10 Cose che non sai su Carlo Mazzone

Carletto Mazzone è uno degli allenatori più amati di sempre del calcio italiano. Un personaggio che si sa far volere bene, che ha condotto squadre cosiddette provinciali alla gloria, ma che ha anche riscoperto e rigenerato talenti spesso dati per finiti.

Carlo Mazzone si è raccontato dopo aver lasciato la panchina, ecco le dieci cose che forse non sai, che rendono questo allenatore cosi unico nella storia del calcio italiano.

 

1 – L’ESORDIO IN SERIE A DI CARLO MAZZONE

 

Il 2 Giugno del 1959 Carlo Mazzone fa il suo esordio da giocatore in Serie A, con la maglia della Roma. Si gioca a Firenze, e l’allenatore dei giallorossi è Nordhal, lo svedese che insieme a Gren e  Liedholm ha formato il trio di campioni della sua Nazionale. La particolarità di quell’evento è che, a casa Mazzone, nessuno sa del suo esordio. Il padre di Carlo, infatti, lo scoprì solo il lunedì mattina, presentandosi al solito bar. Arrivano i complimenti degli amici di sempre, lui rimane stupito, poi gli spiegano che il giorno prima Carlo aveva giocato con la Roma. La gara finì 1-1 con la rete di Tasso per i giallorossi, e per Mazzone fu la prima gara in Serie A.

 

2 – L’INFORTUNIO e la FINE DELLA CARRIERA DA CALCIATORE DI MAZZONE

 

Il 3 Marzo del 1968 segna la fine della carriera da calciatore del giovane Carlo Mazzone. Si gioca il derby tra l’Ascoli (dove gioca) e la Sambenedettese. Carletto rincorre un avversario, Urban, e colpisce il suo ginocchio con la tibia destra. La gamba fa crack, lui prova a rientrare in campo, il dolore è lancinante, ma non può lasciare il terreno di gioco in un derby dove non erano ancora permesse le sostituzioni. Alla fine si fa buttare fuori per la disperazione. Una brutta frattura, calcificazione ossea difficile, convalescenza lunga. Quando riprese, non era più quello di prima, ma per fortuna arrivò Costantino.

 

2 – L’INCONTRO CON COSTANTINO ROZZI DI CARLO MAZZONE

 

C’è un personaggio chiave nella storia calcistica di Mazzone, come allenatore. Carletto guida il settore giovanile dell’Ascoli, la prima squadra non va bene e Rozzi si affida a lui: “Carletto, fammi il piacere, vai in panchina e vedi che puoi fare”. Una storia che si ripete per tre volte, Mazzone va in panchina al posto del tecnico esonerato, risolleva la squadra e torna ai giovani lasciando al nuovo arrivato il compito di terminare il campionato. Nel 1969/70, però, le cose vanno diversamente. Mazzone si siede in panchina ma stavolta Rozzi vede in lui il futuro. “Ho deciso che resti in panchina fino alla fine del campionato, e non solo. Il prossimo anno parti tu come allenatore”. Mazzone, soddisfatto, ha però una richiesta, strana per il calcio di oggi. Il problema infatti non sono i soldi, ma la certezza del suo futuro. Mazzone accetta ma con una promessa, che se le cose vanno male lui torna al settore giovanile, perché ha già due figli a una famiglia da mantenere. Rozzi non fa una piega: “Qualunque cosa dovesse accadere non ti preoccupare, quel posto sarà tuo. E se lascio l’Ascoli tranquillo che ti prendo nella mia azienda, ho capito che sei una persona perbene”. Storie e parole che, al giorno d’oggi, sembrano lontane anni luce.

 

4 –  IL 4-3-3- DI MAZZONE E DEL SUO ASCOLI

 

C’è chi per anni gli ha dato del difensivista, ma forse non conosce la storia. Le squadre di Carletto Mazzone, infatti, facevano scuola per come giocavano. Dopo il 1974 sulla panchina della Nazionale c’è Fulvio Bernardini, un’istituzione. Lui, nell’Aula Magna di Coverciano, pronuncia queste parole: “Si parla tanto di zona e calcio totale, di imitare gli olandesi con Crujff, Krol, Haan, Neskens ma per capire come si fa non c’è bisogno di andare in Olanda. Io vi dico di andare a vedere come gioca l’Ascoli di Mazzone”. L’innovatore Carletto, infatti, aveva portato l’Ascoli dalla Serie C alla Serie A, giocava a zona e faceva il 4-3-3 con Colombini – Bertarelli e Campanini nel tridente d’attacco. Smarcamento senza palla, due uomini sempre vicini a ogni uomo in possesso del pallone, una squadra che ha un gioco e che sfrutta alla perfezione le caratteristiche dei suoi uomini. E arriverà un giorno, nel 1994, in cui Mazzone riuscì a disintegrare lo stratega moderno del 4-3-3, ma lo vedremo più avanti.

 

5 – SAPER CAPIRE GLI UOMINI, LA STRATEGIA DI MAZZONE

 

C’è una caratteristica che definisce l’allenatore Carlo Mazzone. Come uno dei suoi predecessori, Nereo Rocco, Mazzone ha sempre allenato prima l’uomo, e poi il calciatore. Ha sempre osservato tutti i più piccoli dettagli che gli potevano far capire come stava un suo giocatore. Li scrutava a tavola, con la coda dell’occhio, vedeva chi scherzava e chi no, chi mangiava e chi no, se uno di loro era triste o meno. Perché solo un uomo sereno, in campo, è pronto a dare tutto. Lo schema, senza l’attenzione per l’uomo, non arriva da nessuna parte.

 

6 – MAZZONE SCOPRE FRANCESCO TOTTI

 

Molti non sanno che è stato proprio Carlo Mazzone a far scoprire, al grande calcio, Francesco Totti. Solitamente il tecnico chiamava sempre qualche ragazzino della Primavera il giovedì per fare le partitelle con la prima squadra ed arrivare cosi a undici contro undici. Un giorno nei tre-quattro giocatori c’è Totti. Mazzone si confida subito con il suo vice Menichini: “Senti  una cosa, hai visto quel ragazzino a centrocampo? Che impressione t’ha fatto, come si chiama?

Mazzone non sapeva neanche il nome, ma lo volle con i grandi fino al sabato, tenendo anche gli altri per camuffare la promozione ai giornalisti. Quel ragazzino aveva 16 anni ed era Francesco Totti, che il 27 febbraio del 1994 Mazzone fece giocare da titolare contro la Sampdoria in Coppa Italia.

 

7 – IL RUOLO DI ANDREA PIRLO nel BRESCIA di MAZZONE

 

E’ stato Carlo Mazzone a dare una nuova vita calcistica ad Andrea Pirlo. Talento nell’Inter, poi nella Reggina e nell’Under 21, Pirlo era un gran bel fantasista, che però faticava a spiccare anche nel calcio dei grandi. Mazzone lo studia, sa che può dare tanto e un giorno lo prende da parte e gli dice: “Io voglio accrescere la qualità del nostro gioco, tu mi puoi aiutare perché, come si dice, c’hai i piedi buoni. Hai senso tattico, sai come ti devi muovere. Finora hai fatto la mezza punta, adesso ti chiedo di cambiare posizione, farai il playmaker davanti alla difesa, il nostro regista arretrato”.

Pirlo passa poi al Milan, dopo aver ringraziato Mazzone, e Ancelotti lo promuove titolare nello stesso ruolo che gli aveva disegnato Mazzone, davanti alla difesa con Seedorf e Gattuso ai fianchi. Ancelotti gli chiese: “Come ti sei trovato a Brescia? “Benissimo”, rispose Pirlo. “E allora continuiamo a coltivare l’idea che ha avuto il mio amico Carletto Mazzone…”. Da quel momento è nato il Pirlo che tutti oggi conosciamo.

 

8 – 27  NOVEMBRE 1994: LAZIO – ROMA 0-3

 

Questa data rimane scolpita nella carriera di Carlo Mazzone. Guida la Roma, la squadra del suo cuore, ed è in programma il derby contro la prima Lazio di Zeman, quella di Signori, Casiraghi e Boksic. Il Corriere dello Sport nella settimana che precede la gara fa i confronti tra i giocatori, e la Lazio vince 10 a 1, solo Aldair risulta essere superiore a un biancoceleste. Zeman appariva come il profeta, Mazzone come l’allenatore superato. Lui si fa venire un’idea, ogni giorno ritaglia quelle pagine e le attacca sulla porta dello spogliatoio, colpisce l’orgoglio dei suoi giocatori, che la domenica mattina attaccano loro l’articolo che dava, chiaramente, Zeman vincitore su di lui. Fu la gara perfetta, la Lazio andò subito sotto con la rete di Balbo, poi Cappioli e nella ripresa Fonseca. I biancocelesti mai in partita, la Roma che sfiorò in più occasioni la goleada. Finì 3-0, con Carlo Mazzone acclamato sotto la Curva Sud, una delle sue più grandi soddisfazioni.

 

9 – CARLO MAZZONE E ROBERTO BAGGIO

 

Un incontro magico quello tra Carlo Mazzone e Roberto Baggio. E’ l’estate del 2000, Baggio ha appena regalato all’Inter la qualificazione in Champions con due reti nello spareggio con il Parma, ma si ritrova senza squadra. Si allena da solo, Mazzone ogni mattina legge i giornali e scopre che il fantasista è vicino a firmare per la Reggina di Lillo Foti, e ci prova. Si fa dare il suo numero, lo chiama. “Pronto, sono Mazzone. Ho letto che vai alla Reggina, ma è vero? Scusa, io non vojo sapè se ce vai o nun ce vai a Reggio Calabria, però te vojo di’ ‘na cosa: ma perché non vieni a Brescia? Sta pure vicino a casa tua..”

Il magari di risposta di Baggio fa scattare Mazzone, che chiama Corioni, gli propone l’affare e lo convince, anche se il Divin Codino fa aggiungere una postilla al contratto. Baggio rimane a Brescia solo e soltanto se l’allenatore è Carlo Mazzone.

 

10 – ATALANTA – BRESCIA E QUELLA CORSA SOTTO LA CURVA di CARLO MAZZONE

 

E’ una delle immagini più genuine ma anche una di quelle che Mazzone vorrebbe cancellare dalla sua carriera. Quella corsa sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta dopo il 3-3 del suo Brescia. Sul 3-1 per i bergamaschi arrivano i cori contro di lui, indicandolo come romano di m… e figlio di p…. In pochi hanno provato a spiegare la sua reazione, che Mazzone spiega ricorrendo ad un episodio molto intimo, familiare. Carlo Mazzone ha perso la madre giovanissima, quando questa aveva 51 anni. Le teneva la mano negli ultimi momenti, l’aiutò a girarsi nel letto, ed in quel momento lei esalò l’ultimo respiro. Ecco spiegato perché quegli insulti lo fecero montare. Offensivi, inspiegabili, lo avevano colpito al cuore, e per questo reagì. Poi se ne pentì, ma chi ama e ha amato Carlo Mazzone non potrà mai rappresentarlo con quel gesto, ma con tutto quello che di buono ha fatto nel calcio e per il calcio.

Alessandro Grandoni

 

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile, Giornalista Pubblicista dal 2005, ha collaborato con varie testate giornalistiche e diretto, tra le altre, il portale www.calcionazionale.it

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