Renato Gaucho: come essere "bidone" e "campione" nella stessa vita

Renato Gaucho Portaluppi, qui con la maglia del Fluminense dopo la rete al Flamengo nel 1995 Renato Gaucho Portaluppi, qui con la maglia del Fluminense dopo la rete al Flamengo nel 1995

E’ una delle figure mitologiche più discusse del calcio. Tra chi lo definisce un “bidone” e chi lo porta in trionfo, tra la sua presenza, flebile, discussa, in Italia, e quella brasiliana, dove il talento di Porto Alegre ha saputo ricostruirsi e regalarsi un posto nella storia. Cadere e poi rialzarsi, una specialità per questo giocatore capace di diventare grande in terra carioca, fallire, clamorosamente, in Italia, e poi riprendere la sua strada ancora in Brasile, prima da calciatore e poi da allenatore, dimostrando che c’è sempre tempo per rialzare la testa, se lo vuoi davvero, come dimostra il fatto che sia ancora l’unico brasiliano ad aver vinto, sia da giocatore che da allenatore, la Coppa Libertadores.

 

RENATO GAUCHO PORTALUPPI: LE RETI, I DRIBBLING

 

Renato Portaluppi, come è noto in Italia, detto in Brasile Renato Gaucho, nasce il 9 settembre 1962 a Guaporè, ultimo di dodici figli. Il suo talento nel calcio è subito noto, si fa apprezzare ed inizia a giocare con il Gremio di Porto Alegre, una delle squadre più importanti del Brasile. L’avvio è subito dirompente, nella stagione 1982-83 il Gremio si aggiudica la Coppa Libertadores battendo in finale il Penarol per due a uno, ma è qualche mese dopo, l’11 dicembre del 1983, che Renato entra prepotentemente nel calcio mondiale. Si gioca la Coppa Intercontinentale, si sfidano il Gremio e l’Amburgo, che qualche mese prima ha superato la Juventus nella finale di Coppa dei Campioni. Nei tempi regolamentari finisce uno a uno, segna Renato per i brasiliani e Schroeder per i tedeschi, si va ai supplementari ed è ancora lui, Gaucho, a mettere la firma sulla rete che vale il due a uno finale, quello del trionfo.

 

Finale Coppa Intercontinentale 1983: Gremio - Amburgo 2-1 - VIDEO

Viene nominato, chiaramente, miglior giocatore della competizione, e da quel momento diviene uno dei giocatori più ambiti di tutto il Brasile. Nelle stagioni seguenti gioca con continuità e segna alcune reti importanti, sono  65 le gare in totale con il Gremio con 15 gol all’attivo in quattro stagioni, prima del passaggio nel 1987 al Flamengo, altra squadra storica. Qui non si smentisce, e trova una continuità speciale in zona gol. Nove reti in 37 gare, Renato diventa ufficialmente l’oggetto del desiderio di molte squadre del vecchio continente, tra cui la Roma di Dino Viola, desiderosa di tornare ai fasti dello scudetto. Nell’estate del 1988 la Roma si assicura, per la cifra di 3 miliardi di lire, le prestazioni di Renato Gaucho, mettendo a segno quello che da molti viene definito il colpo dell’estate.

E’ una Roma giovane e forte, affidata di nuovo alle cure di Niels Liedholm, con Giannini in mezzo al campo, Voeller in attacco, ed un giovane Massaro in prestito dal Milan. Renato Portaluppi deve essere la stella, il talento capace di brillare e dare spettacolo, ma la sua presenza in Italia, purtroppo, sarà davvero breve e poco ricca di gloria.

Le cronache parlano più delle sue uscite serali che delle prestazioni in campo, praticamente impalpabili. Lui ci prova, ma sembra davvero il fratello scarso di quello ammirato in Brasile, iniziano ad arrivare anche i problemi interni, non va d’accordo con la squadra ed alla fine anche con la società, accusando il presidente Viola di non stargli abbastanza vicino. Lo score di quella stagione italiana è imbarazzante: 23 gare giocate e nessuna rete all’attivo.

 

RENATO CON LA ROMA: 1988-89

 

La sua esperienza in Europa finisce cosi, e per rigenerarsi torna al Flamengo, dove si torna a vedere un altro giocatore. Nel 1990 con i rossoneri vince la Coppa del Brasile, segna la bellezza di 22 reti in 64 gare ufficiali, torna ad essere lo straordinario giocatore che avevamo ammirato prima, e si guadagna addirittura la convocazione per i Mondiali del 1990 in Italia. Il Brasile non giocherà una grandissima competizione, uscendo con l’Argentina agli Ottavi di Finale, e Renato disputerà solo sei minuti proprio contro i rivali di sempre, nel finale di partita.  Girovaga un po’, tra Botafogo, Cruzeiro e Atletico Mineiro, prima di approdare al Fluminense, con cui scrive una pagina importante della sua carriera e di quella della squadra. Nel 1995, in un Fla-Flu passato alla storia, contro il Flamengo, realizza il gol della vittoria di pancia, mettendo a segno una rete che consegna alla sua squadra il Campionato Carioca, quello giocato tra le formazioni di Rio de Janeiro.

 

FLAMENGO - FLUMINENSE 2-3, 1995

 

Dopo due anni decide di passare dall’altra parte, nel Flamengo, dove segna 5 reti in dodici gare in una stagione, prima di chiudere la sua esperienza nel Bangu nel 1999.

Tutto si poteva ipotizzare di lui, tranne che divenisse un allenatore importante, ed invece dal 2000 in poi Renato si siede in panchina, e lo fa nelle formazioni più importanti della sua nazione. Girovaga e alla Fluminense, nel 2007, vince la Coppa del Brasile, guidando quella squadra poi fino alla finale della Coppa Libertadores, persa contro il Quito. Gira ancora, e lo fa tanto, passando dal Vasco da Gama, il Bahia, il Gremio e l’Atletico Parananense, prima di tornare ancora al Gremio, dove il 29 novembre 2017 scrive la storia. E’ in panchina nella finalissima con li argentini del Lanus, si aggiudica la coppa e diventa il primo brasiliano a trionfare in questa manifestazione sia da giocatore che da allenatore.

Una carriera quasi strabiliante, per chi se lo ricorda in Italia. Un fallimento, quello nel bel paese, che non ha però spento l’ardore e il talento di un giocatore che è stato capace di ricostruirsi e di tornare a brillare, come solo chi ha qualcosa di magico dentro può fare.

Alessandro Grandoni

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Last modified on Saturday, 18 July 2020 06:44
Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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