Si è decisa ai calci di rigore ma è molto più in profondità, che va letta la Finale di ieri sera di Coppa Italia, disputata allo Stadio Olimpico di Roma. Il Napoli di Gennaro Gattuso (al primo trionfo da allenatore) ha conquistato la sesta "coccarda" della sua storia, battendo ai penalty per 4-2 i bianconeri dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari. Ma aldilà degli errori dal dischetto di Dybala e Danilo e delle perfette esecuzioni dei partenopei, da Insigne a Politano, da Maksimovic a Milik quello che si è visto è un gruppo compatto, che fin dalla semifinale casalinga contro l'Inter, ha dato la netta sensazione di volere questo trionfo e di andarselo a prendere, per voglia, abnegazione e fame. Detto delle qualità morali del gruppo azzurro di Gattuso, veniamo ai meriti tecnici andando a snocciolare la partita di ieri sera, anche al netto delle difficoltà della Juventus di Maurizio Sarri, sia momentanee, che di struttura.

Partendo proprio dai bianconeri, è stato facile notare ovviamente che la prima mezzora di gioco è stata la migliore. Cosi come contro il Milan, il maggior dinamismo iniziale della Juventus, ha portato a diverse situazioni di gioco positive e anche a qualche conclusione, di cui una veramente pericolosa. Con entrambe le compagini schierate con un 4-3-3 (ma ben diversa è stata l'interpretazione), la Juventus è partita pressando a tre-quarti (più in basso rispetto alla gara con i rossoneri, che non hanno strutturalmente un reparto arretrato come quello partenopeo, ne la capacità di abbassarsi completamente dietro la linea del pallone). Gli errori di Demme e di Meret in fase d'impostazione, sono stati si qualitativi nei primi minuti, ma anche indotti dalla posizione sia dei tre davanti (con Ronaldo tornato a sinistra e Matuidi - Alex Sandro a supporto, con Dybala centrale e Douglas a destra). L'occasione di Ronaldo su assist di Dybala si riferisce proprio a questo.

L'intelligenza di Gattuso ha bloccato successivamente questo sviluppo, abbassando il raggio d'azione di Fabian Ruiz (era lo spagnolo da quel punto in poi a prendere la sfera dal basso), con elastico tra le linee bianconere coadiuvato da Zielinski e sui lati da Callejon e Insigne. Detto del tiro da fuori di Bentancur (che è stata l'altra occasione bianconera di costruzione), mentre la ripartenza Dybala - Ronaldo, con perfetta uscita di Meret viene da tutt'altra situazione di gioco. Con Fabian Ruiz a dare aiuto a Demme, gli azzurri che rientravano compatti, lasciando le sole corsie esterne ai bianconeri, che al cross sono arrivati ben poco e che in realtà a poco sarebbe servito, mancando del tutto un uomo d'area. Ben più che con il Milan, sono emerse le difficoltà strutturali della squadra allenata da Maurizio Sarri. L'assenza di Higuain pesa in questo senso, perchè il vuoto in area con una squadra come quella partenopea che quando difende bassa non lascia spazi centrali si acuisce ancor di più.

Sono mancati gli inserimenti in tal senso, che potessero aprire la retroguardia azzurra. Il problema strutturale di cui parliamo nel titolo è riferito a questo, con un possesso palla lento (legato al discorso del rendimento di Pjanic), considerando come delle mezzali solo due sono veramente a disposizione (Ramsey fisicamente non da sempre affidamento, Rabiot è ancora tenero per usare un eufemismo, mentre Khedira, che è l'unico ad avere e dettare i tempi della squadra, è più spesso in infermeria ormai che in campo). Al netto del ko ai rigori, se la fase di pressing può adesso durare solo mezzora, diventa complicato pensare ad un prossimo futuro roseo. Considerando infine come i ritmi ovviamente per tutti saranno molto bassi (ieri sera nell'ultima parte del match, sembrava una gara d'inizio stagione, di quelle che di solito si giocano ad Agosto). Importante e su questo entra in ballo la società, sarà al termine di questa lunga e insolita annata, fare un rinnovamento del reparto mediano.

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Dai problemi dei bianconeri, veniamo ovviamente ai meriti del Napoli di Gennaro Gattuso, che sin dall'arrivo ha saputo andare oltre al lavoro svolto da Carlo Ancelotti nel suo anno e mezzo partenopeo. Ripartendo dal 4-3-3 sarriano, ha impostato un centrocampo che aspetta molto più basso che in precedenza, intuendo come dare equilibrio alla fase difensiva (non a caso sia con l'Inter che con la Juventus, il duo Maksimovic - Koulibaly sia stato praticamente perfetto e non sarà semplice per Manolas adesso riprendere il posto), usando un pressing molto più ragionato, nel senso di rispettare i tempi della partità, tanto le qualità nel palleggio di Insigne, Mertens e compagni non cambiano. Aldilà dell'aspetto emotivo, Gattuso è un maestro nel far gruppo, ricompattando in poco tempo tutto l'ambiente azzurro, per fissare un obiettivo primario (la Coppa Italia appunto). Stupendo in tal senso il discorso dopo la vittoria finale di ieri sera tenuto al centro del campo, dove ha immediatamente alzato l'asticella guardando ad una lotta Champions in campionato ancora lunga.

 

L'intelligenza del tecnico ex Milan è venuta fuori anche nella seconda parte di gara, con gli inserimenti di Politano e Milik, entrambi subito pericolosi nella zona di sinistra della retroguardia bianconera. Quella per intenderci più vulnerabile e non è un caso, che l'occasione di Demme (con deviazione in angolo di Buffon) nella parte finale della prima frazione sia venuta lì, con conseguente palo esterno di Insigne sugli sviluppi del corner. Infine l'occasionissima nel recupero sempre da calcio d'angolo, ma il tutto nasce dall'errore d'impostazione di Bernardeschi (uno su cui bisognerebbe fare un pezzo a parte e altro elemento su cui la maglia bianconera è di troppo) che ha regalato letteralmente il corner.

I rigori hanno fatto il resto e completato una cinque giorni dove il Napoli ha ampiamente meritato questa Coppa Italia, a dimostrazione il lavoro di campo spesso, paga più di tutto il resto.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Continua la marcia di avvicinamento alla Finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus. Domani sera gli azzurri di Gennaro Gattuso e i bianconeri di Maurizio Sarri, si troveranno di fronte con in palio il secondo trofeo stagionale allo Stadio Olimpico di Roma. Interessante, specie dopo quanto visto dalle due formazioni, contro rispettivamente Inter e Milan, sarà il quadro tattico di quello che vedremo nei 90 minuti di gioco, dove ricordiamo non sono previsti supplementari, ma immediatamente i calci di rigore.

Napoli - Juventus: il quadro tattico

Importante sarà allora la prestazione nelle singole fasi delle due squadre, con le due squadre che presumibilmente cambieranno poco o nulla rispetto alla rispettiva semifinale, con in linea di massima il solo Fabian Ruiz che dal lato partenopeo prenderà il suo posto, rimettendo in panca Elmas titolare contro l'Inter. Fondamentale sarà l'apporto proprio dello spagnolo ex Betis, in quanto primo riferimento nel recupero palla basso degli azzurri, insieme a Zielinski, prevedendo uno spartito almeno inizialmente simile a quello visto sabato sera contro l'Inter, ma con una velocità di ribaltare l'azione che dovrà essere maggiore. Demme sarà l'incaricato a schermare Pjanic (che aldilà dei dubbi dovrebbe prendere regolarmente il suo posto, come regista basso dei bianconeri, con Bentancur alla sua destra e Matuidi a sinistra, con l'uruguaiano che dovrà garantire quella corsa, quel recupero alto del pallone che ha fatto vedere per buoni 45 minuti contro il Milan). La muscolarità del centrocampo bianconero, contro la maggior qualità di quello azzurro, sarà necessariamente una delle chiavi di volta del match, dove il ritmo degli uomini di Sarri dovrà essere se non alto, quantomeno sostenuto.

Due i mismatch sulle fasce, da un lato quello destro Di Lorenzo e Politano (occhio a Callejon) per gli azzurri, dall'altro Alex Sandro e Douglas Costa (qualora la posizione del tridente bianconero sia la stessa vista contro il Milan). Mentre a sinistra Insigne terrà più basso Danilo (per questo l'inserimento di Cuadrado al posto del brasiliano è da valutare con attenzione, quanto meno per un ordine tattico maggiore, con Alex Sandro che tende a salire ovviamente di più e a scambiare con Douglas Costa o CR7). Fondamentale sarà dal punto di vista bianconero il lavoro di Dybala, sia nell'attaccare il lato (con Mario Rui che dovrebbe prendere posto come terzino sinistro) che centralmente specie seguendo i movimenti su tutto il fronte d'attacco di Cristiano Ronaldo, con la coppia Koulibaly - Maksimovic che si è dimostrata ottima contro Lautaro Martinez e Lukaku.

Dal punto di vista partenopeo invece, sarà ovviamente Mertens la chiave di volta, con il belga che andrà presumibilmente ad impegnare il lato sinistro della difesa bianconera. Quello con Alex Sandro e Bonucci (più attaccabile come marcatore), dove spesso e volentieri durante questa lunga stagione, la Juventus ha patito più di qualche problema. Chiudiamo parlando del ritmo del match di domani sera, che probabilmente sarà lo stesso di quello visto nelle due semifinali. Quindi una gara nei primi 45 e in calando nel secondo tempo, dove le 5 sostituzioni stavolta potrebbero fare la differenza.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi