Fabrizio Consalvi

Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

Sette squadre per quattro posti, due dei quali portano in Champions League e altrettanti in Europa League. Questa è la situazione in Premier League a 2 giornate dal termine (una settimana in sostanza), con nel mezzo le semifinali di FA Cup in programma domani e dopodomani con Arsenal - Manchester City e Manchester United - Chelsea che possono regalare in 3 casi su 4, un altro posto nel secondo torneo continentale per club, ossia il 7° tenendo presente che i citizens di Guardiola hanno vinto la Coppa di Lega, liberando come detto la 6° posizione (dal preliminare, stessa cosa accadrà in caso il 7° posto sia utile). Andiamo allora a vedere le due situazioni in maniera distinta, partendo dalla corsa alla Champions League, con Chelsea, Leicester e Manchester United protagoniste. 

Premier League - la corsa alla Champions League 2020/2021

                       37° Giornata               38° Giornata
CHELSEA (63 p.) (Diff. Reti +15) LIVERPOOL (Mer 22/07) Wolverhampton (Dom 26/07)
LEICESTER (62 p.) (Diff. Reti +31) TOTTENHAM (Dom 19/07) Manchester United (Dom 26/07)
MANCHESTER UNITED (62 p.) (Diff. Reti +28) West Ham (Mer 22/07)

LEICESTER (Dom 26/07)

 

Partiamo ovviamente dai blues di Frank Lampard a quota 63 punti, ma con un differenza reti ben peggiore sia del Leicester, che del Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer. E' infatti la differenza tra gol fatti e subiti, la prima discriminante da sempre, all'interno della Premier League, in caso di arrivo a pari punti e in questo caso le possibilità non sono cosi remote, tenendo presente il calendario delle ultime 2 partite. Sarà il Leicester ad aprire di fatto le danze domenica 19 Luglio, viaggiando in casa del Tottenham di Mourinho, a caccia di un posto in Europa League, mentre sarà inevitabilmente lo scontro diretto con i Red Devils dell'ultima giornata a decidere chi disputerà la prossima Champions League 2020/2021 e chi invece, dovrà accontentarsi dei gironi di Europa League.

Sarà invece lo United ad avere alla 29° giornata il calendario migliore, ospitando all'Old Trafford mercoledi prossimo il West Ham, implicato nella lotta salvezza, ma che già stasera in caso di vittoria nello scontro diretto con il Watford, potrebbe festeggiare la permanenza in Premier. Tornando ai Red Devils di Pogba e compagni, una vittoria nella prossima giornata potrebbe voler dire sorpasso su Leicester o Chelsea, con i blues che andranno a far visita al Liverpool Campione d'Inghilterra, ma che dopo aver vinto il titolo, ha lasciato più di qualche punto per strada (vedi Arsenal). Chelsea che infine nella 38° ospiterà allo Stamford Bridge un Wolverhampton a caccia di un posto in Europa League, ma che con lo scontro diretto in programma al Leicester City Stadium, non potrà sbagliare l'appuntamento.

 

Premier League - la corsa all'Europa League 2020/2021

                        37° Giornata                38° Giornata
WOLVERHAMPTON (56 p.) (Diff. Reti +11) Crystal Palace (Lun 20/07) CHELSEA (Dom 26/07)
TOTTENHAM (55 p.) (Diff. Reti +11) Leicester (Dom 19/07) CRYSTAL PALACE (Dom 26/07)
SHEFFIELD UNITED (54 p.) (Diff. Reti +3) Everton  (Lun 20/07) SOUTHAMPTON (Dom 26/07)
ARSENAL (53 p.) (Diff. Reti +8) ASTON VILLA (Mar 21/07) Watford (Dom 26/07)

 

Se la differenza reti è fondamentale, per quanto concerne la qualificazione in Champions League, lo è ancor di più nella corsa al secondo torneo continentale per club. Quattro squadre in lotta per uno o due posti, infatti solo nel caso dell'Arsenal vincente in FA Cup si eviterebbe per i club inglesi i turni preliminari (uno per il 6° posto, due per il 7°). Nel mezzo c'è la corsa all'Europa League del Wolverhampton, che in caso di successo del club di Nuno Espirito Santo, cosi come del Manchester United nel caso i Red Devils chiudano la Premier al 5° posto, porterebbe a 5 i club inglesi partecipanti alla Champions League 2020/2021, con due posti invece in Europa League (caso che per le italiane, vale per il Napoli nella coppa dalle grandi orecchie e la Roma in EL ad esempio).

Venendo al calendario, sarà il Crystal Palace l'arbitro della corsa, con prima il Wolverhampton in trasferta e poi domenica 26 il Tottenham di Mourinho in casa. Spurs che avranno prima il duro confronto con il Leicester, dove lo Sheffield United che attende il giorno dopo l'Everton di Ancelotti potrebbe approfittarne, cosi come ovviamente l'Arsenal che andrà a far visita martedi all'Aston Villa penultimo in classifica. Gunners che chiuderanno ospitando il Watford con Sheffield in casa del Southampton e Chelsea - Wolverhampton, che farà da sparti-acque di questo finale di stagione.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Si è chiuso il secondo appuntamento stagionale, con il Mondiale 2020 di Formula 1, con il primo successo stagionale di Lewis Hamilton. Una Mercedes inavvicinabile per chiunque, con il secondo posto di Bottas, che ha tenuto così il comando del Mondiale piloti dopo sole 2 gare. Terzo Verstappen. Vediamo allora top e flop, del Gp di Stiria.

Formula 1 - Gp Stiria - TOP

LEWIS HAMILTON: Dopo l'opaco primo weekend stagionale, quello del Gp d'Austria per intenderci, si riprende immediatamente lo scettro dominando in lungo e in largo sulla stessa pista. Pole position d'autore al sabato, più una gara senza storie, prima vittoria stagionale per quello che potrebbe essere l'anno dove l'inglese raggiungerà Schumacher a quota 7 titoli Mondiali.

MAX VERSTAPPEN: In un weekend pieno di luci ed ombre sulla Red Bull motorizzata Honda, sulla quale parleremo a parte, il pilota olandese è l'unico a mettere i bastoni tra le ruote alle due Mercedes, specialmente a Bottas, su cui sarebbe arrivato davanti, senza il problema nel finale e a cui fa sudare il secondo posto, prima di arrendersi.

LANDO NORRIS: Conferma le ottime impressioni del primo Gran Premio stagionale, anche nel Gran Premio di Stiria. Ottima la sua performance, con un quinto posto finale dopo le due Mercedes e le due Red Bull. Sia il pilota inglese che la sua McLaren sono una certezza di questo Mondiale 2020.

RENAULT: Per due motivi, il primo è per aver riportato per il 2021 alla guida Fernando Alonso, con lo spagnolo la Formula 1 riacquista un due volte Campione del Mondo, che di sicuro ci farà divertire durante tutta la prossima stagione. Il secondo in parte per l'ottimo ottavo posto di Ricciardo e per il coraggio nell'esporre il reclamo sulla Racing Point (questione copia della Mercedes 2019)

 

Formula 1 - Gp Stiria - FLOP

CHARLES LECLERC - FERRARI: Pessimo il suo weekend sia in prova che soprattutto ovviamente per quello che abbiamo visto in gara. Penalizzato da una Ferrari in perenne difficoltà e dalla quale dopo le parole del DT Binotto si fa fatica a vedere quale possa essere la luce. Tutte componenti che hanno portato all'errore del monegasco al via, chiudendo nel modo peggiore il secondo weekend stagionale.

RACING POINT: Dopo le ottime performance nelle Libere ci aspettavamo di più, pur tenendo conto di un buon Sergio Perez, penalizzato nel finale con la rottura dell'alettone anteriore dopo contatto con Albon. Ma tenendo conto come una McLaren sia arrivata al quinto posto, pur con due Racing Point che al momento sono la 3° forza della Formula 1. Vedremo infine come finirà la questione del reclamo della Renault.

REGIA INTERNAZIONALE: Troppe volte sia in passato che anche ieri, ha mancato i momenti importanti di un Gran Premio, rimanendo fissa su piloti in quel tratto non protagonisti. Ieri ha mancato completamente il triello finale tra Lando Norris, Sergio Perez e Lance Stroll, cosi come il contatto precedente tra lo stesso Perez e Albon, in quel momento cruciale per le posizioni dal 4° posto in giù, con sicure sia la vittoria di Hamilton, che il secondo posto di Bottas, con Verstappen terzo.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Fabrizio Consalvi

Scintille. Sono quelle che nella maggior parte dei casi, hanno provocato i due quando si sono trovati uno contro l'altro. Che sia un Barcellona - Real Madrid (primo confronto in assoluto con Ibrahimovic appena approdato in blaugrana) oppure un Real Madrid - Paris Saint Germain, per concludere con l'ultimo Milan - Juventus di Coppa Italia, l'andata prima del lockdown chiusa sull'1-1 con gol di Rebic e risposta di Cristiano Ronaldo su calcio di rigore nel finale. In mezzo quella che è considerata una delle gare più belle nella storia delle qualificazioni ai Mondiali, certamente una delle più suggestive dell'area Europea. Per questo prendiamo il titolo in prestito da una delle tante storie raccontate da Federico Buffa su Sky, quella di Cristiano Ronaldo appunto, nel raccontare quello Svezia - Portogallo, usando essenzialmente delle metafore, per parlare di Ibra vs CR7.

Ibrahimovic vs Cristiano Ronaldo - sfide epiche

Il primo incrocio in assoluto tra i due, porta al 2008/2009 ed è nelle qualificazioni al Mondiale 2010. Mentre a livello di club con il Manchester United Campione d'Europa in carica, si arriva agli Ottavi di Finale nel doppio confronto con l'Inter dove Jose Mourinho è appena approdato. 0-0 all'andata a Milano, con 2-0 dei red-devils all'Old Trafford firmato da CR7 e Nemanja Vidic.



La seconda sfida è come detto un Barcellona - Real Madrid targato stagione 2009/2010, quella per intenderci del triplete dell'Inter di Mourinho. Nel Clasico d'andata i blaugrana di Guardiola, battono per 1-0 il Real con gol decisivo proprio di Ibrahimovic.

 

Si arriva alla stagione successiva e per Ibrahimovic c'è l'altra maglia di Milano. Con i rossoneri trova il Real Madrid al secondo anno di Cristiano in blancos, fase a gironi e al Santiago Bernabeu le merengues battono i rossoneri di Allegri per 2-0, con CR7 a segno su punizione, raddoppio di Ozil.

 

Nel ritorno il match termina invece 2-2 in quel di San Siro, dove a splendere è un altro fenomeno. Super Pippo Inzaghi, che ribalta il momentaneo 0-1 di Higuain (un altro presente questa sera), con una doppietta nel finale. 2-2 di Pedro Leon. Al Real era appena arrivato Jose Mourinho (uno dei tre insieme ad Allegri appunto e ad Ancelotti ad aver allenato i due)

 

 

Eccola qui infine la sfida tra i due divenuta ormai storica. Spareggio per le qualificazioni ai Mondiali del 2014. All'andata in Portogallo vincono i lusitani, trascinati appunto da CR7. Il ritorno si gioca a Stoccolma ed è praticamente una sfida a senso unico tra due giganti. Portogallo in vantaggio, Ibra risponde e ribalta la gara, rimettendo la qualificazione in equilibrio, prima dello scatto in profondità di Ronaldo e del decisivo gol del 2-2. Infine per il ragazzo di Madeira, arriverà la tripletta personale.

 

Le uniche due sfide dove nessuno dei due è andato a segno è Psg - Real Madrid (fase a gironi Champions League), stagione 2015/2016. Pari senza reti in Francia e 1-0 al Bernabeu con gol di Nacho Fernandez. In totale sono cinque le vittorie di CR7 con 7 gol fatti, altrettanti i pareggi (con l'1-1 di Coppa Italia di questa stagione) e una sola affermazione di Ibra (quella al Barca).

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Si è chiuso il primo appuntamento stagionale, con il Mondiale 2020 di Formula 1. La vittoria in Austria ha rilanciato in grande stile Valtteri Bottas, con Charles Leclerc protagonista assoluto nel finale del Gran Premio. Ottima la prestazione a livello di scuderia anche ovviamente della McLaren, alla miglior partenza da qualche anno. Vediamo allora top & flop del Gp d'Austria, in attesa del replay domenica prossima.

Formula 1 - Gp Austria - TOP

Valtteri Bottas

Da sempre in discussione, con un pilota a fianco come il sei volte Campione del Mondo e ovviamente leader indiscusso come Lewis Hamilton, non deve esser facile cercare ogni volta di emergere. Eppure il pilota finlandese si toglie una bella soddisfazione, chiudendo alla grande la prima gara stagionale. Pole e vittoria, sempre davanti al compagno di scuderia, frenato da qualche errore di troppo. Vedremo ora se saprà essere costante e in grado di dar fastidio davvero al Campione del Mondo inglese, oppure se anche questa volta e sarebbe forse l'ultima, si dovrà accodare e fare il bravo scudiero come negli ultimi anni.

Charles Leclerc

Con una monoposto che definire tale è un eufemismo, tira fuori di nuovo un Gran Premio dei suoi. Capace di attendere il momento giusto e sfruttarlo a dovere, con la solita classe che ormai non dovrebbe neanche più stupire. Ciò che invece sorprende del Predestinato monegasco, è la capacità ormai da definire innata, di tirare fuori sempre qualcosa dal cilindro. Con Leclerc sai sempre che qualcosa succederà, ad ogni gara e il secondo posto viste le premesse è oro puro.

McLaren - Renault

Bentornata, dopo anni di problemi e incertezze. La collaborazione con Renault è invece quanto di più buono potesse esserci per la storica e vincente scuderia inglese, che mette un pilota sul podio (ottimo Lando Norris) nel primo Gran Premio stagionale e un altro ad un passo dallo stesso, pur dopo una gara non proprio esaltante (parliamo di Sainz) e a tratti arrendevole (specie con Leclerc suo prossimo compagno). Tornando alla McLaren, segnali importanti di un ritorno alla competitività che il suo nome porta con se.

BWT Racing Point F1 Team

Aldilà del risultato finale e ovviamente aldilà di com'è stata costruita la macchina. Copiata o no, alla Mercedes 2019 che fornisce alla scuderia di Lawrence Stroll. Certo un sesto posto finale con Sergio Perez e un ritiro con il figlio prediletto Lance Stroll non sono il massimo per iniziare la stagione, ma i miglioramenti sono evidenti per quella che il prossimo anno sarà Aston Martin F1.

 

Formula 1 - Gp Austria - FLOP

Lewis Hamilton

Voleva il primo successo stagionale per celebrare la campagna anti razzismo a dovere. Invece per il sei volte Campione del Mondo a caccia del record di Michael Schumacher, un primo weekend da dimenticare. Secondo in prova e penalizzato successivamente in griglia. Una gara quasi anonima e la penalizzazione finale, che lo scalzano dal podio. Certi di una sicura reazione nel Gp d'Austria 2.

Ferrari

Il secondo posto di Leclerc è merito del monegasco in primis e delle circostanze. Tre Safety-Car, problemi alla Red-Bull, penalizzazioni e incidenti di cui comunque come abbiamo detto in precedenza, Leclerc ha saputo approfittare alla grande. Ciò che ovviamente non va è la prestazione della vettura e le prospettive parlano di un Gp d'Austria 2 di altrettanta sofferenza (gli aggiornamenti arriveranno in Ungheria, 3° Gp stagionale). I problemi con Vettel (un intero Mondiale da separati in casa non è facile) e le polemiche con Binotto ne evidenziano il problema, considerando come il tedesco abbia scaricato il proprio "solito errore" sulla sua Ferrari ne acuisce le dimensioni. Il rischio è di finire come nel 1991, ricordate Alain Prost?

Red-Bull Honda

Male nel Gran Premio di casa, prima venendo respinti dalla FIA sulla questione DAS con la Mercedes, poi in pista con i ritiri di Verstappen per problemi tecnici e di Albon (sfortunato nel contatto con Lewis Hamilton). I "maestrini" austriaci torneranno certamente alla carica nel secondo appuntamento sempre in casa, pena un inizio di Mondiale 2020 davvero in salita.

Alfa Romeo

Certo è evidente quanto i problemi della Ferrari si riflettano sulle scuderie ormai cosiddette satelliti. Se il Team Haas ha sempre mostrato problemi di per se, non è lo stesso per l'Alfa Romeo, che inizia il Mondiale 2020 con un buon Giovinazzi di certo, ma con un Kimi Raikkonen costretto al ritiro addirittura per non aver fissato la gomma anteriore destra, con problemi che potevano essere anche più gravi.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

L'ha spiegato perfettamente Lewis Hamilton, tornando con la mente al suo primo Mondiale in assoluto, che poi per andare direttamente al sodo, fù anche l'ultimo targato rosso Ferrari, con l'incredibile vittoria di Kimi Raikkonen prima in Cina e poi per il definitivo sorpasso ad Interlagos: "Ho perso il titolo in Cina e questo mi fa venire la nausea ancora oggi". Queste le parole di un Hamilton che ben tredici anni dopo e sei titoli Mondiali alle spalle ricorda sia con chiaro fastidio, che soprattutto con la consapevolezza di aver maturato da quell'esperienza: "Quando ero più giovane ero duro con me stesso, se sbagliavo mi punivo e questo non era molto produttivo. È stato difficile interrompere questo, ma nel corso degli anni ho imparato a divertirmi. La cosa più importante è che ti piaccia quello che fai. Torturarti porta solo negatività. Ogni anno ti sviluppi e conosci sempre meglio il tuo corpo e il tuo lato mentale – ha concluso l’inglese – ogni anno ripenso alla mia stagione e nessuna gara è stata perfetta. Le gare da cui impari di più sono quelle che non vinci o in cui hai fallito".

Partiamo allora da qui, dalle parole dell'inglese (poche altre volte avrebbe poi perso un Mondiale. Anzi a ben guardare da li in poi, esclusa l'anomala stagione della Brown Gp e i successivi 4 titoli di fila di Sebastian Vettel, dove la McLaren non era veramente competitiva, mentre nel 2013 era il suo primo anno in Mercedes, solo in un'altra occasione"The Hammer" ha perso il titolo quando era in lotta, ed è con Nico Rosberg come compagno, un tedesco vincente in Mercedes, che da quelle parti fa sempre effetto), per raccontare la conclusione di uno dei Mondiali di Formula 1 più pazzi degli ultimi 15 anni, insieme certamente al 2010, con la sconfitta di Alonso e della Ferrari.

Mondiale Ferrari 2007 - le premesse

Fù anche il Mondiale dello scandalo dei progetti rubati alla Ferrari e ceduti alla McLaren, con protagonisti l'allora tecnico a Maranello Nigel Stepney e il capo progettista della scuderia britannica Mike Coughlan, con sentenza del 13 Settembre del 2007 che azzerò di fatto i punti conquistati nel Mondiale Costruttori dalla McLaren che consegnò il titolo alla Ferrari. McLaren che durante buona parte della stagione, dovette avere a che fare con il dualismo tra un Lewis Hamilton appena esordiente e stella nascente del Circus come poi si sarebbe rivelato, ma con una tendenza a non saper reggere la pressione quando una parte della Scuderia non è proprio con lui, ed è qui che entra in gioco il terzo incomodo. Quel Fernando Alonso arrivato in McLaren-Mercedes da bi-Campione del Mondo e in poco tempo non certo visto di buon occhio da Ron Dennis.

Mondiale Ferrari 2007 - il percorso

Con una partenza perfetta Kimi Raikkonen vinse il Gran Premio d'Australia, allora esordiente su di una rossa, il finlandese era caccia di quella consacrazione mancata nei primi anni in McLaren e che su quella vittoria Mondiale ne avrebbe poi fatto sostanzialmente testamento, diventando con il tempo e con un carattere misto a personalità, talmente particolari da farlo essere uno dei piloti più amati dell'intera Formula 1. Di sicuro nella storia della Ferrari. Mentre nel secondo appuntamento in Malesia, una doppietta McLaren con Alonso vincente su Hamilton, ha sin dall'inizio messo le carte in tavola sui tre contendenti al titolo. Ferrari che tornò al successo in Bahrein con Massa e Raikkonen terzo, con sempre il brasiliano vincente in Spagna.

Nei due successivi appuntamenti Monaco e Canada, due successi McLaren, il primo con Alonso, il secondo con la prima vittoria in assoluto di Lewis Hamilton, il quale si ripetè subito dopo ad Indianapolis, negli States. Ferrari che si riscattò in Francia con doppietta Raikkonen - Massa e seconda vittoria del finlandese, per una classifica piloti che vedeva Hamilton sempre in testa con 14 punti di vantaggio su Alonso e 17 su Massa, Raikkönen a -22 dal britannico. Il distacco venne ridotto in Gran Bretagna, mentre al Nurburgring sotto un violento acquazzone Alonso batte Massa, con Hamilton nono e rimesso in pista da una Gru, dopo un uscita di pista alla Castrol-Kurve e Raikkonen ritirato.

 

Il primo vero episodio decisivo dell'intera stagione arrivò in Ungheria, con durante le qualifiche, un Lewis Hamilton che non lasciò passare, il compagno di squadra Alonso e lo spagnolo che immediatamente si vendicò bloccandolo ai box. Hamilton comunque vinse la gara, ma già in Turchia Massa primo e Raikkonen secondo ridussero il distacco dal pilota inglese. Il culmine si ebbe prima in Italia con doppietta McLaren, poi in Belgio con doppietta Ferrari, mentre in Giappone Hamilton poté ipotecare seriamente il titolo Mondiale avendo ben 10 punti di vantaggio sul compagno di squadra e 17 sul finlandese della Ferrari.

Mondiale Ferrari 2007 - dalla rimonta in Cina al trionfo in Brasile

Sembrava un campionato ormai concluso, con le restanti gare da disputarsi a Shanghai e Interlagos che avrebbero dovuto formalizzare la conquista dell’iride da parte del fenomeno britannico. In Cina, Hamilton prese la pole. Vincendo il GP, avrebbe conquistato matematicamente il Titolo. Invece in gara, non rispettò l’ordine del team di fermarsi ai box per sostituire le gomme usurate e nella prima curva della pit-lane usciva di strada senza più venirne fuori (questo il riferimento di Hamilton nelle sue parole e il suo errore ben descritto). Per lui zero punti, mentre Raikkonen vinceva e Alonso concludeva secondo.

 

All’ultimo appuntamento in Brasile, Lewis si presentò con 4 punti di vantaggio su Alonso e 7 su Raikkonen. Al britannico bastava arrivare secondo oppure terzo con Alonso fuori dal podio. La pole andò a Felipe Massa, Hamilton dietro, in seconda fila Kimi e Alonso. Il resto è praticamente storia della Formula 1, il pilota britannico che stecca la partenza e che inseguendo Alonso va lungo. Raikkonen e Massa che vanno immediatamente via, volando il finlandese verso il suo primo e unico titolo Mondiale, con Hamilton giunto settimo e Alonso terzo. Il podio tutto colorato di rosso, con Jean Todt in mezzo ai due piloti Ferrari, perchè se c'è un Mondiale che ha consacrato il dominio rosso di quegli anni (dai cinque titoli di Schumacher e quest'ultimo) è stato proprio il 2007. Perchè vincere con il Kaiser è stato un conto, farlo con Raikkonen ha dato invece una dimensione perfetta a quegli anni di successi.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Fabrizio Consalvi

 

 

Era una delle gare più attese della 28° giornata di Serie A, conclusa nella domenica appena trascorsa e Milan - Roma andata in scena ovviamente allo Stadio San Siro non ha assolutamente tradito le attese. Alla fine andando a ben vedere, si è rivelata la partita sparti-acque di questa seconda parte di stagione, chiudendo virtualmente il discorso Champions League per i giallorossi di Paulo Fonseca ed aprendo di fatto e più realisticamente, la corsa al posto migliore per affrontare l'Europa League nella prossima stagione, dettaglio questo da non sottovalutare data la vicinanza tra la fine del 2019/2020 e l'inizio della successiva, con un Napoli attualmente sesto e già sicuro qualificato ai gironi, tramite la Coppa Italia. In tal senso per il Milan (ora a +3 su Parma ed Hellas Verona) evitare il doppio preliminare sarà importante, cosi come per la Roma tenere almeno il 5° posto (che da diritto all'ingresso diretto ai gironi di Europa League), per non vedersi bruciate quelle poche vacanze che ci saranno. Tornando ad un discorso più ampio, fondamentali saranno le prossime due giornate (quindi questa settimana), con Atalanta - Napoli e Napoli - Roma all'orizzonte.

Tornando nello specifico al match di ieri a San Siro, resta netta l'impressione di come il secondo tempo abbia inciso profondamente sull'esito del match, cosi come le scelte nei cambi a disposizione, di Pioli da un lato e Fonseca soprattutto dall'altro. A fronte di un primo tempo giocato su di un fazzoletto di campo, per via ovviamente della disposizione tattica delle due compagini, il cambio nell'economia della gara e come spesso sta accadendo in questo periodo, dove la condizione fisica non è al massimo, c'è stato dopo l'intervallo. Lo vedremo meglio grazie al match report della Lega Serie A, dove soprattutto l'HeatMap (le zone di campo dove si è giocato di più) del secondo tempo da la chiara percezione di quanto accaduto.

Meglio la Roma per la prima mezzora di gioco, dove tra le due "coperte corte" era quella che dava maggior qualità e una miglior disposizione degli uomini sul terreno di gioco. In fase di possesso Veretout veniva sulla linea dei difensori, i due esterni bassi si alzavano formando un centrocampo a 4 e le discese di Kluivert a sinistra e Mkhitaryan a destra creavano problemi alla difesa rossonera. Non a caso è arrivata l'occasione con Dzeko di testa, con brivido per la retroguardia di casa. E' a quel punto, che Pioli ha apportato i giusti correttivi, soprattutto sugli esterni offensivi, portando sia Castillejo, che Calhanoglu più dentro il campo. Milan che nell'ultimo quarto di prima frazione, costruiva due occasioni nitide. La prima da costruzione iniziale, allargando la manovra per poi accelerare per vie centrali con Bonaventura, coadiuvato da Rebic che veniva incontro. La seconda con cross da sinistra, dove Calhanoglu di testa mandava alto sopra la traversa.

Come detto in apertura e come abbiamo visto, è nella ripresa che i rossoneri hanno fatto la differenza. Sia fisicamente (due giorni in più di riposo e una gara giocata in più, quella contro la Juventus in Coppa Italia incidono), che nella scelta delle sostituzioni. Mentre da un lato entravano al 9' della ripresa Saelemaekers per Castillejo, tenendo la spinta a destra e Paquetà per Bonaventura, dall'altro usciva forse troppo presto Edin Dzeko (utile per tenere alto il baricentro giallorosso in fase di ripresa del pallone), più Perotti per Mkhitaryan. Certo al netto di ciò, il gol del vantaggio di Rebic (con due parate straordinarie di Mirante), veniva causato da un errore in fase d'impostazione da parte di Zappacosta e il raddoppio su rigore di Calhanoglu, arrivava da una discesa di Theo Hernandez (uno-due con il numero 10 rossonero), con susseguente errore di Diawara.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Tra le tante partite interessanti, che propone la 28° giornata di Serie A, ovviamente spicca su tutte quel Milan - Roma, posto in calendario domenica 28 Giugno alle ore 17.15. Orario quindi pomeridiano per un grande classico del nostro calcio, che metterà in palio un bel pezzo di stagione, per quanto riguarda i rossoneri di Stefano Pioli, attualmente in settima posizione pari al Parma (che nel posticipo serale ospiterà l'Inter, in un altro grande classico), a -9 dalla Roma in 5° posizione e a -6 dal Napoli. Gioco forza allora il confronto tra rossoneri e giallorossi porterà con se buona parte della qualificazione alla prossima Europa League da un lato e un bel pezzo di rincorsa al 4° posto per la compagine di Paulo Fonseca, con l'Atalanta che subito dopo (ore 19.30) giocherà in quel di Udine. Milan - Roma è soprattutto una di quelle sfide spesso valse più di una qualificazione alle prossime coppe europee, tra Scudetti e trofei, riviviamo i migliori confronti a San Siro tra le due formazioni.

Partiamo dal 1987, a San Siro si gioca un Milan - Roma che resterà impresso, ma non per quanto accade in campo. Il Milan di Sacchi insegue il Napoli. La gara è ferma sullo 0-0. Poi, al rientro dagli spogliatoi, dalla Curva Sud rossonera arriva in campo un petardo: il botto è paurosa e il portiere giallorosso Tancredi resta a terra. L’estremo difensore della Roma viene soccorso e lascia lo stadio in barella, diretto in ospedale, dove riprenderà conoscenza. Il match va avanti, con il giovane Peruzzi che entra in campo. La gara viene risolta in campo da Virdis, ma il Giudice Sportivo applicando il regolamento ribalterà il tutto, 0-2 per la Roma.

MILAN - ROMA 1-0 (0-2 a Tavolino) (Stagione 1986/1987)

 

 

Passano quattro anni, dopo l'epopea di Sacchi, sulla panchina del Milan siede Fabio Capello e il 3 Novembre 1991 i rossoneri ospitano a San Siro la Roma di Bianchi. Poker per i padroni di casa, che vinceranno lo Scudetto senza mai essere sconfitti. A segno vanno Van Basten, Massaro, Rijkaard e Costacurta, per i giallorossi Andrea Carnevale.

MILAN - ROMA 4-1 (Stagione 1991/1992)

MILAN: Rossi, Tassotti, Costacurta, Maldini, Rijkaard, Baresi, Ancelotti, Gullit (37'st Fuser), Massaro, Van Basten, Simone (37'st Serena). All.: Capello.

ROMA: Cervone, Pellegrini (24'st Garzya), Nela, Carboni, Piacentini, Bonacina, Di Mauro, De Marchi, Haessler (19'st Giannini), Rizzitelli, Carnevale. All.: Bianchi.

MARCATORI: 30'pt Van Basten (Mi), 36'pt Massaro (Mi), 12'st Rijkaard (Mi), 14'st Carnevale (Rm), 33'st Costacurta (Mi)

 

 

Facciamo ancora un salto di quattro stagioni e passiamo al 1995/1996, anno dell'ultimo tricolore di Capello allenatore del Milan. Poi il tecnico andrà al Real Madrid (dove vincerà una Liga e tornerà in rossonero, prima dell'esperienza alla Roma). Sulla panchina dei giallorossi invece c'è Carlo Mazzone. Termina 3-1 per i padroni di casa, a segno con Weah, autogol di Aldair e Christian Panucci, che dopo aver vinto tutto sia in rossonero che al Real Madrid, andrà proprio alla Roma.

MILAN - ROMA 3-1 (Stagione 1995/1996)

MILAN: Rossi, Panucci, Costacurta, Baresi, Maldini, Donadoni, Albertini, Boban, Savicevic (45'st Di Canio), Weah, Baggio R. (13'st Eranio). All.: Capello

ROMA: Cervone, Aldair, Petruzzi, Lanna (31'st Giannini), Carboni, Moriero, Cappioli, Di Biagio, Statuto, Totti, Delvecchio. All.: Mazzone

MARCATORI: 7'pt Weah (Mi), 8'pt Moriero (Rm), 10'st Aldair (Aut.) (Mi), 41'st Panucci (Mi)

 

 

Arriviamo alla stagione 2000/2001, quella dello Scudetto giallorosso con Fabio Capello appunto. Una delle poche sconfitte di quella Roma avvenne allo Stadio San Siro di Milano. 3-2 per i rossoneri allora allenati da Zaccheroni, a segno con un super Leonardo su punizione e doppio Shevchenko. Per la Roma non basta la doppietta di Totti.

MILAN - ROMA 3-2 (Stagione 2000/2001)

MILAN: Abbiati, Roque Junior, Costacurta, Maldini, Coco, Josè Mari (44'st Ba), Albertini (30'st Giunti), Leonardo (24'st Boban), Ambrosini, Serginho, Shevchenko. All.: Zaccheroni

ROMA: Lupatelli, Zago, Samuel, Aldair, Cafu, Tommasi, Zanetti, Candela, Totti, Batistuta, Delvecchio (16'st Montella). All.: Capello

MARCATORI: 3'pt Leonardo (Mi), 22'pt Shevchenko (Mi), 40'pt Totti (Rm), 44'pt Shevchenko (Mi), 43'st Totti (Rig.) (Rm)

 

 

Un'altra gara da Scudetto era quella del 2003/2004. Con il Milan di Ancelotti lanciato verso il tricolore e l'ultima Roma di Capello nella sfida decisiva in quel di San Siro. I rossoneri passano dopo solo 2 minuti con  il solito Shevchenko e si laureano Campioni d'Italia.

MILAN - ROMA 1-0 (Stagione 2003/2004)

MILAN: Dida, Cafu, Nesta, Maldini, Costacurta, Gattuso, Pirlo, Seedorf (45’st Kaladze), Kakà (43’st Rui Costa), Shevchenko, Tomasson (34’st Ambrosini). All.: Ancelotti

ROMA: Pelizzoli, Zebina, Panucci, Samuel, Lima (33’st De Rossi), Mancini, Emerson, Dacourt, Candela (1’st D’Agostino), Cassano (28’st Delvecchio), Totti. All.: Capello

MARCATORI: 3'pt Shevchenko (Mi)

 

 

Arriviamo alla stagione 2006/2007, dove la Roma torna a vincere a San Siro dopo ben 20 anni. Ci riesce con la doppietta decisiva di Francesco Totti, nel mezzo il gol del momentaneo pari dei rossoneri di Ancelotti, con Brocchi.

MILAN - ROMA 1-2 (Stagione 2006/2007)

MILAN: Dida; Simic, Nesta, Maldini, Jankulovski; Brocchi, Pirlo, Seedorf; Kakà; Oliveira (31′st Borriello), Gilardino (18′st Inzaghi). All.: Ancelotti.

ROMA: Doni; Panucci, Mexes (32′st Ferrari), Chivu, Tonetto; De Rossi, Pizarro; Taddei, Perrotta (16′st Aquilani), Mancini (42′st Cassetti); Totti. All.: Spalletti.

MARCATORI: 7′ pt, 38′ st Totti (R), 11′ st Brocchi (M)

 

 

Chiudiamo con gli ultimi due precedenti, il primo è datato 2016/2017 ed è una delle più larghe vittorie giallorosse a San Siro. Poker esterno firmato dalla doppietta di Dzeko e dai gol di El Shaarawy da ex e di De Rossi su rigore. Per il Milan a segno Pasalic, ora all'Atalanta.

MILAN - ROMA 1-4 (Stagione 2016/2017)

MILAN: Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Paletta, Vangioni (24'st Ocampos); Pasalic, Sosa (44'st Gomez), Mati Fernandez (1'st Bertolacci); Suso, Lapadula, Deulofeu. All. Montella.

ROMA: Szczesny; Emerson, Manolas, Fazio, Juan Jesus; De Rossi, Paredes; Salah, Nainggolan (26'st Grenier), Perotti (15'st El Shaarawy); Dzeko (38'st Bruno Peres). All.: Spalletti.

MARCATORI: 8'pt Dzeko (Rm), 28'pt Dzeko (Rm), 31'pt Pasalic (Mi), 33'pt El Sharaawy (Rm), 43'st De Rossi (Rig.) (Rm)

 

 

Concludiamo il tutto con l'ultimo vero precedente, quello della scorsa stagione. 2-1 per i rossoneri di Gattuso, con gol decisivo in extremis di Cutrone. Prima il pari momentaneo di Fazio e la rete che aveva sbloccato il match di Kessie.

MILAN - ROMA 2-1 (Stagione 2018/2019)

MILAN: G. Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez (31'st Laxalt); Kessié, Biglia, Bonaventura (39'st Cutrone); Suso, Higuain, Calhanoglu (36'st Castillejo). All.: Gattuso

ROMA: Olsen; Manolas, Fazio, Marcano (1'st El Shaarawy); Karsdorp (32'st Santon), De Rossi, N'Zonzi, Kolarov, Pastore (24'st Cristante); Schick, Dzeko. All.: Di Francesco

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Fabrizio Consalvi

MARCATORI: 40'pt Kessié (Mi), 14' st Fazio (Rm), 50'st Cutrone (Mi)

 

Delle tre sfide che chiuderanno la 27° giornata del campionato di Serie A, una delle più affascinanti e sicuramente ricche di storia è Roma - Sampdoria. Tanti gli incroci tra le due società, da allenatori passati da ambo le parti e Claudio Ranieri è solamente l'ultimo esempio, tra allenatori e calciatori, che con fortune alterne hanno indossato sia la maglia giallorossa, che quella blucerchiata. Andiamo allora a ripercorrere le sfide storiche disputate allo Stadio Olimpico di Roma, tra una Coppa Italia alzata al cielo e uno Scudetto sfumato, in attesa del match di questa sera.

Partiamo dalla doppia Finale di Coppa Italia disputata nella stagione 1985/1986. La Roma era guidata da Sven Goran Eriksson, che successivamente sarebbe passato anche alla guida dei blucerchiati, oltre che della Lazio di Cragnotti. Per il tecnico svedese quello è il primo trionfo italiano, con andata disputata a Marassi e terminata 2-1 per la Sampdoria con gol di Mancini e Galia, mentre il timbro di Tovalieri tenne aperto il discorso. Il ritorno all'Olimpico vede infine la rimonta, con le reti decisive di Desideri e Cerezo (che in blucerchiato avrebbe vinto lo Scudetto qualche anno dopo).

ROMA - SAMPDORIA 2-0 (And. 1-2) (Finale Coppa Italia 1985/1986)

ROMA: Gregori, Oddi, Gerolin, Desideri, Lucci, Righetti, Graziani, Giannini, Pruzzo (37'st Impallomeni), Di Carlo, Tovalieri (40'st Cerezo). All.: Eriksson.

SAMPDORIA: Bordon, Mannini, Galia, Pari, Paganin, Pellegrini, Fiondella (11'st Lorenzo), Salsano, Francis, Matteoli, Mancini. All.: Bersellini.

MARCATORI: 43'pt Desideri (Rm), 44'st Cerezo (Rm)

 

Da una Finale di Coppa Italia all'altra, è ancora la Roma a trionfare nel 1990/1991. Contro la Sampdoria di Vujadin Boskov appena laureatasi Campione d'Italia (il tecnico serbo arriverà in seguito in giallorosso). La sfida d'andata è quella subito decisiva per la conquista della coccarda, con l'autogol di Pellegrini in apertura per l'1-0 dei giallorossi, pari di Katanec e gol decisivi di Berthold e Voeller su rigore. Lo stesso tedesco sempre al dischetto segnerà al ritorno, mentre l'autogol di Aldair non basterà alla Sampdoria. Da notare uno dei pochi calciatori ad aver vinto tre Scudetti con tre squadre diverse, Pietro Vierchowod (Roma, Sampdoria e Juventus).

ROMA - SAMPDORIA 3-1 (Rit. 1-1) (Finale Coppa Italia 1990/1991)

ROMA: Cervone, Pellegrini, Carboni, Berthold, Aldair, Nela, Desideri, Di Mauro, Voeller, Giannini (37′st Gerolin), Rizzitelli (31′st Muzzi). All.: Bianchi

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Katanec (39′st Bonetti), Pari, Vierchowod, Pellegrini L., Lombardo (39′st Invernizzi), Cerezo, Vialli, Mancini, Dossena. All.: Boskov

MARCATORI: 12′pt Pellegrini (Aut.), 29′pt Katanec (Sa), 35′pt Berthold (Rm), 40′pt Voeller (Rig.) (Rm)

 


Arriviamo in un'altra epoca e saltiamo temporalmente fino al 1996/1997. La più larga vittoria di sempre dei blucerchiati all'Olimpico di Roma. 3° Giornata di campionato, la Roma di Carlos Bianchi ospita appunto i blucerchiati di Eriksson. Il punteggio finale è 1-4, con vantaggio dei padroni di casa con Balbo e goleada finale blucerchiata, a segno vanno Aldair con autogol, Mancini e doppio Montella (che in giallorosso avrebbe vinto Scudetto e Supercoppa Italiana qualche anno dopo). Da notare anche Sinisa Mihajlovic, che dopo essere arrivato in Italia in giallorosso si trasferì a Genova, prima di approdare alla Lazio.

ROMA - SAMPDORIA 1-4 (stagione 1996/1997)

ROMA: Sterchele, Annoni, Trotta, Aldair, Lanna, Tommasi (25'st Dahlin), Statuto (17'st Moriero (33'st Di Biagio), Thern, Carboni, Balbo, Fonseca. All.: Bianchi

SAMPDORIA: Ferron, Balleri, Mannini, Mihajlovic, Evani, Karembu, Veron (54' Montella), Laigle (15'pt Franceschetti), Mancini, Iacopino, Carparelli (14'st Invernizzi). All.: Eriksson

MARCATORI: 9'st Balbo (Rm), 19'st Aldair (Aut. (Sa), 28'st Montella (Sa), 43'st Mancini (Sa), 45'st Montella (Sa)

 

Da Carlos Bianchi a Zdenek Zeman, i giallorossi si presentano nella stagione 1997/1998 con il tecnico boemo in panchina. Dall'altro lato, sarà l'ultima stagione per Vujadin Boskov. Il risultato è di 2-0 per i padroni di casa, a segno Totti e Del Vecchio.

ROMA - SAMPDORIA 2-0 (stagione 1997/1998)

ROMA: Chimenti, Cafu, Aldair, Petruzzi, Candela, Tommasi, Di Biagio, Di Francesco, Paulo Sergio (22’st Gautieri), Del Vecchio, Totti. All.: Zeman

SAMPDORIA: Ferron, Castellini, Mannini, Mihajlovic, Pesaresi, Vergassola, Boghossian, Salsano (17’st Biyk), Laigle, Montella, Paco Soares. All.: Boskov

MARCATORI: 24'pt Totti (Rm), 45'st Del Vecchio (Rm)

 

Passiamo alla stagione successiva e alla 21° giornata del campionato di Serie A 1998/1999. La Roma di Zeman piega i blucerchiati all'Olimpico per 3-1. A segno Fabio Junior in avvio e doppio Paulo Sergio nel finale, con il brasiliano decisivo. Nel mezzo il momentaneo pari di Lassissi. In panchina nei blucerchiati c'è un giovane Luciano Spalletti.

ROMA - SAMPDORIA 3-1 (stagione 1998/1999)

ROMA: Chimenti, Cafu, Zago, Aldair, Candela, Alenichev, Tommasi, Di Francesco, Delvecchio (74' Paulo Sergio), Fabio Junior (90' De Vezze), Totti. All.: Zeman

SAMPDORIA: Ferron (28'pt Ambrosio), Balleri (37'pt Zivkovic), Sakic, Grandoni, Lassissi, Castellini, Pecchia, Doriva, Laigle, Montella (81' Iacopino), Palmieri. All.: Spalletti

MARCATORI: 10'pt Fabio Junior (Rm), 15'pt Lassissi (Sa), 39'st Paulo Sergio (Rm), 43'st Paulo Sergio (Rm)

 

Chiudiamo con le ultime due sfide storiche e arriviamo al 2010. La doppietta di Pazzini dopo il vantaggio di Francesco Totti per giallorossi. Le opportunità di Scudetto che svaniscono per l'allora Roma di Claudio Ranieri, con tanto di ringraziamenti da parte dell'Inter di Mourinho, che quell'anno vincerà praticamente tutto.

ROMA - SAMPDORIA 1-2 (stagione 2009/2010)

ROMA: Julio Sergio; Cassetti (29’st Taddei), Juan, Burdisso, Riise; De Rossi, Pizarro; Menez, Perrotta (22’st Toni), Vucinic; Totti. All. Ranieri

SAMPDORIA: Storari; Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler; Semioli, Poli (1’st Tissone), Palombo, Guberti (1’st Mannini); Cassano (35’st Testardi), Pazzini. All. Del Neri

MARCATORI: 14'pt Totti (Rm), 7'st Pazzini (Sa), 40'st Pazzini (Sa)

 

Infine l'ultimo precedente è quello della scorsa stagione. Con poker secco dei giallorossi di Eusebio Di Francesco, poi esonerato e che ad inizio 2019/2020 era sulla panchina blucerchiata. Dall'altra parte c'era Giampaolo a cui in seguito al Milan, non è andata certamente meglio.

ROMA - SAMPDORIA 4-1 (stagione 2018/2019)

ROMA: Olsen; Florenzi, Manolas, Juan Jesus, Kolarov; Cristante, Nzonzi; El Kluivert (36'st Under), Lo. Pellegrini (33'PT Zaniolo), El Shaarawy; Schick (23'st Dzeko). All. Di Francesco.

SAMPDORIA: Audero; Bereszynski, Andersen, Colley, Murru; Praet (1'st Jankto), Vieira, Linetty (23'st Sala); Ramirez; Caprari (35'st Kownacki), Defrel. All. Giampaolo.

MARCATORI: 20'pt Juan Jesus (Rm), 14'st Schick (Rm), 27'st El Shaarawy (Rm), 44'st Defrel (Sa), 48'st El Shaarawi (Rm).

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia subita dal Napoli, serve la reazione. L’Inter di Antonio Conte si trova ad un bivio importante del suo campionato. La gara con la Samp è decisiva per proseguire nella corsa scudetto. Di fronte una squadra, la Sampdoria, che ha palesato evidenti limiti in questo campionato, ma che ha sempre quei due giocatori come Quagliarella e Gabbiadini, che possono sempre tirare fuori dal cilindro il colpo a sorpresa, ed in più c’è Ranieri, che qualche asso nella manica lo tiene sempre per queste occasioni.

Ma Inter – Samp non è solo la sfida di oggi, è soprattutto una sfida che fa tornare al passato, dall’Inter dei record allo scudetto doriano, dai colpi di Mancini che fanno innamorare Moratti fino alle manette di Mourinho.

E’ il 6 Novembre del 1988 quando Nicola Berti decide il match con un gol in apertura, dopo una cavalcata di Matthaus che Pagliuca fatica a trattenere. E’ ancora un calcio romantico, quello delle interviste prepartita di Zenga e Vialli che si promettono inviti a cena, dell’Inter del Trap che non sa ancora di poter diventare l’Inter dei record, di una Sampdoria che fa le prove generali per una gara che, due anni più tardi, regalerà di fatto lo scudetto ai doriani.

 

Inter - Sampdoria 1-0

Inter: Zenga, Bergomi, Brehme, Matteoli (74’ G. Baresi), R. Ferri, Mandorlini, Bianchi, Berti, Diaz (80’ Morello), Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Galvani, Verdelli. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, A. Carboni (62’ S. Pellegrini), Pari, Vierchowod, Salsano, Victor, C. Bonomi (71’ Pradella), Vialli, Dossena, R. Mancini. A disposizione: Bistazzoni, Affuso. Allenatore: Pezzotti

Rete: 1’ Berti

 Arbitro: Baldas di Trieste

 

L’anno successivo è ancora l’Inter ad avere la meglio, è la stagione prima dei Mondiali del ’90 e Matthaus vuol far vedere di che pasta è fatto regolando i blucerchiati per due a zero con una doppietta. La Samp deve fare a meno di Vialli, infortunato, e cede il passo dicendo in pratica addio ai sogni scudetto.

 

Inter - Sampdoria 2-0

Inter: Zenga, G. Baresi, Brehme, Matteoli (78’ Cucchi), Bergomi, Verdelli, Bianchi (73’ S. Rossini), Berti, Klinsmann, Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Di Già, Morello. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, A. Carboni, Pari, Vierchowod, Lanna, Invernizzi (68’ Salsano), Katanec (89’ Victor), A. Lombardo, R. Mancini, Dossena. A disposizione: Nuciari, Breda. Allenatore: Pezzotti; Direttore Tecnico: Boskov

Reti: 31’ e 41’ Matthaus

Arbitro: D’ Elia di Salerno

 

La gara della svolta, in casa Samp, arriva l’anno seguente. E’ il 5 Maggio del 1991, i doriani arrivano da primi della classe, l’Inter prova il tutto per tutto e va anche in gol con Klinsmann ma l’arbitro annulla per fuorigioco, la gara è nervosa, Bergomi e Mancini sono espulsi, Pagliuca mette in campo la prestazione perfetta, poi ci pensano Dossena e Vialli, nella ripresa, a siglare le reti decisive dopo che l’Inter, con Matthaus, sbaglia un rigore con la parata di super Pagliuca.

 

 

Inter - Sampdoria 0-2

Inter: Zenga, Bergomi, Brehme, Stringara (68’ Pizzi), R. Ferri, A. Paganin, Bianchi, Berti, Klinsmann, Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Mandorlini, G. Baresi, Iorio. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, L. Pellegrini, Lombardo, Cerezo, Vialli (90’ Lanna), R. Mancini, Dossena (87’ Bonetti). A disposizione: Nuciari, Mikhaijlichenko, Branca. Allenatore: Pezzotti; Direttore Tecnico: Boskov

Reti: 60’ Dossena, 76’ Vialli

Arbitro: D'Elia di Salerno

 

Nel 1996, a Dicembre, un altro colpo della Samp a Milano. E’ la formazione di Montella e Mancini quella che passa con uno spettacolare 4-3. In panchina nei nerazzurri c’è Sir Roy Hodgson, Branca mette a segno una doppietta ma non basta, perché dalla parte opposta Mihajlovic disegna traiettorie incredibili su calcio piazzato, Montella capitalizza, Ince e Djorkaeff mettono grinta e classe, ma nella ripresa in sette minuti la Samp ribalta tutto con Roberto Mancini a siglare il 4-3 con Sven Goran Eriksson in panchina, prima dell’approdo di entrambi alla Lazio nell’estate successiva.

 

 

Inter - Sampdoria 3-4

Inter: Pagliuca, Angloma, Festa, Fresi, Bergomi, Sforza (69’ Winter), Ince, Berti, Djorkaeff, Ganz (76’ Pistone), Branca. Allenatore: Ardemagni - Hodgson

Sampdoria: Ferron, Sacchetti, Mannini, Mihajlovic, Pesaresi, Karembeu (75’ Carpatelli), Franceschetti, Veron, Invernizzi (49’ Salsano), Montella (90’ Evani), R. Mancini. Allenatore: Spinosi - Eriksson

Reti: 7’ Montella, 11’ Branca, 42’ Berti, 46’ Branca, 57’ Montella, 85’ Franceschetti, 90’ R. Mancini Arbitro: Trentalange di Torino

 

L’ultimo Inter – Samp che vogliamo citare è quello del 2009-10. Non vince nessuno, ma la partita passa comunque alla storia. L’Inter capolista di Mourinho riceve la Samp di Del Neri, al 31’ viene espulso Samuel per doppia ammonizione, passano sette minuti ed arriva un’altra espulsione, di Cordoba, sempre per un doppio giallo. Mourinho va su tutte le furie e mima il celebre gesto delle manette. La sua Inter soffre, lui lascia in campo tutti gli attaccanti ed alla fine porta a casa un pareggio che si rivelerà fondamentale per l’economia di quel campionato, vinto a Siena all’ultima giornata.

  

 

Inter - Sampdoria 0 - 0

Inter: Julio Cesar, Maicon, Cordoba, Samuel, J. Zanetti, Stankovic, Cambiasso, Muntari (35' pt Lucio), Sneijder (36' st Thiago Motta), Milito (26' st Pandev), Eto'o A disposizione: Toldo, Quaresma, Krhin, Mariga Allenatore: José Mourinho

Sampdoria: Storari, Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler, Semioli (39' st Padalino), Palombo, Poli (34' st Tissone), Guberti (11' st Mannini), Pazzini, Pozzi A disposizione: Guardalben, Accardi, Rossi, Scepovic Allenatore: Luigi Del Neri Arbitro: Paolo Tagliavento (sezione arbitrale di Terni) Ammoniti: 23' pt Pozzi, 28' pt Samuel, 33' e 38' pt Cordoba, 35' pt Pazzini, 10' st Eto'o, 18' st Lucchini. Espulsi: 31' pt Samuel, 38' pt Cordoba, 29' st Pazzini. Recupero: pt 2', st 4'. Spettatori: 53.806

 

Domenica, chiaramente, sarà un’altra partita, altri protagonisti, ma questo Inter – Samp, in fondo, non è mai una partita come le altre.

Alessandro Grandoni

Con i due recuperi è ripartita anche la Premier League, vale a dire Aston Villa - Sheffield United terminata a reti inviolate e il successo pieno del Manchester City di Pep Guardiola sull'Arsenal del suo ex vice Mikel Arteta. E' ovviamente su quest'ultima gara che intendiamo soffermarci, per capire com'è stato in ritorno in campo sia dei citizens, in preparazione dell'appuntamento adesso fondamentale della stagione, ossia la Champions League e per comprendere il processo del nuovo Arsenal del tecnico spagnolo.

Se i padroni di casa sono scesi in campo con quasi la miglior formazione possibile, segno di come Guardiola ovviamente userà queste nove gare, dieci con quella di ieri sera per preparare al meglio il ritorno della vecchia Coppa dei Campioni, di tutt'altro avviso è stato invece l'Arsenal. Presentatosi all'Ethiad Stadium con un 4-4-2 finto, dove Nketiah era il compagno di reparto di Aubameyang, in luogo sia di Pèpè che soprattutto di Lacazette, rimasto in panchina almeno per la prima parte di gara. Arsenal che pian piano sta inserendo i suoi giovani, con la sicurezza di Guendouzi, uno dei migliori nel match nonostante la pesante sconfitta. I gunners hanno pagato certamente gli infortuni in corso sia di Xhaka, che di Mari, dove soprattutto quest'ultimo ha lasciato il posto ad un David Luiz apparso onestamente fuori contesto. Suo l'errore sul gol di Sterling che ha aperto il match, suo il fallo con conseguente espulsione, che l'ha chiuso con la rete di De Bruyne dal dischetto ad inizio di ripresa. Gara poi conclusa definitivamente dalla rete di Foden, elemento da seguire con attenzione.

Detto dell'Arsenal, buona impressione ha fatto invece nonostante le mancanze dell'avversario, la condizione generale del Manchester City. Che ha giocato su buoni ritmi, contando come la gara di ieri sia stata la prima in assoluto dopo la sospensione e guardando anche a quanto accade in altri contesti, vedi i ritmi in Coppa Italia e in Bundesliga. Per essere in Inghilterra, soprattutto la parte centrale della prima frazione ha fatto vedere un City piuttosto avanti, sia nel giro palla, che negli inserimenti, con David Silva, Sterling in più occasioni, Mahrez e Gabriel Jesus vicini al gol e risultato che si è sbloccato "solo" al 48' del primo tempo, per merito di un grande Leno, estremo difensore dell'Arsenal.

Per il City in conclusione, questo sarà un mese di preparazione completa, per quella che ad oggi potrebbe essere anche l'ultima occasione in Champions da qui a uno o due anni, a seconda di come andrà a finire il ricorso al TAS di Losanna, sulla vicenda Fair-Play Finanziario. L'obiettivo dei citizens di Guardiola, sarà dal ritorno degli Ottavi di Finale (in casa contro il Real Madrid sconfitto per 1-2 al Bernabeu all'andata) e in caso di qualificazione, il rush-finale tutto a Lisbona.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Fabrizio Consalvi

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