STORIE | Italia - Nigeria e Usa '94, quando Baggio fece emozionare gli italiani

E’ una delle partite più iconiche degli anni novanta, per noi italiani. E’ una gara che sarebbe potuta passare alla storia come una delle più grandi disfatte di sempre, e invece resta nell’imaginario di tutti come quella della rinascita, della resistenza, della fatica e della resurrezione del Divin Codino, che da lì in avanti ci portò, in un viaggio di prima classe, fino alla finale di Pasadena.

Il 5 Luglio del 1994 va in scena la sfida, ai Mondiali di Usa 94, tra Italia e Nigeria. Si gioca a Boston, e le due squadre arrivano a quella partita in momenti decisamente diversi. Gli azzurri sono guidati da Arrigo Sacchi, l’uomo chiamato a far giocare la nazionale in maniera spettacolare, come il suo Milan degli olandesi. L’Italia ha dei talenti, ma anche qualche problemino da risolvere. La fase a gironi, infatti, è stata tutt’altro che da ricordare. All’esordio, contro l’Eire, l’Italia è stata annichilita, si è presentata in avanti con la coppia Baggio – Signori, ma ha perso per 1-0. La seconda sfida rimane alla storia, più per una sostituzione che per la bellezza di quanto visto. Dopo una ventina di minuti azzurri in dieci per l’espulsione di Pagliuca. Sacchi a questo punto decide la cosa che nessun italiano avrebbe deciso. Fuori Baggio, per far entrare Marchegiani, portiere di riserva, e tutto il mondo, compreso il Divin Codino, pensa “Questo è impazzito”.

Nella ripresa sarà Dino Baggio a risolvere la contesa, dandoci tre punti vitali. Nella terza e decisiva gara, con il Messico, l’Italia che in avanti prova la carta Massaro, non va oltre il pari, uno a uno, ma per la regola che premia le migliori terze è un punto che ci basta per andare agli Ottavi. Di fronte la Nigeria, non una squadra africana tutto muscoli e cuore, ma una formazione con giocatori di buon livello, che sanno correre e anche pensare, ci sono Amokachi, Amuniche, Finidi sulla corsia esterna, Oliseh a far filtro in mezzo al campo e Okocha a inventare calcio a centrocampo. Non sarà una passeggiata.

Non lo sarà soprattutto perché, l’Italia, non ha ancora trovato il suo pupillo. Roby Baggio, il giocatore più atteso e pallone d’oro nel 1993, non ha ancora segnato, è diventato protagonista più per una sostituzione che per ciò che ha fatto in campo, ma è l’unico che ci può portare avanti. Troppo caldo, troppa umidità per poter ammirare il gioco voluto da Sacchi, serve necessariamente qualche colpo di genio, che solo lui può dare.

L’Italia che si presenta a quella sfida gioca con Marchegiani in porta (Pagliuca è ancora squalificato), in difesa ci sono sulle corsie esterne Benarrivo e Mussi, mentre al centro a far coppia con Costacurta c’è Maldini, spostato li per sostituire Franco Baresi, che nella seconda gara del girone si è rotto il menisco e tornerà, miracolosamente per la finale. A centrocampo ci sono Donadoni, anche con compiti di regia, e Beppe Signori sugli esterni (con il capocannoniere degli ultimi due campionati che solo cosi trova spazio), in mezzo Albertini e dare geometrie e Berti per gli inserimenti, davanti c’è Baggio con Massaro, confermato. La Nigeria imbavaglia gli azzurri, che tuttavia nel primo tempo giocano anche meglio degli avversari, senza segnare. Il caldo si fa sentire, l’Italia non è brillante, e questa non è una novità. Al minuto numero ventisei, poi, sugli sviluppi di un angolo, Maldini ha qualche incertezza di troppo, come tutta la difesa, e Amunike ne approfitta per fare l’uno a zero con cui si va al riposo.

 

Usa '94: Italia - Nigeria 2-1 dts

 

L’incubo si sta materializzando, una nuova Corea è all’orizzonte, ed ha la maglia verde. L’Italia, in qualche modo, prova ad andare avanti ma sbatte sempre contro il muro degli africani, bravi e anche ordinati. Sacchi non vede la luce, e allora prova ad affidarsi ad un altro fantasista, Gianfranco Zola, che entra nel giorno del suo ventottesimo compleanno. Fuori Signori, e non Baggio, perché se qualcosa può succedere sarà solo per un’invenzione. Passano pochi minuti e Zola, nel tentativo di riprendere un pallone, va a contrasto con un difensore, l’arbitro fischia un fallo che, forse, neanche ci sta. Sembra finita li ma Brizio Carter decide di entrare tra i protagonisti e tira fuori, al sardo, il rosso diretto. Zola si getta a terra, sconsolato, in ginocchio, con le braccia conserte, in una posa forse mai vista su un campo di calcio, una posa che descrive lo sconforto di quella nazionale e di quel giocatore. Sotto di un gol, in dieci contro undici, forse si possono già iniziare a fare i bagagli. Lo pensano tutti, ma ci sperano tutti, perché non può finire cosi.

 

Zola a Usa 94 dopo l'espulsione con la Nigeria
Zola a Usa 94 dopo l'espulsione con la Nigeria

Si v avanti a stento fino al minuto ottantotto. Mussi, uno dei fedelissimi di Sacchi, entra in area, potrebbe tirare ma decide che non sarà lui a fare l’ultimo tentativo, quello spetta a lui, all’uomo che tutti aspettano, a Roberto Baggio. Palla all’indietro, e Roby capisce che quello è il momento di fare la storia, carica il destro e colpisce di piatto, con la precisione e l’eleganza che solo i grandi campioni possono avere, il pallone si infila tra due giocatori ed entra all’angolino, con Rufai battuto. E’ il gol dell’uno a uno, della liberazione, della resurrezione dell’unico uomo che ci può portare avanti. Si va così ai supplementari. L’Italia rischia, con Yekini vicino al gol in una paio di occasioni, poi al minuto numero centodue la nuova invenzione. Benarrivo ha palla sulla sinistra al limite dell’area, anziché passare la palla la lascia li, e corre in avanti, Baggio la prende e con un pallonetto delizioso mette la sfera nell’unico punto in cui Benarrivo l’aspetta, il difensore del Parma rallenta, viene toccato da dietro e va giù. E’ calcio di rigore, anche Brizio Carter non può non darlo.

Dal dischetto va ancora lui, Baggio. Interno destro, la palla tocca il palo interno ed entra con Rufai spiazzato. E’ il 2-1, quello che con le unghie e con i denti porteremo avanti fino alla fine e che ci consentirà di arrivare, trascinati da un nuovo Roberto Baggio, fino alla finalissima con il Brasile, che purtroppo resterà negli occhi di tutto il mondo per l’errore, del Divin Codino, dagli undici metri.

Il Mondiale americano non ci porterà allori, ma ha consegnato alla storia quel numero dieci, che mai come allora è stato capace di unire tutti gli italiani. Italia batte Nigeria due a uno, cosi decise Roby Baggio.

Alessandro Grandoni

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Last modified on Wednesday, 17 June 2020 16:22
Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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