STORIE | Quando la Colombia era la squadra più forte del mondo

C’è stato un tempo in cui la Nazionale della Colombia era considerata, da molti, la squadra più forte del mondo. Ad un disattento osservatore, questa affermazione potrà sembrare quasi bizzarra, ma così non è.

Il rapporto tra il calcio in Colombia e la malavita è stato sempre molto stretto, ma alla fine degli anni ottanta questo è diventato un abitudine, che ha permesso al football sudamericano di compiere un deciso passo in avanti. Fino a quel periodo, infatti, i migliori talenti colombiani giocavano poco in patria, giusto il tempo di emergere e poi via, venduti al miglior offerente, nello stesso Sudamerica o in Europa. Alla fine degli anni ottanta, però, qualcosa cambia. I signori della droga, per cosi dire, iniziano a commerciare anche nel football, è il loro divertimento, l’ennesimo modo per dimostrare la propria forza, con le buone o con le cattive. Il più celebre è senza dubbio Pablo Escobar, che entra prepotentemente nel calcio, ma non è il solo.

Cosa smuove l’entrata di questi personaggi? Dà la possibilità, alle squadre colombiane, di non dover essere costrette a vendere per poter giocare, ma di crescere in casa i propri talenti, di assicurarsi i migliori giocatori, di competere con tutte le migliori formazioni del Sudamerica, tra cui le brasiliane e le argentine, per la Coppa Libertadores, la nostra Coppa dei Campioni. E’ in questo clima che nasce il mito del Nacional di Medellin, che arriva nel 1989 a giocarsi la finale della Coppa Intercontinentale con il Milan di Arrigo Sacchi.

Vincono i rossoneri, ma a fatica, contro una formazione che ha un altro Escobar, Andres, che diventerà tristemente famoso, in difesa. Lo stesso Sacchi si innamora di questo centrale e lo consiglia al Milan, che però decide di passare oltre. E’ in questo clima che la nazionale colombiana partecipa al Mondiale di Italia ’90, che sarà il prologo di un periodo nel quale la crescita dei sudamericani toccherà vette incredibili, fino alla kermesse americana del 1994.

In Italia la Colombia gioca un buon calcio, arriva perfino agli Ottavi di Finale dove uno sciagurato Renè Higuita, il portiere di quella squadra, regala pallone e qualificazione al Camerun di Roger Milla.

E’ in quel periodo, però, che inizia a prendere forma una squadra fantastica. Tra i giocatori spicca proprio Higuita, portiere abituato a giocare con i piedi, quasi un libero aggiunto ancora prima dell’inserimento della regola sul retropassaggio al portiere, c’è Andres Escobar in difesa, un giocatore di un’intelligenza calcistica sopraffina, in grado di comandare e tenere la difesa, mentre a centrocampo c’è il genio, il cervello, il giocatore in grado di trasformare ogni pallone in oro. Parliamo di Valderrama, il dieci foltocrinito, pronto a dare qualità al gioco della squadra di Maturana, un altro elemento di indiscusso valore.

Il Mondiale del 1990 è stato per molti anni, per la Colombia, la massima punta toccata nei campionati iridati prima del 2014 (Quarti di Finale), ma è stato soprattutto l’anteprima del grande girone di qualificazione ai Mondiali di Usa ’94, dove la Colombia, incredibilmente, partiva come grande favorita.

La squadra è affidata a Maturana, un uomo capace di cambiare il modo di giocare in Colombia, passando da una squadra che aspetta, difende e riparte, a una che vuole imporre il suo gioco, dominare la partita, far valere le qualità dei propri singoli. Nel gruppo sudamericano la Colombia fa il vuoto, ha una difesa quasi impenetrabile (due soli gol subiti nelle sei gare di qualificazione) e il miglior attacco con 13 reti messe a segno. Gioca una calcio divertente, spettacolare, batte l’Argentina all’andata ed arriva all’ultima gara del girone in lotta per il primo posto, proprio contro la formazione albiceleste guidata da Basile.

 

La formazione della Colombia contro l'Argentina nel 1993
La formazione della Colombia contro l'Argentina nel 1993

E’ questa la partita che segna un’epoca, che consegna questa Colombia alla storia del calcio moderno. E’ il 5 settembre del 1993, si gioca a Buenos Aires, al Monumental, la casa del River Plate. La Colombia desta una grande impressione, ha una squadra in grado di battere chiunque, dalla parte opposta l’Argentina, ancora orfana di Diego (tornerà solo nello spareggio con l’Australia), ma con Redondo e Simeone a centrocampo e Batistuta in attacco. Gli addetti ai lavori sanno che quella è una grande Colombia, tanto che l’intellettuale Osvaldo Soriano parla apertamente di un’Argentina che può vincere solo “se la tribuna ruggisce per novanta minuti, se Dio Nostro Signore accetterà di stare ancora una volta dalla nostra parte, se la Colombia sarà in giornata storta”.

I giocatori della selezione di Basile, invece, sono di tutt’altro avviso, come dice Oscar Ruggeri, perno difensivo:Ho giocato due finali dei Mondiali, e non ho visto la Colombia dall’altra parte. Ho vinto due volte la Copa América, ed anche in quel caso non c’era la Colombia. Proprio non li capisco, i giornalisti. Hanno dato fin troppa importanza ad un buon gruppo che, però, non è uno squadrone“.

Il clima è freddo, freddissimo, nei primi quaranta minuti l’Argentina ci prova, la Colombia tiene, poi la svolta, quasi inevitabile. Dopo un contrasto tra Valencia e Borrelli il pallone arriva a Valderrama, all’altezza del centrocampo. La “testa” della Colombia vede l’inserimento di Rincon sulla destra, la freccia salta Altamirano e aggira Goycochea depositando in rete la palla dell’uno a zero. L’Argentina capisce che rischia grosso, la Colombia prende ancora più coraggio, e da qui in avanti si consuma il massacro. Rincon serve Asprilla, che è in una di quelle giornate in cui è semplicemente immarcabile. Finta su Borrelli e conclusione che beffa il portiere argentino, due a zero. Da qui in avanti  è accademia per la Colombia e un incubo senza fine per l’Argentina, su assist di Alvarez è ancora Rincon e trovare la porta per il terzo gol, poi Aprilla con un colpo da maestro firma il poker, poi a sei minuti dal termine “El pulpo”, come viene chiamato l’ex attaccante del Parma, trova Valencia per la manita.

Per l’Argentina è una delle sconfitte più umilianti della storia, per la Colombia la legittimazione internazionale. Gabriel Garcia Marquez, il premio Nobel colombiano, parla di una nazionale pronta a vincere, ed è dello stesso avviso Pelè, uno che di Mondiali se ne intende.

 

1993: ARGENTINA - COLOMBIA 0-5

 

E’ con queste premesse che la Colombia si presenta al Mondiale di Usa 94, con il ruolo di favorita, insieme al solito Brasile e alla Germania campione in carica. Il gruppo di qualificazione non è certo proibitivo, ma qualcosa va storto. Alla formazione di Maturana manca Higuita (che non c’era neanche contro l’Argentina), in carcere perché sospettato di aver fatto da mediatore in un rapimento, ma più probabilmente punito per la sua amicizia con Pablo Escobar, ucciso nel 1993.

L’esordio è contro la Romania di Georghe Hagi, una buona squadra ma non certo irresistibile. Si consuma, invece, una sconfitta bruciante. Raducioiu porta in vantaggio gli europei, Hagi raddoppia, la Colombia è sotto choc, prova a reagire con Valencia nel finale del primo tempo ma in chiusura, nonostante i tentativi, è ancora la Romania ad andare in gol sempre con Raducioiu per il 3-1 finale.

Una partenza inattesa, ma ancora tutto da giocare nelle due sfide che restano contro Usa e Svizzera. Gli americani sono il paese ospitante, ma di certo non una squadra in grado di far paura alla Colombia di Valencia, Valderrama, Asprilla e Rincon.

La Colombia a Usa '94

E’ il 23 giugno del 1994, e qui si consuma una pagina nera, che dieci giorni dopo diverrà ancora più tragica. Al 34’ del primo tempo, su un cross, Andres Escobar, probabilmente uno dei migliori giocatori del torneo, devia sfortunatamente nella propria porta il pallone che porta in vantaggio gli americani.  Ad inizio ripresa il raddoppio dei padroni di casa con Stewart, la squadra di Maturana sembra la lontana parente della formazione ammirata negli anni precedenti, ed a poco serve la rete di Valencia al novantesimo. Seconda sconfitta in due partite, e la Colombia è fuori dal mondiale. A poco servirà, se non per le statistiche, la vittoria per due a zero contro la Svizzera nella terza gara (gol di Gaviria e Lozano). La squadra di Maturana, data da molti come una delle favorite, è fuori dalla competizione, anche se la storia più triste si deve ancora consumare. Il 2 luglio del 1994, infatti, in un locale di Bogotà, Andres Escobar, il capitano e l’autore sfortunato di quell’autorete, viene assassinato con dei colpi di pistola fuori da un locale da alcuni narcotrafficanti, che gli rinfacciano di avergli fatto perdere un mucchio di soldo con quell’autorete nelle scommesse clandestine. E’ l’epilogo di una favola durata pochi anni, da quel momento in avanti la Colombia, pur continuando a far bene, non darà mai più la sensazione di poter entrare di diritto nell’Olimpo del calcio.

Con l’eliminazione dai Mondiali del 1994, e con l’assassinio di Andres Escobar, si chiude la pagina della Colombia più forte di sempre, quella in grado di far vergognare, gli argentini, di essere scesi in campo, quella in grado di entusiasmare tutti gli amanti del calcio, che nelle idee di Valderrama, nelle corse di Rincon e nei gol di Aprilla e Valencia, avevano visto gli sprazzi di un nuovo inizio per il calcio sudamericano, di una nuova compagine in grado di rompere l'egemonia di Brasile e Argentina. 

Alessandro Grandoni

Rate this item
(0 votes)
Last modified on Sunday, 26 July 2020 15:39
Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.