinario documentario su quella squadra, festeggiano in modo diverso, i serbi fanno il tre con la mano, la trinità, i macedoni, come Pancev, sono incerti, il croato e cattolico Prosinecki se ne guarda bene, cosi come i musulmani bosniaci. La Stella Rossa vince e passa alla storia, ma questa è soprattutto la storia di una squadra composta da popoli e culture diverse (ben 5 repubbliche rappresentate), è l’ultima vittoria di una squadra dell’Est Europa, e probabilmente l’unica da qui in avanti.

Il 25 giugno 1991 Croazia e Slovenia dichiarano l’Indipendenza, la Serbia non e’ d’accordo. Finisce qui, di fatto, con quel calcio di rigore di Pancev, la storia calcistica della Jugoslavia.

Quella Stella Rossa passa, definitivamente, alla storia.

Alessandro Grandoni