Fabrizio Consalvi

Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

Sette squadre per quattro posti, due dei quali portano in Champions League e altrettanti in Europa League. Questa è la situazione in Premier League a 2 giornate dal termine (una settimana in sostanza), con nel mezzo le semifinali di FA Cup in programma domani e dopodomani con Arsenal - Manchester City e Manchester United - Chelsea che possono regalare in 3 casi su 4, un altro posto nel secondo torneo continentale per club, ossia il 7° tenendo presente che i citizens di Guardiola hanno vinto la Coppa di Lega, liberando come detto la 6° posizione (dal preliminare, stessa cosa accadrà in caso il 7° posto sia utile). Andiamo allora a vedere le due situazioni in maniera distinta, partendo dalla corsa alla Champions League, con Chelsea, Leicester e Manchester United protagoniste. 

Premier League - la corsa alla Champions League 2020/2021

                       37° Giornata               38° Giornata
CHELSEA (63 p.) (Diff. Reti +15) LIVERPOOL (Mer 22/07) Wolverhampton (Dom 26/07)
LEICESTER (62 p.) (Diff. Reti +31) TOTTENHAM (Dom 19/07) Manchester United (Dom 26/07)
MANCHESTER UNITED (62 p.) (Diff. Reti +28) West Ham (Mer 22/07)

LEICESTER (Dom 26/07)

 

Partiamo ovviamente dai blues di Frank Lampard a quota 63 punti, ma con un differenza reti ben peggiore sia del Leicester, che del Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer. E' infatti la differenza tra gol fatti e subiti, la prima discriminante da sempre, all'interno della Premier League, in caso di arrivo a pari punti e in questo caso le possibilità non sono cosi remote, tenendo presente il calendario delle ultime 2 partite. Sarà il Leicester ad aprire di fatto le danze domenica 19 Luglio, viaggiando in casa del Tottenham di Mourinho, a caccia di un posto in Europa League, mentre sarà inevitabilmente lo scontro diretto con i Red Devils dell'ultima giornata a decidere chi disputerà la prossima Champions League 2020/2021 e chi invece, dovrà accontentarsi dei gironi di Europa League.

Sarà invece lo United ad avere alla 29° giornata il calendario migliore, ospitando all'Old Trafford mercoledi prossimo il West Ham, implicato nella lotta salvezza, ma che già stasera in caso di vittoria nello scontro diretto con il Watford, potrebbe festeggiare la permanenza in Premier. Tornando ai Red Devils di Pogba e compagni, una vittoria nella prossima giornata potrebbe voler dire sorpasso su Leicester o Chelsea, con i blues che andranno a far visita al Liverpool Campione d'Inghilterra, ma che dopo aver vinto il titolo, ha lasciato più di qualche punto per strada (vedi Arsenal). Chelsea che infine nella 38° ospiterà allo Stamford Bridge un Wolverhampton a caccia di un posto in Europa League, ma che con lo scontro diretto in programma al Leicester City Stadium, non potrà sbagliare l'appuntamento.

 

Premier League - la corsa all'Europa League 2020/2021

                        37° Giornata                38° Giornata
WOLVERHAMPTON (56 p.) (Diff. Reti +11) Crystal Palace (Lun 20/07) CHELSEA (Dom 26/07)
TOTTENHAM (55 p.) (Diff. Reti +11) Leicester (Dom 19/07) CRYSTAL PALACE (Dom 26/07)
SHEFFIELD UNITED (54 p.) (Diff. Reti +3) Everton  (Lun 20/07) SOUTHAMPTON (Dom 26/07)
ARSENAL (53 p.) (Diff. Reti +8) ASTON VILLA (Mar 21/07) Watford (Dom 26/07)

 

Se la differenza reti è fondamentale, per quanto concerne la qualificazione in Champions League, lo è ancor di più nella corsa al secondo torneo continentale per club. Quattro squadre in lotta per uno o due posti, infatti solo nel caso dell'Arsenal vincente in FA Cup si eviterebbe per i club inglesi i turni preliminari (uno per il 6° posto, due per il 7°). Nel mezzo c'è la corsa all'Europa League del Wolverhampton, che in caso di successo del club di Nuno Espirito Santo, cosi come del Manchester United nel caso i Red Devils chiudano la Premier al 5° posto, porterebbe a 5 i club inglesi partecipanti alla Champions League 2020/2021, con due posti invece in Europa League (caso che per le italiane, vale per il Napoli nella coppa dalle grandi orecchie e la Roma in EL ad esempio).

Venendo al calendario, sarà il Crystal Palace l'arbitro della corsa, con prima il Wolverhampton in trasferta e poi domenica 26 il Tottenham di Mourinho in casa. Spurs che avranno prima il duro confronto con il Leicester, dove lo Sheffield United che attende il giorno dopo l'Everton di Ancelotti potrebbe approfittarne, cosi come ovviamente l'Arsenal che andrà a far visita martedi all'Aston Villa penultimo in classifica. Gunners che chiuderanno ospitando il Watford con Sheffield in casa del Southampton e Chelsea - Wolverhampton, che farà da sparti-acque di questo finale di stagione.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Si è chiuso il secondo appuntamento stagionale, con il Mondiale 2020 di Formula 1, con il primo successo stagionale di Lewis Hamilton. Una Mercedes inavvicinabile per chiunque, con il secondo posto di Bottas, che ha tenuto così il comando del Mondiale piloti dopo sole 2 gare. Terzo Verstappen. Vediamo allora top e flop, del Gp di Stiria.

Formula 1 - Gp Stiria - TOP

LEWIS HAMILTON: Dopo l'opaco primo weekend stagionale, quello del Gp d'Austria per intenderci, si riprende immediatamente lo scettro dominando in lungo e in largo sulla stessa pista. Pole position d'autore al sabato, più una gara senza storie, prima vittoria stagionale per quello che potrebbe essere l'anno dove l'inglese raggiungerà Schumacher a quota 7 titoli Mondiali.

MAX VERSTAPPEN: In un weekend pieno di luci ed ombre sulla Red Bull motorizzata Honda, sulla quale parleremo a parte, il pilota olandese è l'unico a mettere i bastoni tra le ruote alle due Mercedes, specialmente a Bottas, su cui sarebbe arrivato davanti, senza il problema nel finale e a cui fa sudare il secondo posto, prima di arrendersi.

LANDO NORRIS: Conferma le ottime impressioni del primo Gran Premio stagionale, anche nel Gran Premio di Stiria. Ottima la sua performance, con un quinto posto finale dopo le due Mercedes e le due Red Bull. Sia il pilota inglese che la sua McLaren sono una certezza di questo Mondiale 2020.

RENAULT: Per due motivi, il primo è per aver riportato per il 2021 alla guida Fernando Alonso, con lo spagnolo la Formula 1 riacquista un due volte Campione del Mondo, che di sicuro ci farà divertire durante tutta la prossima stagione. Il secondo in parte per l'ottimo ottavo posto di Ricciardo e per il coraggio nell'esporre il reclamo sulla Racing Point (questione copia della Mercedes 2019)

 

Formula 1 - Gp Stiria - FLOP

CHARLES LECLERC - FERRARI: Pessimo il suo weekend sia in prova che soprattutto ovviamente per quello che abbiamo visto in gara. Penalizzato da una Ferrari in perenne difficoltà e dalla quale dopo le parole del DT Binotto si fa fatica a vedere quale possa essere la luce. Tutte componenti che hanno portato all'errore del monegasco al via, chiudendo nel modo peggiore il secondo weekend stagionale.

RACING POINT: Dopo le ottime performance nelle Libere ci aspettavamo di più, pur tenendo conto di un buon Sergio Perez, penalizzato nel finale con la rottura dell'alettone anteriore dopo contatto con Albon. Ma tenendo conto come una McLaren sia arrivata al quinto posto, pur con due Racing Point che al momento sono la 3° forza della Formula 1. Vedremo infine come finirà la questione del reclamo della Renault.

REGIA INTERNAZIONALE: Troppe volte sia in passato che anche ieri, ha mancato i momenti importanti di un Gran Premio, rimanendo fissa su piloti in quel tratto non protagonisti. Ieri ha mancato completamente il triello finale tra Lando Norris, Sergio Perez e Lance Stroll, cosi come il contatto precedente tra lo stesso Perez e Albon, in quel momento cruciale per le posizioni dal 4° posto in giù, con sicure sia la vittoria di Hamilton, che il secondo posto di Bottas, con Verstappen terzo.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Fabrizio Consalvi

Scintille. Sono quelle che nella maggior parte dei casi, hanno provocato i due quando si sono trovati uno contro l'altro. Che sia un Barcellona - Real Madrid (primo confronto in assoluto con Ibrahimovic appena approdato in blaugrana) oppure un Real Madrid - Paris Saint Germain, per concludere con l'ultimo Milan - Juventus di Coppa Italia, l'andata prima del lockdown chiusa sull'1-1 con gol di Rebic e risposta di Cristiano Ronaldo su calcio di rigore nel finale. In mezzo quella che è considerata una delle gare più belle nella storia delle qualificazioni ai Mondiali, certamente una delle più suggestive dell'area Europea. Per questo prendiamo il titolo in prestito da una delle tante storie raccontate da Federico Buffa su Sky, quella di Cristiano Ronaldo appunto, nel raccontare quello Svezia - Portogallo, usando essenzialmente delle metafore, per parlare di Ibra vs CR7.

Ibrahimovic vs Cristiano Ronaldo - sfide epiche

Il primo incrocio in assoluto tra i due, porta al 2008/2009 ed è nelle qualificazioni al Mondiale 2010. Mentre a livello di club con il Manchester United Campione d'Europa in carica, si arriva agli Ottavi di Finale nel doppio confronto con l'Inter dove Jose Mourinho è appena approdato. 0-0 all'andata a Milano, con 2-0 dei red-devils all'Old Trafford firmato da CR7 e Nemanja Vidic.



La seconda sfida è come detto un Barcellona - Real Madrid targato stagione 2009/2010, quella per intenderci del triplete dell'Inter di Mourinho. Nel Clasico d'andata i blaugrana di Guardiola, battono per 1-0 il Real con gol decisivo proprio di Ibrahimovic.

 

Si arriva alla stagione successiva e per Ibrahimovic c'è l'altra maglia di Milano. Con i rossoneri trova il Real Madrid al secondo anno di Cristiano in blancos, fase a gironi e al Santiago Bernabeu le merengues battono i rossoneri di Allegri per 2-0, con CR7 a segno su punizione, raddoppio di Ozil.

 

Nel ritorno il match termina invece 2-2 in quel di San Siro, dove a splendere è un altro fenomeno. Super Pippo Inzaghi, che ribalta il momentaneo 0-1 di Higuain (un altro presente questa sera), con una doppietta nel finale. 2-2 di Pedro Leon. Al Real era appena arrivato Jose Mourinho (uno dei tre insieme ad Allegri appunto e ad Ancelotti ad aver allenato i due)

 

 

Eccola qui infine la sfida tra i due divenuta ormai storica. Spareggio per le qualificazioni ai Mondiali del 2014. All'andata in Portogallo vincono i lusitani, trascinati appunto da CR7. Il ritorno si gioca a Stoccolma ed è praticamente una sfida a senso unico tra due giganti. Portogallo in vantaggio, Ibra risponde e ribalta la gara, rimettendo la qualificazione in equilibrio, prima dello scatto in profondità di Ronaldo e del decisivo gol del 2-2. Infine per il ragazzo di Madeira, arriverà la tripletta personale.

 

Le uniche due sfide dove nessuno dei due è andato a segno è Psg - Real Madrid (fase a gironi Champions League), stagione 2015/2016. Pari senza reti in Francia e 1-0 al Bernabeu con gol di Nacho Fernandez. In totale sono cinque le vittorie di CR7 con 7 gol fatti, altrettanti i pareggi (con l'1-1 di Coppa Italia di questa stagione) e una sola affermazione di Ibra (quella al Barca).

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Si è chiuso il primo appuntamento stagionale, con il Mondiale 2020 di Formula 1. La vittoria in Austria ha rilanciato in grande stile Valtteri Bottas, con Charles Leclerc protagonista assoluto nel finale del Gran Premio. Ottima la prestazione a livello di scuderia anche ovviamente della McLaren, alla miglior partenza da qualche anno. Vediamo allora top & flop del Gp d'Austria, in attesa del replay domenica prossima.

Formula 1 - Gp Austria - TOP

Valtteri Bottas

Da sempre in discussione, con un pilota a fianco come il sei volte Campione del Mondo e ovviamente leader indiscusso come Lewis Hamilton, non deve esser facile cercare ogni volta di emergere. Eppure il pilota finlandese si toglie una bella soddisfazione, chiudendo alla grande la prima gara stagionale. Pole e vittoria, sempre davanti al compagno di scuderia, frenato da qualche errore di troppo. Vedremo ora se saprà essere costante e in grado di dar fastidio davvero al Campione del Mondo inglese, oppure se anche questa volta e sarebbe forse l'ultima, si dovrà accodare e fare il bravo scudiero come negli ultimi anni.

Charles Leclerc

Con una monoposto che definire tale è un eufemismo, tira fuori di nuovo un Gran Premio dei suoi. Capace di attendere il momento giusto e sfruttarlo a dovere, con la solita classe che ormai non dovrebbe neanche più stupire. Ciò che invece sorprende del Predestinato monegasco, è la capacità ormai da definire innata, di tirare fuori sempre qualcosa dal cilindro. Con Leclerc sai sempre che qualcosa succederà, ad ogni gara e il secondo posto viste le premesse è oro puro.

McLaren - Renault

Bentornata, dopo anni di problemi e incertezze. La collaborazione con Renault è invece quanto di più buono potesse esserci per la storica e vincente scuderia inglese, che mette un pilota sul podio (ottimo Lando Norris) nel primo Gran Premio stagionale e un altro ad un passo dallo stesso, pur dopo una gara non proprio esaltante (parliamo di Sainz) e a tratti arrendevole (specie con Leclerc suo prossimo compagno). Tornando alla McLaren, segnali importanti di un ritorno alla competitività che il suo nome porta con se.

BWT Racing Point F1 Team

Aldilà del risultato finale e ovviamente aldilà di com'è stata costruita la macchina. Copiata o no, alla Mercedes 2019 che fornisce alla scuderia di Lawrence Stroll. Certo un sesto posto finale con Sergio Perez e un ritiro con il figlio prediletto Lance Stroll non sono il massimo per iniziare la stagione, ma i miglioramenti sono evidenti per quella che il prossimo anno sarà Aston Martin F1.

 

Formula 1 - Gp Austria - FLOP

Lewis Hamilton

Voleva il primo successo stagionale per celebrare la campagna anti razzismo a dovere. Invece per il sei volte Campione del Mondo a caccia del record di Michael Schumacher, un primo weekend da dimenticare. Secondo in prova e penalizzato successivamente in griglia. Una gara quasi anonima e la penalizzazione finale, che lo scalzano dal podio. Certi di una sicura reazione nel Gp d'Austria 2.

Ferrari

Il secondo posto di Leclerc è merito del monegasco in primis e delle circostanze. Tre Safety-Car, problemi alla Red-Bull, penalizzazioni e incidenti di cui comunque come abbiamo detto in precedenza, Leclerc ha saputo approfittare alla grande. Ciò che ovviamente non va è la prestazione della vettura e le prospettive parlano di un Gp d'Austria 2 di altrettanta sofferenza (gli aggiornamenti arriveranno in Ungheria, 3° Gp stagionale). I problemi con Vettel (un intero Mondiale da separati in casa non è facile) e le polemiche con Binotto ne evidenziano il problema, considerando come il tedesco abbia scaricato il proprio "solito errore" sulla sua Ferrari ne acuisce le dimensioni. Il rischio è di finire come nel 1991, ricordate Alain Prost?

Red-Bull Honda

Male nel Gran Premio di casa, prima venendo respinti dalla FIA sulla questione DAS con la Mercedes, poi in pista con i ritiri di Verstappen per problemi tecnici e di Albon (sfortunato nel contatto con Lewis Hamilton). I "maestrini" austriaci torneranno certamente alla carica nel secondo appuntamento sempre in casa, pena un inizio di Mondiale 2020 davvero in salita.

Alfa Romeo

Certo è evidente quanto i problemi della Ferrari si riflettano sulle scuderie ormai cosiddette satelliti. Se il Team Haas ha sempre mostrato problemi di per se, non è lo stesso per l'Alfa Romeo, che inizia il Mondiale 2020 con un buon Giovinazzi di certo, ma con un Kimi Raikkonen costretto al ritiro addirittura per non aver fissato la gomma anteriore destra, con problemi che potevano essere anche più gravi.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

C'era una volta la Nazionale Under 21 capace di dominare il proprio Europeo di categoria, per ben 12 anni. Cinque successi, a cavallo del 1992 e il 2004, con tre Commissari Tecnici diversi, da Cesare Maldini a Claudio Gentile, passando per Marco Tardelli. Quello che vogliamo raccontare è esattamente l'Europeo Under 21 del 2000, disputato in Slovacchia, con la coppia Andrea Pirlo - Roberto Baronio, prossima all'avventura alla guida della Juventus Under 23, in grande spolvero e lanciata, insieme a Gennaro Gattuso, Nicola Ventola e Simone Perrotta nel breve periodo a prendersi le redini della Nazionale azzurra e del calcio italiano, con fortune che poi come abbiamo visto si sono divise.

Europei Under 21 - la Rosa dell'Italia di Tardelli

Dei quattro alfieri abbiamo già detto, ma è ben notare come i due portieri fossero Abbiati (l'anno prima aveva vinto lo Scudetto con il Milan) e Morgan De Sanctis. Difesa composta da Grandoni, Zanchi, Bruno Cirillo e Francesco Coco, con Rivalta, Mezzano e Matteo Ferrari in alternativa. Era il centrocampo a brillare davvero, ovviamente Pirlo, che giocava ancora trequartista, Baronio e Gattuso le mezzali, con Cristiano Zanetti vertice basso del rombo. In alternativa Vannucchi, Firmani, Marco Rossi e Simone Perrotta. Infine l'attacco, con Nicola Ventola e Gianni Comandini (in grande spolvero in quegli anni al Milan), più Gionatha Spinesi. Allenatore ovviamente Marco Tardelli.

Europeo Under 21 - il cammino degli azzurri

Quello del 2000 disputato in Slovacchia, è il primo Europeo di categoria Under 21 disposto sui due classici gironi all'italiana. Prima di allora la formula era sempre con otto squadre qualificate, ma con tabellone tennistico ad eliminazione diretta, dai Quarti di Finale fino alla Finale per il titolo Europeo, che ogni due anni da come adesso anche diritto alle migliori quattro, di qualificarsi per il successo torneo Olimpico. Nel Girone A all'epoca erano presenti la Repubblica Ceca di Jankulovski e Milan Baros, la Spagna da sempre una delle squadre da battere ed è cosi ancora oggi, ovviamente l'Olanda allora con Van Bommel e la Croazia con un giovane Igor Tudor. Fù la Repubblica Ceca a qualificarsi in Finale con gara decisiva vinta per 4-3 sulla Croazia, con Spagna che andò allo spareggio per l'Olimpiade di Sidney. Dal lato dell'Italia di Tardelli, inserita nel Girone B si presentarono la Slovacchia padrona di casa, l'Inghilterra di Frank Lampard e la Turchia, fanalino di coda del raggruppamento, chiuso con 0 punti e 3 sconfitte. L'esordio degli azzurri avvenne il 27 Maggio con Comandini e Pirlo a decidere il match con gli inglesi, mentre il pari con la Slovacchia (a segno Baronio e Bubnic), costrinse gli azzurri al successo con la Turchia, che arrivò il 1° Giugno, con i gol di Spinesi, ancora Baronio stavolta su rigore e Nicola Ventola.

Europeo Under 21 - il trionfo di Andrea Pirlo

La Finale si disputò a Bratislava e la Repubblica Ceca di Bruckner, allora Ct dell'Under 21 che di li a poco prese le redini della Nazionale maggiore (lo ricordiamo nel Mondiale tedesco del 2006). In porta c'era Chvalovsky, difesa a quattro con Tyce, Petrous, Lengyel e Ujfalusi (in Italia giocò nella Fiorentina). Centrocampo con Heinz, Jarolim, Dosek e ovviamente Jankulovski. Attacco composto infine da Dosek e Sionko, con Grygera e Baros subentranti nella ripresa. Tardelli dispose la sua Italia con un 4-4-2 con centrocampo a rombo, come andava all'epoca. Pirlo come detto sulla trequarti, con Baronio e Gattuso ai lati, Zanetti vertice basso. Difesa a quattro con Grandoni, Zanchi, Cirillo e Coco. Attacco con Spinesi e Comandini, mentre nel secondo tempo entrarono Vannucchi, Firmani e Ventola. La consacrazione della stella del Maestro arrivò al 41', con il gol del vantaggio su calcio di rigore. Pari di Dosek ad inizio ripresa e il calcio di punizione, che ovviamente sempre Andrea Pirlo (nominato Man of the Match e capocannoniere dell'Europeo con 3 reti), mise direttamente all'incrocio dei pali. Il resto è ormai storia.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Fabrizio Consalvi

L'ha spiegato perfettamente Lewis Hamilton, tornando con la mente al suo primo Mondiale in assoluto, che poi per andare direttamente al sodo, fù anche l'ultimo targato rosso Ferrari, con l'incredibile vittoria di Kimi Raikkonen prima in Cina e poi per il definitivo sorpasso ad Interlagos: "Ho perso il titolo in Cina e questo mi fa venire la nausea ancora oggi". Queste le parole di un Hamilton che ben tredici anni dopo e sei titoli Mondiali alle spalle ricorda sia con chiaro fastidio, che soprattutto con la consapevolezza di aver maturato da quell'esperienza: "Quando ero più giovane ero duro con me stesso, se sbagliavo mi punivo e questo non era molto produttivo. È stato difficile interrompere questo, ma nel corso degli anni ho imparato a divertirmi. La cosa più importante è che ti piaccia quello che fai. Torturarti porta solo negatività. Ogni anno ti sviluppi e conosci sempre meglio il tuo corpo e il tuo lato mentale – ha concluso l’inglese – ogni anno ripenso alla mia stagione e nessuna gara è stata perfetta. Le gare da cui impari di più sono quelle che non vinci o in cui hai fallito".

Partiamo allora da qui, dalle parole dell'inglese (poche altre volte avrebbe poi perso un Mondiale. Anzi a ben guardare da li in poi, esclusa l'anomala stagione della Brown Gp e i successivi 4 titoli di fila di Sebastian Vettel, dove la McLaren non era veramente competitiva, mentre nel 2013 era il suo primo anno in Mercedes, solo in un'altra occasione"The Hammer" ha perso il titolo quando era in lotta, ed è con Nico Rosberg come compagno, un tedesco vincente in Mercedes, che da quelle parti fa sempre effetto), per raccontare la conclusione di uno dei Mondiali di Formula 1 più pazzi degli ultimi 15 anni, insieme certamente al 2010, con la sconfitta di Alonso e della Ferrari.

Mondiale Ferrari 2007 - le premesse

Fù anche il Mondiale dello scandalo dei progetti rubati alla Ferrari e ceduti alla McLaren, con protagonisti l'allora tecnico a Maranello Nigel Stepney e il capo progettista della scuderia britannica Mike Coughlan, con sentenza del 13 Settembre del 2007 che azzerò di fatto i punti conquistati nel Mondiale Costruttori dalla McLaren che consegnò il titolo alla Ferrari. McLaren che durante buona parte della stagione, dovette avere a che fare con il dualismo tra un Lewis Hamilton appena esordiente e stella nascente del Circus come poi si sarebbe rivelato, ma con una tendenza a non saper reggere la pressione quando una parte della Scuderia non è proprio con lui, ed è qui che entra in gioco il terzo incomodo. Quel Fernando Alonso arrivato in McLaren-Mercedes da bi-Campione del Mondo e in poco tempo non certo visto di buon occhio da Ron Dennis.

Mondiale Ferrari 2007 - il percorso

Con una partenza perfetta Kimi Raikkonen vinse il Gran Premio d'Australia, allora esordiente su di una rossa, il finlandese era caccia di quella consacrazione mancata nei primi anni in McLaren e che su quella vittoria Mondiale ne avrebbe poi fatto sostanzialmente testamento, diventando con il tempo e con un carattere misto a personalità, talmente particolari da farlo essere uno dei piloti più amati dell'intera Formula 1. Di sicuro nella storia della Ferrari. Mentre nel secondo appuntamento in Malesia, una doppietta McLaren con Alonso vincente su Hamilton, ha sin dall'inizio messo le carte in tavola sui tre contendenti al titolo. Ferrari che tornò al successo in Bahrein con Massa e Raikkonen terzo, con sempre il brasiliano vincente in Spagna.

Nei due successivi appuntamenti Monaco e Canada, due successi McLaren, il primo con Alonso, il secondo con la prima vittoria in assoluto di Lewis Hamilton, il quale si ripetè subito dopo ad Indianapolis, negli States. Ferrari che si riscattò in Francia con doppietta Raikkonen - Massa e seconda vittoria del finlandese, per una classifica piloti che vedeva Hamilton sempre in testa con 14 punti di vantaggio su Alonso e 17 su Massa, Raikkönen a -22 dal britannico. Il distacco venne ridotto in Gran Bretagna, mentre al Nurburgring sotto un violento acquazzone Alonso batte Massa, con Hamilton nono e rimesso in pista da una Gru, dopo un uscita di pista alla Castrol-Kurve e Raikkonen ritirato.

 

Il primo vero episodio decisivo dell'intera stagione arrivò in Ungheria, con durante le qualifiche, un Lewis Hamilton che non lasciò passare, il compagno di squadra Alonso e lo spagnolo che immediatamente si vendicò bloccandolo ai box. Hamilton comunque vinse la gara, ma già in Turchia Massa primo e Raikkonen secondo ridussero il distacco dal pilota inglese. Il culmine si ebbe prima in Italia con doppietta McLaren, poi in Belgio con doppietta Ferrari, mentre in Giappone Hamilton poté ipotecare seriamente il titolo Mondiale avendo ben 10 punti di vantaggio sul compagno di squadra e 17 sul finlandese della Ferrari.

Mondiale Ferrari 2007 - dalla rimonta in Cina al trionfo in Brasile

Sembrava un campionato ormai concluso, con le restanti gare da disputarsi a Shanghai e Interlagos che avrebbero dovuto formalizzare la conquista dell’iride da parte del fenomeno britannico. In Cina, Hamilton prese la pole. Vincendo il GP, avrebbe conquistato matematicamente il Titolo. Invece in gara, non rispettò l’ordine del team di fermarsi ai box per sostituire le gomme usurate e nella prima curva della pit-lane usciva di strada senza più venirne fuori (questo il riferimento di Hamilton nelle sue parole e il suo errore ben descritto). Per lui zero punti, mentre Raikkonen vinceva e Alonso concludeva secondo.

 

All’ultimo appuntamento in Brasile, Lewis si presentò con 4 punti di vantaggio su Alonso e 7 su Raikkonen. Al britannico bastava arrivare secondo oppure terzo con Alonso fuori dal podio. La pole andò a Felipe Massa, Hamilton dietro, in seconda fila Kimi e Alonso. Il resto è praticamente storia della Formula 1, il pilota britannico che stecca la partenza e che inseguendo Alonso va lungo. Raikkonen e Massa che vanno immediatamente via, volando il finlandese verso il suo primo e unico titolo Mondiale, con Hamilton giunto settimo e Alonso terzo. Il podio tutto colorato di rosso, con Jean Todt in mezzo ai due piloti Ferrari, perchè se c'è un Mondiale che ha consacrato il dominio rosso di quegli anni (dai cinque titoli di Schumacher e quest'ultimo) è stato proprio il 2007. Perchè vincere con il Kaiser è stato un conto, farlo con Raikkonen ha dato invece una dimensione perfetta a quegli anni di successi.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Fabrizio Consalvi

 

 

Era una delle gare più attese della 28° giornata di Serie A, conclusa nella domenica appena trascorsa e Milan - Roma andata in scena ovviamente allo Stadio San Siro non ha assolutamente tradito le attese. Alla fine andando a ben vedere, si è rivelata la partita sparti-acque di questa seconda parte di stagione, chiudendo virtualmente il discorso Champions League per i giallorossi di Paulo Fonseca ed aprendo di fatto e più realisticamente, la corsa al posto migliore per affrontare l'Europa League nella prossima stagione, dettaglio questo da non sottovalutare data la vicinanza tra la fine del 2019/2020 e l'inizio della successiva, con un Napoli attualmente sesto e già sicuro qualificato ai gironi, tramite la Coppa Italia. In tal senso per il Milan (ora a +3 su Parma ed Hellas Verona) evitare il doppio preliminare sarà importante, cosi come per la Roma tenere almeno il 5° posto (che da diritto all'ingresso diretto ai gironi di Europa League), per non vedersi bruciate quelle poche vacanze che ci saranno. Tornando ad un discorso più ampio, fondamentali saranno le prossime due giornate (quindi questa settimana), con Atalanta - Napoli e Napoli - Roma all'orizzonte.

Tornando nello specifico al match di ieri a San Siro, resta netta l'impressione di come il secondo tempo abbia inciso profondamente sull'esito del match, cosi come le scelte nei cambi a disposizione, di Pioli da un lato e Fonseca soprattutto dall'altro. A fronte di un primo tempo giocato su di un fazzoletto di campo, per via ovviamente della disposizione tattica delle due compagini, il cambio nell'economia della gara e come spesso sta accadendo in questo periodo, dove la condizione fisica non è al massimo, c'è stato dopo l'intervallo. Lo vedremo meglio grazie al match report della Lega Serie A, dove soprattutto l'HeatMap (le zone di campo dove si è giocato di più) del secondo tempo da la chiara percezione di quanto accaduto.

Meglio la Roma per la prima mezzora di gioco, dove tra le due "coperte corte" era quella che dava maggior qualità e una miglior disposizione degli uomini sul terreno di gioco. In fase di possesso Veretout veniva sulla linea dei difensori, i due esterni bassi si alzavano formando un centrocampo a 4 e le discese di Kluivert a sinistra e Mkhitaryan a destra creavano problemi alla difesa rossonera. Non a caso è arrivata l'occasione con Dzeko di testa, con brivido per la retroguardia di casa. E' a quel punto, che Pioli ha apportato i giusti correttivi, soprattutto sugli esterni offensivi, portando sia Castillejo, che Calhanoglu più dentro il campo. Milan che nell'ultimo quarto di prima frazione, costruiva due occasioni nitide. La prima da costruzione iniziale, allargando la manovra per poi accelerare per vie centrali con Bonaventura, coadiuvato da Rebic che veniva incontro. La seconda con cross da sinistra, dove Calhanoglu di testa mandava alto sopra la traversa.

Come detto in apertura e come abbiamo visto, è nella ripresa che i rossoneri hanno fatto la differenza. Sia fisicamente (due giorni in più di riposo e una gara giocata in più, quella contro la Juventus in Coppa Italia incidono), che nella scelta delle sostituzioni. Mentre da un lato entravano al 9' della ripresa Saelemaekers per Castillejo, tenendo la spinta a destra e Paquetà per Bonaventura, dall'altro usciva forse troppo presto Edin Dzeko (utile per tenere alto il baricentro giallorosso in fase di ripresa del pallone), più Perotti per Mkhitaryan. Certo al netto di ciò, il gol del vantaggio di Rebic (con due parate straordinarie di Mirante), veniva causato da un errore in fase d'impostazione da parte di Zappacosta e il raddoppio su rigore di Calhanoglu, arrivava da una discesa di Theo Hernandez (uno-due con il numero 10 rossonero), con susseguente errore di Diawara.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Tra le tante partite interessanti, che propone la 28° giornata di Serie A, ovviamente spicca su tutte quel Milan - Roma, posto in calendario domenica 28 Giugno alle ore 17.15. Orario quindi pomeridiano per un grande classico del nostro calcio, che metterà in palio un bel pezzo di stagione, per quanto riguarda i rossoneri di Stefano Pioli, attualmente in settima posizione pari al Parma (che nel posticipo serale ospiterà l'Inter, in un altro grande classico), a -9 dalla Roma in 5° posizione e a -6 dal Napoli. Gioco forza allora il confronto tra rossoneri e giallorossi porterà con se buona parte della qualificazione alla prossima Europa League da un lato e un bel pezzo di rincorsa al 4° posto per la compagine di Paulo Fonseca, con l'Atalanta che subito dopo (ore 19.30) giocherà in quel di Udine. Milan - Roma è soprattutto una di quelle sfide spesso valse più di una qualificazione alle prossime coppe europee, tra Scudetti e trofei, riviviamo i migliori confronti a San Siro tra le due formazioni.

Partiamo dal 1987, a San Siro si gioca un Milan - Roma che resterà impresso, ma non per quanto accade in campo. Il Milan di Sacchi insegue il Napoli. La gara è ferma sullo 0-0. Poi, al rientro dagli spogliatoi, dalla Curva Sud rossonera arriva in campo un petardo: il botto è paurosa e il portiere giallorosso Tancredi resta a terra. L’estremo difensore della Roma viene soccorso e lascia lo stadio in barella, diretto in ospedale, dove riprenderà conoscenza. Il match va avanti, con il giovane Peruzzi che entra in campo. La gara viene risolta in campo da Virdis, ma il Giudice Sportivo applicando il regolamento ribalterà il tutto, 0-2 per la Roma.

MILAN - ROMA 1-0 (0-2 a Tavolino) (Stagione 1986/1987)

 

 

Passano quattro anni, dopo l'epopea di Sacchi, sulla panchina del Milan siede Fabio Capello e il 3 Novembre 1991 i rossoneri ospitano a San Siro la Roma di Bianchi. Poker per i padroni di casa, che vinceranno lo Scudetto senza mai essere sconfitti. A segno vanno Van Basten, Massaro, Rijkaard e Costacurta, per i giallorossi Andrea Carnevale.

MILAN - ROMA 4-1 (Stagione 1991/1992)

MILAN: Rossi, Tassotti, Costacurta, Maldini, Rijkaard, Baresi, Ancelotti, Gullit (37'st Fuser), Massaro, Van Basten, Simone (37'st Serena). All.: Capello.

ROMA: Cervone, Pellegrini (24'st Garzya), Nela, Carboni, Piacentini, Bonacina, Di Mauro, De Marchi, Haessler (19'st Giannini), Rizzitelli, Carnevale. All.: Bianchi.

MARCATORI: 30'pt Van Basten (Mi), 36'pt Massaro (Mi), 12'st Rijkaard (Mi), 14'st Carnevale (Rm), 33'st Costacurta (Mi)

 

 

Facciamo ancora un salto di quattro stagioni e passiamo al 1995/1996, anno dell'ultimo tricolore di Capello allenatore del Milan. Poi il tecnico andrà al Real Madrid (dove vincerà una Liga e tornerà in rossonero, prima dell'esperienza alla Roma). Sulla panchina dei giallorossi invece c'è Carlo Mazzone. Termina 3-1 per i padroni di casa, a segno con Weah, autogol di Aldair e Christian Panucci, che dopo aver vinto tutto sia in rossonero che al Real Madrid, andrà proprio alla Roma.

MILAN - ROMA 3-1 (Stagione 1995/1996)

MILAN: Rossi, Panucci, Costacurta, Baresi, Maldini, Donadoni, Albertini, Boban, Savicevic (45'st Di Canio), Weah, Baggio R. (13'st Eranio). All.: Capello

ROMA: Cervone, Aldair, Petruzzi, Lanna (31'st Giannini), Carboni, Moriero, Cappioli, Di Biagio, Statuto, Totti, Delvecchio. All.: Mazzone

MARCATORI: 7'pt Weah (Mi), 8'pt Moriero (Rm), 10'st Aldair (Aut.) (Mi), 41'st Panucci (Mi)

 

 

Arriviamo alla stagione 2000/2001, quella dello Scudetto giallorosso con Fabio Capello appunto. Una delle poche sconfitte di quella Roma avvenne allo Stadio San Siro di Milano. 3-2 per i rossoneri allora allenati da Zaccheroni, a segno con un super Leonardo su punizione e doppio Shevchenko. Per la Roma non basta la doppietta di Totti.

MILAN - ROMA 3-2 (Stagione 2000/2001)

MILAN: Abbiati, Roque Junior, Costacurta, Maldini, Coco, Josè Mari (44'st Ba), Albertini (30'st Giunti), Leonardo (24'st Boban), Ambrosini, Serginho, Shevchenko. All.: Zaccheroni

ROMA: Lupatelli, Zago, Samuel, Aldair, Cafu, Tommasi, Zanetti, Candela, Totti, Batistuta, Delvecchio (16'st Montella). All.: Capello

MARCATORI: 3'pt Leonardo (Mi), 22'pt Shevchenko (Mi), 40'pt Totti (Rm), 44'pt Shevchenko (Mi), 43'st Totti (Rig.) (Rm)

 

 

Un'altra gara da Scudetto era quella del 2003/2004. Con il Milan di Ancelotti lanciato verso il tricolore e l'ultima Roma di Capello nella sfida decisiva in quel di San Siro. I rossoneri passano dopo solo 2 minuti con  il solito Shevchenko e si laureano Campioni d'Italia.

MILAN - ROMA 1-0 (Stagione 2003/2004)

MILAN: Dida, Cafu, Nesta, Maldini, Costacurta, Gattuso, Pirlo, Seedorf (45’st Kaladze), Kakà (43’st Rui Costa), Shevchenko, Tomasson (34’st Ambrosini). All.: Ancelotti

ROMA: Pelizzoli, Zebina, Panucci, Samuel, Lima (33’st De Rossi), Mancini, Emerson, Dacourt, Candela (1’st D’Agostino), Cassano (28’st Delvecchio), Totti. All.: Capello

MARCATORI: 3'pt Shevchenko (Mi)

 

 

Arriviamo alla stagione 2006/2007, dove la Roma torna a vincere a San Siro dopo ben 20 anni. Ci riesce con la doppietta decisiva di Francesco Totti, nel mezzo il gol del momentaneo pari dei rossoneri di Ancelotti, con Brocchi.

MILAN - ROMA 1-2 (Stagione 2006/2007)

MILAN: Dida; Simic, Nesta, Maldini, Jankulovski; Brocchi, Pirlo, Seedorf; Kakà; Oliveira (31′st Borriello), Gilardino (18′st Inzaghi). All.: Ancelotti.

ROMA: Doni; Panucci, Mexes (32′st Ferrari), Chivu, Tonetto; De Rossi, Pizarro; Taddei, Perrotta (16′st Aquilani), Mancini (42′st Cassetti); Totti. All.: Spalletti.

MARCATORI: 7′ pt, 38′ st Totti (R), 11′ st Brocchi (M)

 

 

Chiudiamo con gli ultimi due precedenti, il primo è datato 2016/2017 ed è una delle più larghe vittorie giallorosse a San Siro. Poker esterno firmato dalla doppietta di Dzeko e dai gol di El Shaarawy da ex e di De Rossi su rigore. Per il Milan a segno Pasalic, ora all'Atalanta.

MILAN - ROMA 1-4 (Stagione 2016/2017)

MILAN: Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Paletta, Vangioni (24'st Ocampos); Pasalic, Sosa (44'st Gomez), Mati Fernandez (1'st Bertolacci); Suso, Lapadula, Deulofeu. All. Montella.

ROMA: Szczesny; Emerson, Manolas, Fazio, Juan Jesus; De Rossi, Paredes; Salah, Nainggolan (26'st Grenier), Perotti (15'st El Shaarawy); Dzeko (38'st Bruno Peres). All.: Spalletti.

MARCATORI: 8'pt Dzeko (Rm), 28'pt Dzeko (Rm), 31'pt Pasalic (Mi), 33'pt El Sharaawy (Rm), 43'st De Rossi (Rig.) (Rm)

 

 

Concludiamo il tutto con l'ultimo vero precedente, quello della scorsa stagione. 2-1 per i rossoneri di Gattuso, con gol decisivo in extremis di Cutrone. Prima il pari momentaneo di Fazio e la rete che aveva sbloccato il match di Kessie.

MILAN - ROMA 2-1 (Stagione 2018/2019)

MILAN: G. Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez (31'st Laxalt); Kessié, Biglia, Bonaventura (39'st Cutrone); Suso, Higuain, Calhanoglu (36'st Castillejo). All.: Gattuso

ROMA: Olsen; Manolas, Fazio, Marcano (1'st El Shaarawy); Karsdorp (32'st Santon), De Rossi, N'Zonzi, Kolarov, Pastore (24'st Cristante); Schick, Dzeko. All.: Di Francesco

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Fabrizio Consalvi

MARCATORI: 40'pt Kessié (Mi), 14' st Fazio (Rm), 50'st Cutrone (Mi)

 

Delle tre sfide che chiuderanno la 27° giornata del campionato di Serie A, una delle più affascinanti e sicuramente ricche di storia è Roma - Sampdoria. Tanti gli incroci tra le due società, da allenatori passati da ambo le parti e Claudio Ranieri è solamente l'ultimo esempio, tra allenatori e calciatori, che con fortune alterne hanno indossato sia la maglia giallorossa, che quella blucerchiata. Andiamo allora a ripercorrere le sfide storiche disputate allo Stadio Olimpico di Roma, tra una Coppa Italia alzata al cielo e uno Scudetto sfumato, in attesa del match di questa sera.

Partiamo dalla doppia Finale di Coppa Italia disputata nella stagione 1985/1986. La Roma era guidata da Sven Goran Eriksson, che successivamente sarebbe passato anche alla guida dei blucerchiati, oltre che della Lazio di Cragnotti. Per il tecnico svedese quello è il primo trionfo italiano, con andata disputata a Marassi e terminata 2-1 per la Sampdoria con gol di Mancini e Galia, mentre il timbro di Tovalieri tenne aperto il discorso. Il ritorno all'Olimpico vede infine la rimonta, con le reti decisive di Desideri e Cerezo (che in blucerchiato avrebbe vinto lo Scudetto qualche anno dopo).

ROMA - SAMPDORIA 2-0 (And. 1-2) (Finale Coppa Italia 1985/1986)

ROMA: Gregori, Oddi, Gerolin, Desideri, Lucci, Righetti, Graziani, Giannini, Pruzzo (37'st Impallomeni), Di Carlo, Tovalieri (40'st Cerezo). All.: Eriksson.

SAMPDORIA: Bordon, Mannini, Galia, Pari, Paganin, Pellegrini, Fiondella (11'st Lorenzo), Salsano, Francis, Matteoli, Mancini. All.: Bersellini.

MARCATORI: 43'pt Desideri (Rm), 44'st Cerezo (Rm)

 

Da una Finale di Coppa Italia all'altra, è ancora la Roma a trionfare nel 1990/1991. Contro la Sampdoria di Vujadin Boskov appena laureatasi Campione d'Italia (il tecnico serbo arriverà in seguito in giallorosso). La sfida d'andata è quella subito decisiva per la conquista della coccarda, con l'autogol di Pellegrini in apertura per l'1-0 dei giallorossi, pari di Katanec e gol decisivi di Berthold e Voeller su rigore. Lo stesso tedesco sempre al dischetto segnerà al ritorno, mentre l'autogol di Aldair non basterà alla Sampdoria. Da notare uno dei pochi calciatori ad aver vinto tre Scudetti con tre squadre diverse, Pietro Vierchowod (Roma, Sampdoria e Juventus).

ROMA - SAMPDORIA 3-1 (Rit. 1-1) (Finale Coppa Italia 1990/1991)

ROMA: Cervone, Pellegrini, Carboni, Berthold, Aldair, Nela, Desideri, Di Mauro, Voeller, Giannini (37′st Gerolin), Rizzitelli (31′st Muzzi). All.: Bianchi

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Katanec (39′st Bonetti), Pari, Vierchowod, Pellegrini L., Lombardo (39′st Invernizzi), Cerezo, Vialli, Mancini, Dossena. All.: Boskov

MARCATORI: 12′pt Pellegrini (Aut.), 29′pt Katanec (Sa), 35′pt Berthold (Rm), 40′pt Voeller (Rig.) (Rm)

 


Arriviamo in un'altra epoca e saltiamo temporalmente fino al 1996/1997. La più larga vittoria di sempre dei blucerchiati all'Olimpico di Roma. 3° Giornata di campionato, la Roma di Carlos Bianchi ospita appunto i blucerchiati di Eriksson. Il punteggio finale è 1-4, con vantaggio dei padroni di casa con Balbo e goleada finale blucerchiata, a segno vanno Aldair con autogol, Mancini e doppio Montella (che in giallorosso avrebbe vinto Scudetto e Supercoppa Italiana qualche anno dopo). Da notare anche Sinisa Mihajlovic, che dopo essere arrivato in Italia in giallorosso si trasferì a Genova, prima di approdare alla Lazio.

ROMA - SAMPDORIA 1-4 (stagione 1996/1997)

ROMA: Sterchele, Annoni, Trotta, Aldair, Lanna, Tommasi (25'st Dahlin), Statuto (17'st Moriero (33'st Di Biagio), Thern, Carboni, Balbo, Fonseca. All.: Bianchi

SAMPDORIA: Ferron, Balleri, Mannini, Mihajlovic, Evani, Karembu, Veron (54' Montella), Laigle (15'pt Franceschetti), Mancini, Iacopino, Carparelli (14'st Invernizzi). All.: Eriksson

MARCATORI: 9'st Balbo (Rm), 19'st Aldair (Aut. (Sa), 28'st Montella (Sa), 43'st Mancini (Sa), 45'st Montella (Sa)

 

Da Carlos Bianchi a Zdenek Zeman, i giallorossi si presentano nella stagione 1997/1998 con il tecnico boemo in panchina. Dall'altro lato, sarà l'ultima stagione per Vujadin Boskov. Il risultato è di 2-0 per i padroni di casa, a segno Totti e Del Vecchio.

ROMA - SAMPDORIA 2-0 (stagione 1997/1998)

ROMA: Chimenti, Cafu, Aldair, Petruzzi, Candela, Tommasi, Di Biagio, Di Francesco, Paulo Sergio (22’st Gautieri), Del Vecchio, Totti. All.: Zeman

SAMPDORIA: Ferron, Castellini, Mannini, Mihajlovic, Pesaresi, Vergassola, Boghossian, Salsano (17’st Biyk), Laigle, Montella, Paco Soares. All.: Boskov

MARCATORI: 24'pt Totti (Rm), 45'st Del Vecchio (Rm)

 

Passiamo alla stagione successiva e alla 21° giornata del campionato di Serie A 1998/1999. La Roma di Zeman piega i blucerchiati all'Olimpico per 3-1. A segno Fabio Junior in avvio e doppio Paulo Sergio nel finale, con il brasiliano decisivo. Nel mezzo il momentaneo pari di Lassissi. In panchina nei blucerchiati c'è un giovane Luciano Spalletti.

ROMA - SAMPDORIA 3-1 (stagione 1998/1999)

ROMA: Chimenti, Cafu, Zago, Aldair, Candela, Alenichev, Tommasi, Di Francesco, Delvecchio (74' Paulo Sergio), Fabio Junior (90' De Vezze), Totti. All.: Zeman

SAMPDORIA: Ferron (28'pt Ambrosio), Balleri (37'pt Zivkovic), Sakic, Grandoni, Lassissi, Castellini, Pecchia, Doriva, Laigle, Montella (81' Iacopino), Palmieri. All.: Spalletti

MARCATORI: 10'pt Fabio Junior (Rm), 15'pt Lassissi (Sa), 39'st Paulo Sergio (Rm), 43'st Paulo Sergio (Rm)

 

Chiudiamo con le ultime due sfide storiche e arriviamo al 2010. La doppietta di Pazzini dopo il vantaggio di Francesco Totti per giallorossi. Le opportunità di Scudetto che svaniscono per l'allora Roma di Claudio Ranieri, con tanto di ringraziamenti da parte dell'Inter di Mourinho, che quell'anno vincerà praticamente tutto.

ROMA - SAMPDORIA 1-2 (stagione 2009/2010)

ROMA: Julio Sergio; Cassetti (29’st Taddei), Juan, Burdisso, Riise; De Rossi, Pizarro; Menez, Perrotta (22’st Toni), Vucinic; Totti. All. Ranieri

SAMPDORIA: Storari; Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler; Semioli, Poli (1’st Tissone), Palombo, Guberti (1’st Mannini); Cassano (35’st Testardi), Pazzini. All. Del Neri

MARCATORI: 14'pt Totti (Rm), 7'st Pazzini (Sa), 40'st Pazzini (Sa)

 

Infine l'ultimo precedente è quello della scorsa stagione. Con poker secco dei giallorossi di Eusebio Di Francesco, poi esonerato e che ad inizio 2019/2020 era sulla panchina blucerchiata. Dall'altra parte c'era Giampaolo a cui in seguito al Milan, non è andata certamente meglio.

ROMA - SAMPDORIA 4-1 (stagione 2018/2019)

ROMA: Olsen; Florenzi, Manolas, Juan Jesus, Kolarov; Cristante, Nzonzi; El Kluivert (36'st Under), Lo. Pellegrini (33'PT Zaniolo), El Shaarawy; Schick (23'st Dzeko). All. Di Francesco.

SAMPDORIA: Audero; Bereszynski, Andersen, Colley, Murru; Praet (1'st Jankto), Vieira, Linetty (23'st Sala); Ramirez; Caprari (35'st Kownacki), Defrel. All. Giampaolo.

MARCATORI: 20'pt Juan Jesus (Rm), 14'st Schick (Rm), 27'st El Shaarawy (Rm), 44'st Defrel (Sa), 48'st El Shaarawi (Rm).

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Trent'anni, scritto in lettere perchè in fin dei conti fa più effetto. Specialmente per un club abituato a primeggiare e vincere. Come una maledizione in rosso che sta per finire, basta contare i giorni ormai, per il 19° titolo di Campione d'Inghilterra che sta per arrivare ad Anfield Road e per capirci meglio, sulla portata dell'evento, è il 1° da quando esiste la Premier League. Una specie d'incantesimo che Jurgen Klopp e la sua squadra stanno per interrompere, dopo una Champions League presa lo scorso anno dando spettacolo e ridisegnando le priorità sul modo di stare in campo, una linea portata avanti a forza di pressing alto, ripartenze fulminee e il talento di Firmino e Momo Salah giusto per citarne alcuni.

Il Liverpool Campione d'Inghilterra, che sia mercoledi con il Crystal Palace, giovedi con Chelsea - Manchester City (per la matematica ai reds serve vincere e attendere un risultato positivo dei blues, contro i citizens di Guardiola), oppure attendere direttamente giovedi 2 Luglio, quando i reds andranno a far visita e in quel caso a prendersi lo "Scudetto" all'Etihad Stadium, strappandolo dalle maglie celesti del Manchester City. Un titolo, che attraversa in sostanza un'epoca storica di calcio d'oltremanica, perchè per arrivare all'ultimo trionfo in patria bisogna scomodare diversi libri di storia. Un altro mondo, con le squadre inglesi fuori dalle coppe, una riforma appena iniziata e che avrebbe portato anni dopo a definire la Premier League come il miglior torneo al mondo, sicuramente il più ricco. 

Iniziamo il nostro viaggio allora, partendo dall'avvio del decennio d'oro del Liverpool e inesorabilmente arriviamo a parlare anche della nostra storia (perchè Roma e Juventus entrano di diritto nel racconto), parliamo degli interi anni '80 ovviamente, prima della nascita della Premier League, quando il campionato inglese si chiamava ancora "First Division" e gli hooligans facevano paura per davvero. Prima del Manchester United di Ferguson e del sorpasso (i Red Devils sono a quota 20), prima delle battaglie di Benitez con Mourinho e dei cinque trofei in una stagione di Michael Owen e compagni. Prima di trent'anni senza un Liverpool Campione d'Inghilterra.

Il Liverpool di Bob Paisley - il primo ciclo dei reds

                             

Partiamo dalla stagione 1975-1976, l'alba di 15 anni che portano il Liverpool sul tetto del mondo. Seguiranno 10 titoli d'Inghilterra, 4 Coppe dei Campioni, 3 FA Cup e 4 Coppe di Lega. Sono i reds di Clemence e McDonnel in porta, McLaughlin, Phil Neal e Joey Jones. In tre non ci sono più passati a miglior vita, come Tommy Smith, Emlyn Hughes (il Capitano) e Brian Hall. Altri sono ormai degli immortali, come ovviamente Kevin Keegan, John Toshack, l'allenatore era Bob Paisley. Il Liverpool in quella stagione vince campionato e Coppa Uefa (in Finale con il Bruges). Di seguito il big-match contro il Manchester United.

LIVERPOOL - MANCHESTER UNITED 3-1 (stagione 1975-1976)

 

Dal double campionato - Coppa Uefa della stagione precedente, passiamo alla Coppa dei Campioni 1976-1977, dove il Liverpool si laurea per la prima volta Campione d'Europa e dove in patria, coglie il 10° titolo della sua storia. Allo Stadio Olimpico di Roma va in scena l'ultimo atto della Coppa dei Campioni, con il successo per 3-1 dei reds sul Borussia Moenchengladbach di Udo Lattek in panchina, Berti Vogts e Jupp Heynckes in campo. Le reti sono di McDermott, Smith e Neal.

LIVERPOOL - BORUSSIA M. 3-1 (Finale Coppa dei Campioni 1976-1977)

 

 

Non è finita perchè i reds di Bob Paisley conquisteranno ben 3 Coppe dei Campioni in 5 anni, allungando il tempo alla Finale sempre a Roma del 1984, sono ben 5 in 8 anni, con 6 Finali in 9 stagioni. Di seguito il video dell'ultimo atto della "Champions" 1977-1978, è di nuovo Liverpool - Bruges, ma stavolta per il trofeo più importante, come due anni prima in Coppa Uefa vincono i reds, che giocano in casa in quel di Wembley. 1-0 con gol decisivo di Dalglish, sulla squadra di Ernst Happel.

Liverpool che non si ripeterà però in campionato, battuto dal Nottingham Forest di Brian Clough e Peter Taylor, che nei due anni successivi vinceranno anche due Coppe dei Campioni (portando a 5 trionfi inglesi consecutivi, 6 con l'Aston Villa '81-'82, 7 in 8 anni totali), ma questa è davvero un'altra storia.

LIVERPOOL - BRUGES 1-0 (Finale Coppa dei Campioni 1977-1978)

 

Il Liverpool torna Campione d'Inghilterra nel 1978-1979, non c'è più Kevin Keegan, ma c'è Graham Souness, con Dalglish a firmare 21 gol stagionali in campionato. Diverso è il percorso in Coppa dei Campioni, dove ancora il Nottingham Forest è sulla strada dei reds e li elimina nel doppio derby del primo turno (2-0 firmato Birtles e Barrett e 0-0 ad Anfield)

LIVERPOOL - DERBY COUNTY 5-0 (stagione 1978-1979)

 

Liverpool che chiude il primo ciclo in Coppa dei Campioni, vincendo la sua 3° nella stagione 1980-1981. Nella Finale giocata a Parigi, decide Alan Kennedy, nell'1-0 inflitto al Real Madrid allenato da un certo Vujadin Boskov. Per la cronaca, si tratta della seconda e ultima Finale di Coppa dei Campioni alias Champions League persa dal Real nella sua storia. La prima fù contro la Grande Inter nel 1964.

LIVERPOOL - REAL MADRID 1-0 (Finale Coppa dei Campioni 1980-1981)

 

Il Liverpool di Kenny Dalglish - ascesa e caduta dei reds

L'ultima Coppa dei Campioni vinta dal Liverpool con questa denominazione, è ovviamente quella del 1983-1984, per la successiva bisogna arrivare al 2005, i reds di Benitez e la rimonta culminata ai rigori contro il Milan. C'è sempre una squadra italiana comunque in mezzo ed è la Roma di Nils Liedholm. Il Liverpool è Campione d'Inghilterra da tre stagioni consecutive (1981-1982, 1982-1983 e 1983-1984), dove in quell'anno ha aggiunto anche una Coppa di Lega.

Lo sviluppo di quella Finale lo conosciamo ormai tutti, i gol di Neal per i reds e di Pruzzo per la Roma. Ai calci di rigore allo Stadio Olimpico, trionfano gli ospiti, con le realizzazioni di Neal, Souness, Rush e Kennedy, mentre per la Roma sbagliano dal dischetto Bruno Conti e Ciccio Graziani. In porta c'è Grobbelaar. E' il primo e unico trionfo europeo da allenatore per Joe Fagan, che aveva appena preso il posto a Bob Paisley e che lascerà subito dopo a Kenny Dalglish, che diventa uno dei primi casi, di allenatore-giocatore.

LIVERPOOL - ROMA 5-3 dtr (1-1) (Finale Coppa dei Campioni 1983-1984)

 

L'ultima Finale di Coppa dei Campioni di una squadra inglese fino a Manchester United - Bayern Monaco del 1999. Liverpool - Juventus disputata allo Stade du Heysel (oggi Stade Roi Baudouin) di Bruxelles, è soprattutto la storia di quel che è accaduto prima della gara. Il risultato 0-1 con gol di Platini funge solamente da cronaca sportiva. Le due squadre si incontrarono anche nel Gennaio 1985 per la Supercoppa Europea, vinta dai bianconeri. I provvedimenti che ne seguirono furono l'esclusione delle squadre inglesi a tempo indeterminato dalle Coppe europee. Provvedimento che venne applicato fino al 1990.

LIVERPOOL - JUVENTUS (IL DISASTRO DELL'HEYSEL) (risultato della gara 0-1)

 

Torniamo a parlare di calcio giocato, perchè nella stagione 1987-1988 il Liverpool vince il suo penultimo titolo d'Inghilterra in ordine cronologico. Il 17° per l'esattezza. In panchina c'è sempre Kenny Dalglish, allenatore-giocatore dei reds. Il capocannoniere è John Aldridge con 26 gol stagionali in First Division, in sostituzione del partente Ian Rush (è stata l'unica stagione alla Juventus) che l'anno dopo torna subito alla base.

ARSENAL - LIVERPOOL 1-2 (stagione 1987-1988)

 

LIVERPOOL - NOTTINGHAM FOREST 5-0 (stagione 1987-1988)

 

I due video di cui sopra, sono stati messi ovviamente in maniera apposita. All'Arsenal ci arriveremo tra poco, perchè porta con se certamente la faccia più bella, rappresentata in un Film che è ormai storia ed immaginario collettivo pressochè globale. Facendo un piccolo passo indietro bisogna però parlare prima appunto di un altro "Liverpool - Nottingham Forest" ed è il match valevole per la semifinale dell'FA Cup sempre della stagione 1988-1989. Per una perfetta documentazione di quanto accaduto nella Strage di Hillsborough, rimandiamo ad un apposita pagina ad essa dedicata. Cosi come al Rapporto Taylor che ne scaturì.

STRAGE DI HILLSBOROUGH (Liverpool - N. Forest, FA Cup Semifinale 1989)

 

Da una delle pagine più nere della storia del calcio inglese, insieme all'incendio di Bradford passiamo alla parte decisamente più bella, romantica e passionale di questo sport. Perchè sempre nella stagione 1988-1989, il Liverpool di Dalglish perde il titolo di Campione d'Inghilterra. Contro c'è l'Arsenal di coach George Graham. Tony Adams è il Capitano, Alan Smith il capocannoniere e Michael Thomas, l'eroe di Anfield. Meglio della descrizione c'è ovviamente Febbre a 90° (Fever Pitch), tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby e interpretato da un magnifico Colin Firth.

 

 

 

 


Chiudiamo il nostro lungo racconto, ben 15 anni di storia calcistica inglese, italiana ed europea nel suo complesso, con l'ultimo titolo d'Inghilterra targato Liverpool. E' la stagione 1989-1990, dove decisivi sono anche John Aldridge, Ronny Rosenthal e Glenn Hysen. Segni particolari, è la penultima edizione del campionato inglese vecchio modello, l'anno successivo 1990-1991 trionferà di nuovo l'Arsenal, mentre nel Febbraio del 1992 le 22 (poi 20) società affiliate alla Football League, daranno il via alla Premier League cosi come la conosciamo oggi.

LIVERPOOL CAMPIONE D'INGHILTERRA 1989-1990

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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