INSIDE | Barca - Atletico 2-2: quando il Cholo è il valore aggiunto

C’è una grande differenza tra il giocatore per il tuo allenatore, condividere la sua idea, dare l’anima in campo e giocare senza avere la stessa visione, quasi per inerzia, da solo. Non parliamo di bellezza del gioco, ma di spirito, una cosa che il Cholo potrebbe insegnare nelle Università di tutto il mondo, quelle dove il povero Setien forse neanche potrebbe avvicinare. Barcellona – Atletico Madrid, finisce 2-2, e forse è anche la parola fine sulla Liga spagnola, con il Real che può andare a +4, dopo esser ripartito dopo la pandemia da un -2 che non faceva ben sperare.

Da una parte c’è il Barca, impaurito, teso, dall’altra l’Atletico, che corre, lotta, rema dalla stessa parte del suo tecnico, che è un dodicesimo incredibile. Dal punto di vista tattico le due formazioni si presentano in modo diverso. Il Barcellona parte sulla carta con un 4-3-3 che poi non sarà tale, davanti a Ter Stegen ci sono Semedo, Pique, Lenglet e Jordy Alba, a centrocampo Rakitic, Busquets e Vidal, con Puig a fare da raccordo con le punte Suarez e Leo Messi. Dall’altra parte il solito Atletico, in un 4-4-2 che solo sulla carta sembra antiquato, ma interpretato in maniera divina, con Oblak in porta, Arias, Gimenez, Felipe e Lodi in difesa, Saul e Thomas centrali con Correa a destra e Carrasco a sinistra, e davanti la coppia Diego Costa – Llorente.

Setien, già alle prese con una squadra non proprio dalla sua parte, si permette il lusso di lasciare Griezmann in panchina, il grande ex, schierando un Puig che in questo Barca stona. Veloce, tecnico, ma più che un costruttore è un guastatore, e il Barca li davanti deve avere qualcosa di più, ce l’ha con il francese, ma decide di non schierarlo, e l’idea non cambierà fino ai minuti di recupero.

Il copione è quello preventivato, i blaugrana fanno la partita, l’Atletico glielo permette e riparte. Dopo il vantaggio arrivato per uno sfortunato tocco di Diego Costa su angolo di Messi, l’Atletico riprende a giocare come se nulla fosse, si riparte nello stesso modo, senza accusare il colpo. La logica conseguenza è il pareggio pressochè immediato ma raggiunto grazie ad una iniziativa di Carrasco, capace di andare ad una velocità quasi imbarazzante e costringere Vidal al fallo da rigore. Tira Diego Costa, para Oblak, ma si ripete, dal dischetto va Saul che non sbaglia, uno a uno e tutto da rifare.

 

Liga Santander: Barcellona - Atletico Madrid 2-2 - VIDEO

 

Il Barca qualche occasione ce l’ha, perché quando in squadra hai Leo Messi è difficile non riuscire a creare qualcosa, ma il tutto sembra sempre più dovuto all’idea del singolo, e raramente ad un processo che parte dalla squadra. Dalla parte opposta tutto il contrario. L’Atletico si compatta dietro ad una velocità supersonica, stringe le linee di difesa e attacco, e stringe i suoi esterni di centrocampo, Correa e Carrasco, in modo da non permettere mai al Barca di avere una superiorità a centrocampo. Il resto lo fa la qualità dei singoli, la sapienza calcistica di Saul, lo strapotere di Thomas, la velocità di Lodi.

Il Barcellona in alcune fai del gioco prova ad affidarsi al suo spartito, con Rakitic che retrocede a fare il braccetto di sinistra sulla linea difensiva per prendere palla e partire, Busquets amministra e indirizza il gioco, ma tutti i tentativi sembrano destinati a fallire quando si arriva sulla trequarti, dove gli undici colchoneros sembrano il doppio. Nella ripresa non cambia il copione, ed il momentaneo due a uno blaugrana, anche qui, è il frutto di una iniziativa di Semedo, bravo ad anticipare Felipe.

Dal dischetto Messi ricorda a tutti che giocatore è, scava il pallone e firma il due a uno, ma anche qui l’Atletico non si scompone.   Riparte la squadra di Simeone, si compatta, spinge, accelera, e quando lo fa con Carrasco arriva un altro penalty, che Saul stavolta trasforma con qualche patema d’animo in più. La sensazione è sempre la stessa, che il Barca fatica e che l’Atletico può, da un momento all’altro, dare la spallata definitiva. I minuti vanno avanti, Setien decide che Griezmann sta bene in panchina, punta ancora su Vidal e Puig, non capendo che serve coraggio per andare a prendersi questa partita.

Dall’altra parte il Cholo amministra, cambia i suoi interpreti offensivi, inserendo Joao Felix e Morata, ma lo spartito è sempre lo stesso, conosciuto a memoria da tutti. Il “Principito” vede il campo solo nei minuti di recupero, l’Atletico soffre ma non rischia quasi mai, e Simeone dimostra ancora una volta che c’è differenza tra guidare una squadra e allenarla e plasmarla a tua immagine e somiglianza. Barcellona e Atletico pareggiano, ma il Cholo surclassa Setien, stretto tra la paura di offendere troppo e la poca sintonia con una squadra che, ormai, sembra aver perso lo smalto dei tempi migliori.

Finisce due a due, ed è forse il pareggio che scrive la parola fine sulle velleità del Barca di conquistare la Liga, sempre più verso Madrid, dalla parte dei blancos.

Alessandro Grandoni

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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