RITRATTI | Il Piccolo Buddha, quando Ivan De La Pena faceva sognare

Poteva e doveva essere un crack, alla fine è stato ricordato più per essere quello con la testa rasata ed il compagno di Ronaldo al Barcellona che altro. Parliamo di Ivan De La Pena, uno dei maggiori talenti della seconda metà degli anni novanta, trasformatosi in un peso per le squadre che hanno provato a dargli fiducia. “Il Piccolo Buddha”, come veniva definito, è un ragazzo prodigio, nasce il 6 maggio del 1976 e cresce nel settore giovanile del Racing Santander. Le sue qualità tecniche, quelle indiscusse, vengono viste dal Barcellona che non s fa scappare l’affare e lo porta in maglia blaugrana. A diciannove anni, con Johan Cruijff allenatore, nel 1995, arriva il debutto in prima squadra nella sfida con il Valladolid e, come accade spesso ai predestinati, nella stessa partita arriva anche il primo gol.

 

Per quel Barcellona non è una grandissima stagione, chiudono al terzo posto dietro Atletico Madrid e Valencia, ma si gettano le basi per la squadra che verrà. Inizia a far parte stabilmente delle formazioni giovanili spagnole e nel 1996 ottiene il secondo posto all’Europeo Under 21. La stagione 1996-97, però, resta quella della consacrazione, della sua esplosione a livello mondiale e, purtroppo, resterà anche la migliore della sua carriera, nonostante questa sia ancora agli inizi. C’è Robson in panchina, e il Barcellona in attacco, oltre a Stoichkov e Luis Figo, ha appena preso un “Fenomeno” che risponde al nome di Ronaldo. Dopo una stagione da debuttante De La Pena si guadagna un posto da titolare in un centrocampo che prevede anche la presenza di Pep Guardiola in cabina di regia.

 

 

E’ il suo anno magico, il Barcellona gioca alla grande, e lui è il centrocampista che ispira ogni azione offensiva, capace di dialogare con Ronaldo e mandarlo spesso in gol. Ronaldo segna, lui fa gli assist, e sembra essere il preludio ad una carriera da grandissimo giocatore. Quel Barcellona ottiene il secondo posto alle spalle del Real Madrid, Ronaldo fa le valigie destinazione Inter, e lui rimane ancora un anno, ma non sarà la scelta migliore. Nonostante le ottime prestazioni, però, la Nazionale non lo prende in considerazione, finita infatti l’esperienza giovanile, De La Pena non viene mai convocato ma le sue gesta non rimangono inosservate. Al Barcellona arriva Van Gaal, che vede poco il centrocampista spagnolo, spesso relegato in panchina nel 1997-98. In Italia c’è una squadra, la Lazio, che dopo aver inseguito invano Ronaldo, è pronta ad investire per arrivare allo scudetto. I biancocelesti vogliono un centrocampista di qualità da inserire nel loro centrocampo, ancora privo di Veron che arriverà solo nel 1999, e nell’estate del 1998 Sergio Cragnotti si fionda sul talento del Barcellona. Una trattativa non facile, con i catalani che vogliono per forza inserire anche il difensore Fernando Couto, ex Parma, nell’affare. La Lazio alla fine ci sta, prendendosi anche il portoghese che, alla fine, si rivelerà un acquisto quanto mai prezioso e più azzeccato dello spagnolo. Lo spagnolo arriva a Roma fuori forma, nell’ultima stagione Van Gaal lo relega spesso in panchina, ma lui è convinto di potersi riprendere.

De La Pena con la maglia della Lazio
De La Pena con la maglia della Lazio

 

De La Pena arriva alla Lazio, in Italia, ed è pronto per dimostrare il suo valore. Viene inserito da Eriksson, che dichiarerà poi di non aver voluto De La Pena in quanto non gli serviva, in un centrocampo che prevede Conceicao a destra, Nedved a sinistra, ed Almeyda a far da scudo al fantasista spagnolo. Le basi per poter far bene ci sono tutte. Dopo la conquista, da titolare, della Supercoppa Italiana in casa della Juventus, arriva il debutto in campionato sul campo del Piacenza. De La Pena gioca anche discretamente e colpisce una traversa dopo una gran traversata a un tiro da fuori, ma quella resterà probabilmente una, se non l’unica, giocata degna di nota della stagione. Lo spagnolo, arrivato per la cifra di 30 miliardi e con un ingaggio da 6 miliardi a stagione (cifra quasi fosse in quel momento), fatica ad ambientarsi.

Sembra avulso dal gioco, la Lazio fatica perché contemporaneamente deve fare a meno degli infortunati Nesta e Vieri, serve maggiore sostanza e ben presto De La Pena perde la maglia da titolare, a favore prima di Stankovic e poi di Roberto Mancini, che in un Bologna – Lazio viene reinventato da Eriksson centrale di centrocampo per ovviare alle mancanze del regista spagnolo. Da qui al termine della stagione per De La Pena c’è solo la panchina con alcuni ingressi nel secondo tempo, qualche gara da titolare in Coppa delle Coppe contro formazioni di secondo piano, fino alla conclusione dell’annata. La Lazio sfiora lo scudetto, vinto dal Milan di Zaccheroni, vince la Coppa delle Coppe in finale con il Mallorca, ma tracce dello spagnolo neanche a parlarne.

 

 

I biancocelesti continuano ad investire, a centrocampo arrivano anche Veron e Simeone, ed in estate si consuma l’addio prematuro dal calcio italiano. La Lazio, pur di disfarsi del Piccolo Buddha, lo spedisce in prestito in Francia, all’Olympique Marsiglia, nella speranza di non veder depauperato un grande investimento.

Dopo le misere 14 presenze con la maglia della Lazio, di cui solo 4 da titolare, ne arrivano 12 con i francesi. Lo spagnolo sembra in caduta libera e, complice la necessità dei biancocelesti di piazzarlo altrove e recuperare almeno una parte dell’ingaggio, si prova la carta della Spagna. Torna infatti al Barcellona, dove la sua stella era nata, nel 2000-2001, ma non è più l’idolo di casa, scende in campo solo 9 volte, chiaramente non da titolare, e peggio va l’anno successivo, quando torna alla Lazio e in un campionato, il 2001-2002, con Zoff e Zaccheroni in panchina, vede il manto verde una sola volta. Nell’estate del 2002 prova l’ultima carta, l’Espanyol. Sarà probabilmente la miglior scelta possibile, perché da li in avanti non si muoverà più. Con la maglia biancazzurra torna ad avere un po’ di continuità anche se di lui non si parla più in termini entusiastici. De La Pena ha ventisei anni, ma non viene mai più considerato un grande giocatore.


De La Pena con la maglia dell'Espanyol
De La Pena con la maglia dell'Espanyol

Nel 2005 riesce, finalmente, anche a vestire la maglia della Nazionale, debuttando in uno Spagna San Marino e vedendo il campo in altre due occasioni per un totale di 3 presenze e nessuna rete. Con l’Espanyol, però, riesce a trovare la sua dimensione, non sempre protagonista, non sempre titolare, ma un giocatore della rosa tanto che colleziona, dal 2002 al 2001, 156 presenze e otto reti. Due di queste, però, restano alla storia. Nel 2008-09 si gioca infatti Espanyol – Barcellona, e De La Pena, per una notte, si ricorda di essere il giocatore che tutto il mondo voleva. Segna una doppietta, di cui una rete di testa, lui che un gigante non è, al Barca di Leo Messi, l’Espanyol vince 2-1 e quella resterà per sempre la migliore gara della sua carriera, che termina nel 2011.

 

 

Una carriera, la sua, che poteva essere e non è stata, un giocatore che tecnicamente veniva accostato ai più grandi ma che, con l’avanzare del tempo, ha regalato più delusioni che soddisfazioni. Il Piccolo Buddha, alla fine degli anni novanta, veniva indicata da tutti come uno dei migliori centrocampisti in circolazione, ma chi ha investito su di lui si è trovato  a dover fare i conti con un talento che, a ventidue anni, sembrava aver già dato, al calcio, la sua parte migliore. Di lui, purtroppo, ci si ricorda ancora per essere l’assist man di Ronaldo a Barcellona, nel 1997, e per essere quello arrivato insieme a Couto alla Lazio. Non certo un grande lascito.

Alessandro Grandoni

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Last modified on Wednesday, 17 June 2020 05:25
Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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